“Gli stolti hanno il cuore sulla bocca, i saggi hanno la bocca sul cuore” (Sir 21,26)

“Rallegrati piena di grazia, il Signore è con te” (Lc 1,28)

Mongo, 20 dicembre 2020

Carissimi/e,

Queste due frasi della Scrittura mi hanno molto aiutato a riflettere, soprattutto durante il tempo di Avvento di questo anno. Mi sembra che entrambe ci parlino dell’importanza di custodire il cuore, perché solo quando sappiamo fare silenzio, possiamo accogliere la grazia della verità e ricevere il dono di diventare figli di Dio (cfr. Gv 1,12). Questa grazia è sempre un regalo di misericordia che ci aiuta a non restare prigionieri della tristezza, dello scoraggiamento, del pessimismo e a rimetterci in piedi nei momenti di crisi. La resilienza è questa bellissima virtù, tipica dei paesi africani, la cui etimologia sembra avere a che fare proprio con il gesto di risalire sulla barca rovesciata, dopo aver fatto naufragio. Mettere la bocca sul cuore, come ci ricorda il libro del Siracide, significa combattere il narcisismo, cominciando dall’ammettere le proprie fragilità e i propri sbagli e risalire così sulla barca. La crisi sanitaria è solo un aspetto di una crisi ben più grande, dalla quale potremo uscire cominciando ognuno dal riconoscere le proprie responsabilità. La fede ci spinge a credere che mettendo insieme le forze diventiamo poi capaci non solo di risalire sulla barca, ma anche di raddrizzarla e di dirigerla verso un porto sicuro. Ringrazio Dio di avermi aperto un po’ gli occhi in questo senso, negli ultimi mesi.

Qui in Ciad, grazie a Dio, la malattia del Covid non si è diffusa con la stessa intensità che in Italia. Fin dall’inizio, tuttavia, siamo stati molto attenti in parrocchia a rispettare le regole per evitare il contagio, soprattutto mettendo a disposizione dei dispositivi per il lavaggio delle mani. Un pomeriggio, passando vicino a uno di questi grandi recipienti di acqua, mi sono accorto che una giovane donna con un bimbo sulle spalle e un altro un po’più grande accanto a lei, stava tranquillamente riempiendo un secchio per l’uso personale. Con il mio arabo un po’ stentato cerco di farle capire che non va bene quello che sta facendo, ma lei non desiste. Arriva poi un parrocchiano che le parla un po’ rapidamente e vedo che la donna si ritira, dopo aver rimesso l’acqua al suo posto. Chiedo al parrocchiano cosa le ha detto e mi risponde che gli ha inventato una storia: “Non è acqua buona da bere perché c’è dentro del disinfettante”. Mentre rifletto su ciò che è successo, la donna si è allontanata rapidamente e mi pento di essere stato così rigido sul rispetto delle regole. Penso anche a come la vergogna per i nostri sbagli può diventare l’inizio di un cammino di conversione e soprattutto all’importanza di vivere con più coraggio quella carità che copre una moltitudine di peccati (1 Pt 4,8). Mi viene in mente quello che diceva Papa Benedetto XVI nell’esortazione Africae Munus sull’analfabetismo come una forma di morte sociale, una piaga simile alle pandemie, davantti alla quale restiamo purtroppo spesso indifferenti (cf. AM 76).

Il tempo di riposo passato in Italia nel mese di settembre, nonostante la crisi, è stato come sempre un tempo di consolazione, soprattutto grazie agli incontri con vecchi e nuovi amici. Mi ha fatto molto piacere vedere dei giovani universitari, che avevo conosciuto quando erano ancora piccoli nelle parrocchie di Firenze, che hanno mostrato grande coraggio, stando vicini ai nonni e più in generale alle persone in difficoltà, durante il lockdown. C’è un testo molto bello nell’esortazione Christus Vivit di Papa Francesco, che dice in proposito: “Non lasciamoci portare fuori strada né dai giovani che pensano che gli adulti siano un passato che non conta più, che è già superato, né dagli adulti che credono di sapere sempre come dovrebbero comportarsi i giovani” (CV 201).

Il viaggio di ritorno in Ciad, con una lunga sosta di quasi 24 ore a Istanbul, è stato una mezza avventura soprattutto per la questione dei controlli sanitari ad ogni passaggio di frontiera. Arrivato verso la fine della corsa a ostacoli, dopo aver consegnato i bagagli al banco Turkish a Istanbul e ricevuto l’ultima carta di imbarco, saluto l’impiegata che mi risponde con un bel sorriso, intuito dietro la mascherina, e chiudendo entrambi gli occhi in un gesto di saluto che per me acquista quasi un valore sacramentale: segno e strumento di quella gioia del Vangelo che sempre accompagna la missione.

In un’interessante intervista, pubblicata dalla rivista dei gesuiti del Ciad, il direttore del Cefod (Centro per la formazione e lo sviluppo) di N’Djamena, p. Ludovic Lado, sottolinea come gli scienziati fino a oggi, non riescono a capire fino in fondo le ragioni per cui nell’Africa nera, il virus del Covid non si sia diffuso come negli altri continenti. Al tempo stesso, la lotta contro la malattia ha permesso di riscoprire l’importanza della medicina tradizionale. L’Africa avrebbe molto da guadagnare nel cogliere questa opportunità per investire nella ricerca scientifica delle piante medicinali. Si tratta di una pista per privilegiare le soluzioni locali a una pandemia che ha mostrato i limiti della biomedicina a livello mondiale. Nel giardino della Federazione delle banche di cereali di Mongo continuano e si sviluppano le attività di coltivazione dell’artemisia. In diversi casi abbiamo potuto constatare dei tentativi di boicottaggio della produzione, dietro i quali non è difficile intuire le manovre di multinazionali farmaceutiche che vedono in questa iniziativa una reale minaccia per i loro interessi economici.

Un’altra bella attività del giardino botanico, ispirata all’ecologia integrale dell’enciclica Laudato Si’, è quella dei vivai per la coltivazione di alberi come elementi di arresto della desertificazione nella zona del Sahel. Le piccole piante sono state distribuite nei villaggi, coinvolgendo soprattutto le associazioni di giovani, i bambini delle scuole elementari, le autorità amministrative e religiose. L’attività è iniziata nel 2018 e questo anno, tra maggio e giugno, la Federazione delle banche di cereali ha effettuato una valutazione dell’iniziativa. I risultati sono incoraggianti: nelle due campagne del 2018 e del 2019 sono state poste a dimora 12.628 piante e oggi 7.731 sono attecchite, con un tasso del 62,22 %. I risultati migliori sono stati quelli ottenuti dalla campagna “un albero, un alunno, un genitore”. I bambini che sono stati capaci di far crescere un albero, con la collaborazione dei loro genitori, sono ricompensati con del materiale didattico, mentre le loro mamme ricevono in dono una cucina migliorata, una specie di fornello che permette di economizzare il combustible per la cottura dei cibi. Oltre 7.000 piante in crescita in due anni di lavoro. Come dice p. Franco Martellozzo, presidente della Federazione, nella sua newsletter: “Se tutti i bambini ciadiani under 14 piantassero un albero ciascuno, essendo circa il 20 % di una popolazione stimata più di 16 milioni di abitanti, avremmo oltre tre milioni di alberi piantati. Quella di fermare il deserto non è l’utopia della gente di Mongo: è la strada da seguire”.

Il problema dell’avanzata del deserto si fa sentire soprattuto nell’inasprimento progressivo dei conflitti fra agricoltori e pastori, che vedono ogni anno ridursi gli spazi coltivabili e i pascoli. Le banche dei cereali, che svolgono anche attività simili a quelle di una cooperativa o di un consorzio agrario, cercano di combattere questo problema favorendo l’intesa e la collaborazione fra persone di culture, etnie e religioni diverse. Una bella iniziativa, promossa recentemente, è quella della produzione di aratri nell’officina dell’associazione Foi et Joie, particolarmente adatti per il lavoro del duro suolo della nostra arida regione del Guera. Il prezzo è sovvenzionato al 50% per i membri della Federazione che si mostrano molto soddisfatti del prodotto. Anche in questo caso, i risultati sono incoraggianti: il raccolto ottenuto con l’impiego del nuovo aratro è due o tre volte superiore rispetto all’anno precedente.

Nel tempo di Avvento, molte volte i testi profetici ci invitano a accogliere i segni della venuta del Messia, tra i quali in particolare la trasformazione del deserto in giardino (Is 32,15). Se questa trasformazione fosse semplicemente un’opera umana, ci sentiremmo perduti e sconfitti in partenza, ma se ci lasciamo condurre ogni giorno dalla Parola di Dio, possiamo combattere la rassegnazione e cambiare la celebre frase: “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”, con “tra il dire e il fare c’è di mezzo il cominciare”. Nel bel romanzo “Cadrò, sognando di volare”, Fabio Genovesi racconta la storia del ciclista Marco Pantani, intrecciata a quella di un giovane studente che segue le tappe del Tour de France in TV, in compagnia di un prete un po’ strano. Quest’ultimo, un giorno, gli racconta di un suo incontro con un prete missionario in Amazzonia che gli aveva regalato un orologio rotto, dicendo: “Ecco, sai cos’è questo Marino? È la nostra mappa. Noi nasciamo in questo mistero infinito che è il tempo, che ci prende e ci porta, ci lascia e ci travolge, e vogliamo per forza capirlo, vogliamo dominarlo, vivere secondo un ritmo nostro, un percorso preciso che ci disegniamo noi e…e insomma inventiamo questa grande fandonia che è il tempo dell’orologio e lo usiamo per misurare il tempo della vita. Ci avventuriamo nella foresta del destino con una mappa falsa in mano, e allora è chiaro che ci perdiamo, è chiaro”. E se anche noi provassimo a cominciare a buttare via le mappe false che invece di orientarci ci disorientano? La strada del Signore si prepara proprio nel deserto (Is 40,3) e chi ha il coraggio di inoltrarsi in questo luogo inospitale, può contemplare meglio i segni della sua trasformazione, che annunciano a loro volta l’evento più grande della liberazione definitiva di tutta la creazione dal male e dalla morte.

I segni di questo mondo nuovo che avanza li vediamo oggi, qui in Ciad, nel riconoscimento e nella stima per il cammino della Chiesa locale, manifestata da parte di Papa Francesco, nella scelta di un prete dello stesso Vicariato di Mongo, padre Philippe Abbo, finora Vicario generale e membro dell’Istituto secolare Notre Dame de Vie, come nostro nuovo Vescovo. Ci stiamo già preparando per l’ordinazione episcopale che si terrà a Mongo il 6 febbraio prossimo.

L’autore del libro dell’Apocalisse, descrivendo la Gerusalemme celeste, parla di “un cielo nuovo e una terra nuova” e della scomparsa del mare, per indicare simbolicamente la fine del male (cf. Ap 21,1). Potremmo parafrasare questo annuncio di speranza, parlando della scomparsa del deserto. Ogni piccolo gesto di attenzione e di rispetto verso le altre creature, affretta la venuta di questo giorno. Che la luce del Natale illumini la nostra vita e ci dia coraggio e creatività per ricercare la pace degli uomini, amati dal Signore. Che le nubi facciano piovere così la giustizia per trasformare i deserti in laghi, i nostri cuori in culle, dove offrire rifugio a Colui che non teme le periferie, a Colui che si è fatto lui stesso periferia per venire ad abitare in mezzo a noi (cf. GE 135): l’Emmanuele, Dio con noi fino alla fine del mondo.

Buon Natale, con affetto e amicizia d. Gherardo

P.S. I lavori per la scuola di Mongo, grazie alla generosità dei benefattori di Firenze, continuano. Abbiamo inziato un nuovo cantiere per la costruzione di un secondo edificio che ci permetterà di avere le aule necessarie per offrire il ciclo completo per la formazione della scuola superiore: Collegio e Liceo. Adesso la sfida più grande è quella di una buona gestione delle strutture. Il compito è arduo, ma grazie a Dio, anche in questo caso, non mancano i segni incoraggianti della Provvidenza.