Don Marco Paglicci e don Paolo Sbolci, fidei donum della diocesi di Firenze, raccontano cosa sta succedendo nella zona di Massaranduba a Salvador Bahia in Brasile.

Settimana Santa, Pasqua e Pasquetta…qua da noi a Massaranduba

Buona Pasquetta e buona Pasqua, carissimi. Qui sotto c’è un piccolo pezzo che ho scritto per alcuni amici italiani per spiegare un po’ come va qua. Buona Pasqua!!!

Potete vere le nostre attività e le trasmissioni in diretta al link: https://www.facebook.com/groups/1321491611247873/
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Anche qua sono arrivate le misure di isolamento.
La liturgia delle ore (in Eb 10) dice “Avete solo bisogno di costanza, perché dopo aver fatto la volontà di Dio possiate raggiungere la promessa”. Ci sentiamo così. Continuiamo a tentare di testimoniare Gesù nel nostro quotidiano. A partire dalla nostra chiesa che resta aperta con noi dentro. Isolati e in lotta, tentiamo di decifrare una realtà difficile da comprendere e che, con l’arrivo di questo virus, lo sta diventando ancor di più. 
A livello politico. Qui il governatore e il Sindaco di Salvador intimano alle persone di stare a casa, mentre il presidente del Brasile Bolsonaro minimizza gli effetti del virus. 
A livello cittadino. MI PIACEREBBE CHE PER I RICCHI O I MEMBRI DELLA CLASSE MEDIA FOSSE CHIARA UNA COSA: nelle zone ricche le persone devono stare in casa, ma nei quartieri poveri non è possibile. I poveri veri non possono non lavorare… sennò fanno la fame. I poveri non possono fermarsi, perché si chiedono: “preferisco il CORONAVIRUS o FARE LA FAME?”. La risposta è facile.
A livello della nostra parrocchia. Domenica pomeriggio ho fatto una passeggiata per visitare dei malati, da lontano, nel nostro quartiere povero di Massaranduba. Ho visto situazioni di tutti i tipi. Tanti gruppi di persone che bevevano la birra insieme per le strade. Ai bagordi della domenica fanno da contraltare: il numero dei malati che aumentano (non solo per covid-19), i numeri che stanno diffondendo che non sono reali (per stessa ammissione del Ministro della Salute) e un sistema sanitario che è già in evidente difficoltà al di là dei proclami dei politici. Giustamente, per questo, alcune persone ci chiedono aiuto e, quando possono, si chiudono davvero in casa con tutte le precauzioni. Ma non è facile. Non è solo la necessità che fa uscire i poveri, è anche un basso livello di istruzione e di educazione, unito alla disperazione. Non si crede che il proprio piccolo impegno faccia la differenza. E quindi per loro è meglio non pensarci e affogare i problemi nella birra.
In questi momenti, con don Paolo Sbolci, avvertiamo l’importanza della nostra presenza qua in parrocchia e del Progetto Beija-flor, il cui motto è: “facciamo la nostra parte”.
Tutto questo avviene in una evoluzione rapidissima di provvedimenti, di eventi e di pensieri…come in Italia.
Rispetto all’Italia: viviamo una grande apprensione per la nostra patria ferita.
Una patria amata, ma che spesso in passato non è stata capace nelle guerre di tipo militare. Una nazione esemplare in altri tipi di sfide, ma che anche in questa guerra del coronavirus ha subito tante vittime. Il 3 aprile Aldo Cazzullo scriveva sul Corriere della Sera: <<I riferimenti storici in questi giorni ormai si sprecano, e inevitabilmente sono tutti un po’ fuorvianti. Ma se proprio dobbiamo scomodarne uno, qui siamo a Caporetto. Siamo il Paese con più morti al mondo>>. Così siamo visti anche dai brasiliani in un misto di compassione e giudizio.
Ci vogliono bene, tanti italiani si sono donati per loro, ma ci giudicano un paese negligente. A noi missionari non mancano le manifestazioni d’affetto. Ma l’amor patrio è ferito.
Tale sentimento contrasta un po’ col desiderio che quanto sta accadendo in Italia non avvenga qua nelle stesse dimensioni. Con il quadro sanitario che vi ho presentato, sarebbe un disastro.
Ma sta arrivando la Pasqua e con la Pasqua tutti questi fatti possono aiutare a inserirci in un contesto complesso come quello della Passione, morte e Resurrezione di Gesù, coi suoi risvolti religiosi, civili e politici.
So che sono un prete, ma devo parlare anche di questioni religiose che hanno a che fare con la politica. Il deprecabile comportamento del Presidente Bolsonaro, che spinge le persone a tornare al lavoro il prima possibile, trascura le conseguenze che questo avrebbe, anche tra i più poveri. Il presidente ha indetto per ieri (Domenica delle Palme) un digiuno a livello nazionale perché Dio ascolti le preghiere contro il Coronavirus. In questo senso è spinto dai rappresentanti delle chiese pentecostali che lo appoggiano. Noi, con molti preti, abbiamo detto ai fedeli cattolici che noi di Domenica non digiuniamo. Questo modo di fare politica non aiuta a trovare le soluzioni ai problemi. 
Bolsonaro non dovrebbe indire digiuni nazionali, come altri politici non dovrebbero utilizzare per i propri fini le TV nei canali pubblici. Non è il loro ruolo. Loro sono rappresentanti politici, non vescovi, né rappresentanti religiosi. 
Varie persone mentre crocifiggevano “Gesù povero” stavano citando la Bibbia e le preghiere. In questa Settimana Santa dovrebbe starci sempre davanti il monito di inizio Quaresima su come vivere la vera preghiera, il vero digiuno e la vera elemosina (Mt 6).
Con tanto amore per chi ama l’Italia, e di conseguenza tutto il mondo, vi auguro una Santa Pasqua di Resurrezione in Cristo, morto povero. Lui ci saprà stupire con la sua Resurrezione!

Vostro figlio della Chiesa che è in Firenze,

don Marco