SALUTI DALLA TURCHIA

di Franco Franci (Comunità del Mulino – Vicchio)

Iskenderun,  24 marzo 2017

Salve a tutti

A distanza di due mesi dal 20 gennaio, quando sono partito per la Turchia,  provo a scrivere qualcosa da questa terra per cercare di focalizzare oggi questo mio tempo.

Rispetto al mio precedente messaggio dell’8 febbraio, vedo nuove ricchezze.

Ho diviso in due parti il mio stare ad Iskenderun:  il primo periodo è durato circa un mese,  poi sono tornato in Italia per due settimane e poi sono ritornato qui per altre tre;  questo mi ha permesso di seguire i lavori di ristrutturazione all’interno dell’Episcopio della Diocesi di Anatolia in maniera più completa.

I lavori voluti dal vescovo Paolo, procedono bene e sono entrati nella loro fase finale;  possiamo dire che si è trattato di un intervento importante che consente a questo luogo di acquisire una buona possibilità di accoglienza, semplice e dignitosa.

Molto bello e’ stato per me andare a casa per alcuni giorni e poi  ritornare  …  un po’ come rituffarsi senza la paura di affogare;   direi di più:  andare via con la certezza di poter tornare mi ha messo nel cuore quell’attesa dell’aurora “senza il dubbio”  che possa non arrivare  …  una straordinaria sensazione di fiducia.

Bella dagli occhi umidi anche l’accoglienza che mi è stata riservata al mio ritorno qui.

In queste ultime settimane abbiamo avuto modo di visitare Antakya (Antiochia) dove i discepoli di Gesù hanno vissuto e sono stati chiamati cristiani,  Mersin,  Tarso che ha visto nascere San Paolo, l’antico porto di Seleucia di Pieria da cui Paolo e Barnaba sono partiti per i loro viaggi di annuncio;  ci siamo concessi una escursione sui monti Nur che separano dalla Siria da cui si godono panorami mozzafiato;  abbiamo conosciuto le spiagge spettacolari e deserte di Arsuz …  eppoi il mare, la neve.

Vivere in questa terra non lascia indifferenti;  in ogni situazione sei provocato da ciò che vedi, ascolti, fai …una scena dietro l’altra;   figure e volti insieme ai racconti fanno sì che ogni incontro sia una vera scoperta; una occasione unica di venire a contatto con un pezzo di vita e di storia che mi mancava.

Capita spesso per strada di incontrare ragazze con vestito fino alle scarpe e velo scuro in testa:  in molti casi si tratta di rifugiati fuggiti dalle tragedie in Siria o in Iraq,  ma non solo;    ragazze e donne del tutto simili a quelle che conosciamo che compiono gesti noti come spingere una carrozzina o dialogare con chi hanno accanto o tenere a bada ragazzini scatenati  …   eppure l’evidente grossa diversità interroga e spesso è di ostacolo alla naturalezza;   cosa mi suscita  guardare da vicino una distanza così profonda ?    direi che questo mi arricchisce e mi libera nella misura in cui mi permetto di superare la paura dell’altro che non sono io.

In questo tempo ho avuto modo di visitare alcune famiglie locali che ci hanno invitato a cena per una festa o soltanto per stare assieme;   è evidente la grande capacità di accogliere mettendo a disposizione ciò che si ha perchè l’ospite sia al centro;   molto interessante e di valore la capacità di convivere fra fedi diverse, qui stanno assieme cattolici, ortodossi …  e anche protestanti;  in maniera molto evangelica ci si accorge che conta soprattutto la persona.

Anche nei confronti dell’islam e le sue varie espressioni ho percepito una sensazione di pacificazione che si è manifestata nei vari momenti di confronto e di dialogo.    Gli operai che lavorano nel cantiere (turchi, siriani, iracheni, etc…) sono tutti di fede musulmana …  pur non parlando la loro lingua, con essi è capitato di instaurare un rapporto molto semplice fatto di pochissime parole, scambio di sguardi, espressioni di apprezzamento, semplici domande o richieste di chiarimento, gesti per comunicare;   spesso basta poco per farsi prossimo e tendere una mano mantenendo un rapporto rispettoso;   in questo processo mi sembra che la semplicità di cuore e una certa povertà di fondo siano molto di aiuto.

Come diceva Simone qualche mese fa dal Ciad,   anch’io in questo speciale contesto sento di vivere una sorta di purificazione dall’ansia di prestazione che spesso ci altera la scala dei valori e ci impedisce di fare una giusta gerarchia ed una illuminata scelta delle priorità;  i valori fondamentali per i quali vale davvero la pena di spenderci fino alla spremitura sono molto pochi e ben riconoscibili attraverso la Parola di Dio.    Ci può capitare di valutare come indispensabile ciò che pur non essendolo, fa parte di un sistema costruito appositamente per creare ed orientare necessità e bisogni.

A ben guardare anche il non poter utilizzare l’acqua del rubinetto per bere, diventa un disagio sopportabile …   il boccione da cui attingere smette di essere una schiavitù e diventa lo strumento per dissetarsi.

Indubbiamente si tratta di una visuale da costruire a poco a poco ripartendo dall’essenziale vero.

La sensazione di iniziale timore circolando per le strade e fra la gente è svanita, sostituita dal  “desiderio di vedere” …  che va oltre la curiosità;    accade che il desiderio si trasformi in ricerca e alcune volte si concretizzi nel ritorno in un luogo già visitato o in una situazione già vissuta;   cresce in questo modo la familiarità con un mondo completamente nuovo e altro.

Sento che tutto questo   “movimento”  interiore ed esteriore mi avvicina a questa fetta di umanità con un sincero interesse da parte mia che scopro essere anche apprezzamento e riconoscimento di valori.

Sono contento di aver potuto partecipare alle esequie di Padre Roberto, un missionario cappuccino di 91 anni, da 65 in Turchia, conosciuto un po’ da tutti …  a Mersin qualche giorno fa abbiamo capito quanto bene avesse sparso quest’uomo così semplice e quanto abbia amato la Turchia ed i turchi;  una testimonianza speciale che arricchisce in quanto capace di farci accorgere delle grandi opere che il Signore sa compiere in mezzo a noi.

Sento di essere contento che il cantiere della Casa della Parola, al Mulino, proceda in maniera corretta grazie ai miei fratelli comunitari;   mi pare si tratti di un bel momento di crescita per tutti iniziando proprio da me.

La sensazione è molto positiva.

Cresce ancora la convinzione in me che questo tempo che mi è stato donato sia una perla preziosa che devo custodire e coltivare nel cuore;   perché possa rimanere un dono non c’è altro modo se non ridonarlo mettendone a disposizione i frutti e condividendo lo stupore che scaturisce dal sentire che la cosa più importante non sono le cose che faccio ed i risultati che ottengo ma il mio essere qui, oggi, ora;   uno STARE che ha senso indipendentemente dall’essere bravo e capace.

Ancora godo della meraviglia dell’eucarestia quotidiana spesso vissuta in intimità.

 

TURCHIA.

Qui è bello.

Ciò che non può dirsi bello, è trasparente …   fa passare luce che illumina il cuore e aiuta a fare tante chiarezze.

Tutto parla del  POCO.

La vera lingua della sobrietà.

Sull’abbondanza sfacciata cala il silenzio e si spengono i riflettori  …     che essa sia materiale, relazionale, spirituale  …

Un vaccino contro ogni forma di indigestione.

La coscienza di avere poco conduce con naturalezza a considerare  “lo scarto”  come un delitto, una azione innaturale x noi umani.

QUESTA Turchia.

Terra degli Atti degli Apostoli …

Proprio qui,  calpestando questo suolo, mangiando questa polvere, questi nostri fratelli maggiori nella fede, questi nostri padri,  hanno compreso che gli era chiesto di  “uscire”  ed evangelizzare il mondo …  ovvero noi pagani  !

Dovevano essere loro a farlo  …  non era possibile una delega  !

Per questa loro obbedienza che ci riguarda da vicino gli dobbiamo molto.

Qui siamo stati chiamati con il nostro nome:  “di Cristo”,  qui abbiamo ricevuto un battesimo.

Da qui tutto è iniziato.

Qui ai nostri padri e’ stato suggerito che non potevano tenere per se una notizia così grande, la più grande di sempre.

Qui la fatica di intraprendere viaggi durissimi e molto pericolosi.

Qui essi hanno dialogato, hanno discusso animatamente, hanno anche litigato su come agire  e su come procedere perché  “la notizia”  avesse modo di essere accolta   …

Qui furono prese decisioni molto importanti per la fede in Gesù Cristo.

Qui sono riusciti a trovare una sintesi fra le loro diversità e hanno imparato ad essere comunità.

Qui hanno accettato le distanze fra loro e hanno capito che per vivere in pace felici,  basta costruire ponti che permettano di andare e venire da una parte e dall’altra.

Qui hanno sperimentato che è molto più importante poter continuare a mangiare insieme piuttosto che  “aver ragione”   e non poterlo più fare.

Qui si sono accorti quanto più facile sia vivere un cristianesimo un po’ devozionale in pantofole, fatto di prassi e regole che “mettono a posto”,  rispetto ad uno che muove verso il fratello rischiando di sbagliare e testimoniando la gioia del Signore.

Qui hanno capito che gli sarebbe stata richiesta la vita.

Da qui:   GRAZIE   a voi padri  !

 

Il Mulino,   la comunità in cui vivo,   nasce sugli Atti degli Apostoli e quindi il gemellaggio con questa terra ed il suo popolo c’è già  … c’è anche se non ci pensiamo o non ce ne curiamo.

Il Mulino fonda se stesso,

la sua storia,

appoggia il proprio esistere,

su questa terra, su ciò che essa rappresenta, su ciò che qui è accaduto.

Un legame indissolubile ci unisce.

Noi ci siamo perché ci sono stati loro …  Forse questa consapevolezza al momento non ci appartiene molto ma venire qui in questo modo, lo sento come il più grande grazie che posso esprimere …  anche a nome di chi non può farlo.

 

GRAZIE a chi mi ha permesso di poter vivere questo tempo tutto mio:  mia moglie, la mia famiglia, la mia comunità, il mio datore di lavoro.

GRAZIE al vescovo Paolo che mi ha accolto con calore, accudito, coccolato per tutto questo tempo.

GRAZIE a John per il suo impegno costante e la sua dedizione,  a Padre Lucian e a Padre Julius per la loro sincera disponibilità e affabilità.

GRAZIE agli amici turchi che ho conosciuto o che ho ritrovato e con cui ho condiviso un bel pezzo di strada.

Chiudo in bellezza perché in questi giorni e’ qui  con noi anche mia moglie Silvana.

Davvero una bella conclusione che certamente rappresenta un  “arrivederci a presto”  a questa Terra Santa della Chiesa.

Grazie anche a tutti voi e alla vostra pazienza.

Franco