AVVENTO-NATALE 2016
Da tempo volevamo scrivervi, ma dall’estate in poi i mesi sono stati densi di avvenimenti che suggerivano l’attesa…
…oggi per noi questa stessa parola, attesa, in tempo di Avvento, ha un significato ed un sapore particolare.
L’importante è capire cosa aspettiamo. Forse è più corretto dire, Chi aspettiamo?
Un accadimento antico ma sempre nuovo?
L’attesa di giorni sempre uguali? (Triste questa possibilità).
Oppure un qualcosa che si chiama libertà?
Dalle nostre parti, ‘libertà’ è anche un foglio di carta dove c’è scritto semplicemente: ACCOLTO..!
…accolto altrove, per cominciare a vivere.
A questo proposito il nostro regalo di Natale l’abbiamo ricevuto alcuni giorni fa.
Una mail di Luigi Accattoli, scrittore, che ha anche un Blog. Proprio quest’ultimo è stato il tramite del regalo.
In che modo?
Venti anni fa, a Mersin, nel sud della Turchia, abbiamo conosciuto parte di una famiglia cristiana Irakena, padre e figlio quindicenne. La moglie e la figlia erano già arrivate in Svezia. Loro cercavano di raggiungerle. Stavano scappando dalla guerra nel loro paese.
Caso volle che fossimo tutti nello stesso posto, nello stesso momento. Abbiamo condiviso parecchi giorni insieme, loro, se scoperti, in pericolo di un respingimento, noi nei primi passi di quella strada che stiamo ancora percorrendo. Nel corso degli anni ci siamo persi fino a che riceviamo la mail di Luigi Accattoli che ci informava che una famiglia, dalla Svezia, cercava di ritrovare tre persone: Gabriella, Costanza, Roberto, di cui non ricordavano il cognome. Ci avevano cercato tanto, poi, tramite internet avevano letto nel blog questi tre nomi e chiedevano di potersi mettere in contatto per sapere se eravamo veramente noi le persone incontrate a Mersin anni prima.
Siamo noi! Ci siamo scritti e poi sentiti per telefono. Oggi il figlio ha 35 anni, ha studiato e si è laureato. Oggi ha un ottimo lavoro, si è sposato e aspettano un figlio.
Certo, erano clandestini, ma hanno saputo trasformare l’illegalità in un qualcosa di socialmente positivo per sé e per gli altri. Qui ci fermiamo perché è facile capire come questo discorso abbia mille sfaccettature. Bello vedere, ancora una volta, come certi momenti difficili, se condivisi, possano resistere a distanze geografiche e temporali.
***
Tra i tanti avvenimenti degli ultimi mesi abbiamo avuto un problema per la ‘scuolina’ dei rifugiati perché improvvisamente è stato chiuso il posto dove gratuitamente avevamo una stanza per le classi di turco e inglese. Siamo riusciti a trovare un altro luogo e per ora abbiamo ricominciato. Speriamo…
Noi stiamo bene e la vita non è affatto monotona.
***
Questa volta la Lettera agli Amici sarà leggermente diversa nel senso che questa volta le notizie si fermano qui ma subito a seguire troverete un qualcosa cui teniamo molto. E’ una breve parte di un ‘libro’, scritto da molto tempo e che per tanti motivi è rimasto per ora nel cassetto, sempre con la speranza che un giorno possa uscirne, perché riporta pensieri, riflessioni, storie, per noi importanti.
Con tutto il cuore: FELICE NATALE AD OGNUNO DI VOI!
Con affetto da Roberto con Gabriella .
*****
…la Messa della notte di Natale scorreva leggera tra letture, canti, melodie suonate nell’alternarsi di un salterio e di un violino, lo svolgersi della liturgia, le preghiere e…il momento dell’omelia.
Fu solo in quel momento che Don Rinaldo in piedi davanti all’altare si accorse che seduti sulle panche confusi in mezzo agli altri, c’erano anche Özgur, Helin e il loro figlio Ismail.
L’emozione che lo pervase fu talmente forte che per un attimo le parole non gli uscirono di bocca, poi un pensiero, un immagine ben nitida passò nella sua mente e trascurando l’omelia che aveva preparato cominciò a parlare così:
” Care sorelle, cari fratelli, desidero ringraziare di cuore il Signore per il dono di questo Natale. Parlando di Natale non mi riferisco solamente a questa notte splendida in cui Dio annulla ancora una volta tutta quella ‘potenza’ che siamo soliti attribuirgli, mostrandoci invece come sia suo desiderio quello di rendersi visibile ad ognuno di noi in piena umiltà. Primi fra tutti dei pastori di una zona sperduta della terra, Lui creatura debole, debole come un neonato, creatura indifesa, dipendente in tutto e per tutto da altri.
Avrà bisogno di essere nutrito, pulito, vestito.
Allora, il dono del Natale cui mi riferisco adesso è un pensiero, un’osservazione, un’immagine.
L’immagine che ho, guardando questa chiesa, voi tutti, in questa notte è quella di un presepe vivente. Provate con la vostra fantasia e immaginazione a seguirmi, ecco allora che l’altare diventa la stalla di Betlemme e il tabernacolo la mangiatoia.
I fiori che avete messo con tanta cura, e vi ringrazio, sono sicuramente molto più belli delle poche piante, forse palme e qualche cespuglio, che ci saranno state nel paesaggio di quella notte nell’arida terra di Palestina, ma quando si ama, si sa, si esagera sempre un po’ e anche questo è bellissimo. Non dobbiamo vergognarci di esagerare quando si ama.
Il cielo stellato di allora ce l’abbiamo anche noi stanotte, vedete? Guardate fuori, entra attraverso le finestre della chiesa. Ma l’altra cosa che mi emoziona di più è vedere che non manca nemmeno la gente comune, semplice, e per certi aspetti nemmeno i tre re magi.
Tutti noi siamo oggi il popolo incuriosito di quella notte lontana che si muove verso la capanna.
Ognuno di noi ha dentro il proprio cuore il suo pesante carico di fatiche, dolori, gioie, delusioni, paure, speranze. Sono questi i nostri doni per il bambino che nasce. Per Lui sono i doni più importanti e più desiderati al mondo. Non aspetta altro che si vada a deporli davanti a Lui, a metterli nelle Sue mani, a lasciarglieli perché possa dirci: “era l’ora che tu arrivassi con tutto quello che ti pesava addosso per darlo a me. Io non potevo proprio prendertelo a forza, dovevi essere te, liberamente a darmelo”.
Nel cuore di Dio non ci sono personaggi più importanti o meno importanti e nessuno deve offendersi di ritrovarsi ad essere pastore, contadino.
Così nessuno se ne abbia a male se un altro, per una notte, sarà uno dei magi.
Ci dicono i racconti, che venivano dall’oriente, da est e avevano fatto un lungo e difficile cammino.
Cari fratelli e sorelle, se guardo davanti a me, vedo in mezzo a voi tre volti, tre persone che per molti motivi mi ricordano proprio i magi.
Özgur, Helin e Ismail, vengono dall’oriente, arrivano dopo un lungo e difficile cammino.
Sia per loro che per noi c’è un carico di pesantezze.
Dico solo, siamo accoglienti, come sempre lo è stato questo nostro piccolo paese e accogliamo con calore e con attenzione tre fratelli che vengono a trovarci, venendo da lontano.
Özgur, Helin, Ismail anche loro come i magi sono entrati in questa stalla guidati da…
Portando dentro di loro chissà quanti interrogativi, incertezze, speranze.
Non crediate che i magi avessero tante certezze. Erano dei sapienti, certo, ma col viaggio e nel cammino che avevano intrapreso cercavano una verifica, una conferma alla loro scienza.
Proprio come ognuno di noi cerca una conferma, un segno, un riferimento, un porto, conseguente al nostro…camminare interrogandosi.
Gli amici di cui vi sto parlando, sono prima di tutto tre persone, così come ognuno di noi è persona.
Sono tre musulmani, sono una famiglia, sono un dono.
Lasciamo allora con gioia, all’ospite, il primo posto per andare noi a sederci nell’ultimo.
Lasciamo che sia un altro a dirci, vieni avanti, siedi qui accanto a me, non stare in fondo, non è questo il tuo posto! E ancora, vieni è stato preparato un grande banchetto, vieni a tavola, siediti qui, facciamo festa insieme! Così facendo scenderà in noi la pace del Natale, la pace di Cristo.
Lasciamo che siano loro tre i nostri Magi di questa notte.
Qualcuno potrà obiettare, ma che Magi sono, sono senza cammello, e poi non hanno certo la loro scienza e sono senza doni.
Io rispondo allora che, come sempre, non si deve avere fretta, bisogna guardare meglio, bisogna saper vedere dentro e non fuori le cose.
Non hanno un cammello?
Su questo ho dei dubbi!
Il loro cammello è il camion piombato dove nel buio e nella paura hanno attraversato confini e terre sconosciute, il loro cammello è la barca, troppo piccola e troppo vecchia per contenere tutte le persone che ha trasportato fino alle nostre coste.
Qualcun altro potrà dire, non hanno la loro scienza e la loro sapienza.
Io rispondo allora con un passo del Vangelo di Luca:-“ Io ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli. Si, Padre, perché così a te è piaciuto”.
Sono senza doni, dirà qualcuno.
Io rispondo allora, il dono sono loro!
Ognuno di noi è un dono, non dimentichiamolo. Ognuno di noi può essere il più bel dono che Dio ha fatto a tutto il resto dell’umanità. Dobbiamo imparare ad essere dono. Sforziamoci di esserlo, cerchiamo di diventare dono per chi ci è accanto e anche per chi è lontano.
Ecco questo è il mio augurio per ognuno di noi.
Diventiamo noi regalo, non per una notte, ma per sempre, per l’umanità!
Fra poco allora, nello scambio della pace, non facciamo un gesto di abitudine nello stringere la mano dell’altro, cominciamo ad essere responsabili di ogni nostro gesto, rendiamoci veri facendo di noi stessi un dono di amore, di attenzione, di pace. Stringendo la mano dell’altro, guardiamolo negli occhi e facciamo passare attraverso la stretta della mano il senso del nostro essergli vicino, la nostra disponibilità.
Chiediamo all’altro ‘perdono’ come nelle parole della invocazione che preghiamo all’inizio della messa: “Confesso a Dio onnipotente e a voi fratelli…”. Viviamo questo che diciamo! Come sarà bello allora il nostro Natale con questo regalo!



