{"id":29396,"date":"2020-04-10T00:33:00","date_gmt":"2020-04-09T22:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.missiotoscana.it\/firenze\/?p=29396"},"modified":"2023-12-08T09:12:56","modified_gmt":"2023-12-08T08:12:56","slug":"don-gherardo-dal-ciad-pasqua-2020","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.missiotoscana.it\/firenze\/2020\/04\/10\/don-gherardo-dal-ciad-pasqua-2020\/","title":{"rendered":"Don Gherardo dal ciad: Pasqua 2020"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cCristo nostra Pasqua \u00e8 stato immolato. Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, n\u00e9 con lievito di malizia e di perversit\u00e0, ma con azzimi di sincerit\u00e0 e di verit\u00e0\u201d (1 Cor 5,7-8).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><em>\u201cAll\u2019aurora gli insensati faranno spazio al giusto, nella morte svaniranno i loro volti, per essi non pi\u00f9 palazzi\u201d (Sal 49,15, traduzione per la liturgia in francese).<\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mongo, 21 marzo 2020<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Carissimi\/e,<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">durante il tempo quaresimale queste due frasi della Scrittura mi hanno molto aiutato a riflettere. Entrambe ci ricordano l\u2019importanza della sobriet\u00e0 e di scommettere su ci\u00f2 che conta davvero e rimane per sempre. Ultimamente la mia preghiera si \u00e8 nutrita inoltre di tante testimonianze di coraggio e di fede di numerose persone che hanno voluto condividere con me i loro pensieri e le loro riflessioni, durante questo periodo di sofferenza a causa del coronavirus in Italia. Finora, qui, grazie a Dio, siamo stati risparmiati da questa dura prova, anche se ultimamente il governo ciadiano ha adottato delle misure forti per evitare il rischio del contagio.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dall\u2019ultima volta che mi sono fatto vivo sono successe molte cose, provo allora a condividere quello che mi \u00e8 rimasto pi\u00f9 impresso nella memoria. In parrocchia a Natale abbiamo realizzato un bel presepe con delle statue di stoffa, confezionate da un gruppo di alcolisti anonimi di N\u2019Djamena che si auto-finanzia per delle iniziative di riflessione e di ricerca nella lotta contro l\u2019alcolismo. Il presepe era una specie di capanna, simile alle abitazioni dei villaggi vicini a Mongo e, alla fine della Messa della notte di Natale, alcune mamme che erano venute coi loro bambini neonati hanno fatto un gesto molto bello. Si sono avvicinate a turno alla Santa Famiglia e hanno deposto delicatemente ciascuna il loro bambino accanto a Ges\u00f9. Un modo straordinario per dire: \u201c\u00c8 mio figlio, ma \u00e8 anche vostro figlio, guardatelo e accoglietelo come avete fatto per Ges\u00f9\u201d. Mi \u00e8 venuta in mente quella bella preghiera a Ges\u00f9 Cristo notro modello di p. Pedro Arrupe che si conclude cos\u00ec: \u201cChiedo a Maria, la tua santissima Madre da cui ricevesti la vita, con cui vivesti trentatr\u00e9 anni, che tanto contribu\u00ec a plasmare e formare il tuo modo di essere e di agire, di plasmare in me e in tutti i figli della Compagnia altrettanti Ges\u00f9 come te\u201d. All\u2019occasione della festa di Natale avevamo organizzato una festa del raccolto, per ringraziare il Signore per i frutti della terra. Ognuno era invitato, dopo la comunione, a condividere del miglio, delle arachidi, del sesamo, dei fagioli da destinare poi ai carcerati o ai malati della citt\u00e0. Davanti all\u2019altare si \u00e8 formato cos\u00ec un corteo, che mi ha fatto venire in mente quello dei pastori alla grotta di Betlemme. Fra di loro c\u2019era un uomo anziano, un nonno vedovo che vive da solo a Mongo, anche lui si \u00e8 avvicinato per donare il suo piccolo sacchetto di arachidi. La sua offerta mi ha ricordato quella della povera vedova che mette nel tesoro del Tempio due monetine, e Ges\u00f9 la vede e dice che lei ha gettato pi\u00f9 di tutti gli altri. Lui stesso fa fatica a trovare il necessario per vivere, eppure sa che ci sono altri ancora pi\u00f9 poveri di lui e che l\u2019uomo non vive di solo pane. Dio ama chi dona con gioia, ci ricorda san Paolo (2 Cor 9,7), ma possiamo anche dire che Dio dona la gioia a chi ama. E davvero il nostro nonno \u00e8 un uomo pieno di gioia, conosciuto da tutti in parrocchia, amato soprattutto dai giovani dell\u2019Internato, che spesso lo cercano per farsi raccontare delle storie di vita. Si realizza cos\u00ec quella preziosa comunione tra le generazioni che permette agli anziani di fare sogni e ai giovani di avere visioni (Gl 3,1).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nelle vacanze di Natale, una bella iniziativa era stata organizzata dalla Commissione diocesana della pastorale giovanile, un Forum per i giovani del Vicariato Apostolico di Mongo a Abech\u00e9, all\u2019est del Ciad. Hanno partecipato circa 250 giovani, rappresentanti delle sette parrocchie del Vicariato. Quelli che venivano da pi\u00f9 lontano hanno fatto due giorni interi di viaggio per percorrere circa 600 km, su strade per lo pi\u00f9 sterrate e piene di buche. La gioia di ritrovarsi, di conoscersi e di stare insieme era talmente grande che la fatica e il disagio sono stati velocemente dimenticati. Il primo giorno \u00e8 stato dedicato alla condivisione di un lavoro di riflessione che era stato svolto in ogni parrocchia, sulla base di alcune schede preparate dalla Commissione diocesana. Lo scambio \u00e8 stato molto ricco proprio per la grande diversit\u00e0 delle persone partecipanti. Ci sono infatti delle parrocchie rurali, formate principalmente da cristiani autoctoni e parrocchie di citt\u00e0, in cui la maggioranza \u00e8 rappresentata da cristiani del sud, venuti per studiare all\u2019Universit\u00e0 o al seguito delle loro famiglie. Come al Sinodo sull\u2019Amazonia, mi hanno molto colpito gli interventi delle donne. Per la parrocchia di Abech\u00e9 ha preso la parola Raissa, una giovane studentessa di medicina. Molto spigliata, parla un francese impeccabile e descrive in maniera lucida la situazione dei giovani della sua comunit\u00e0. Quando si esprime sul tema della vocazione usa un termine che mi piace molto: magnetismo. Nel discernimento, per capire qual\u2019\u00e8 la nostra chiamata, bisogna fare attenzione a questa misteriosa attrazione del cuore, di cui parla anche papa Francesco nell\u2019Esortazione <em>Christus Vivit<\/em>,invitandoci all\u2019ascolto degli impulsi in avanti: \u201cA volte questo richiede che la persona non guardi tanto ci\u00f2 che le piace, i suoi desideri superficiali, ma ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 gradito al Signore, il suo progetto per la propria vita che si esprime in un\u2019inclinazione del cuore, al di l\u00e0 della scorza dei gusti e dei sentimenti. Questo ascolto \u00e8 attenzione all\u2019intenzione ultima, che \u00e8 quella che alla fine decide la vita, perch\u00e9 esiste Qualcuno come Ges\u00f9 che comprende e apprezza questa intenzione ultima del cuore\u201d (CV 294). Il secondo giorno del Forum, dopo l\u2019ascolto di alcune testimonianze, \u00e8 stato dedicato all\u2019elaborazione delle risoluzioni. Dapprima in piccoli gruppi, poi in assemblea si trattava di mettere in luce alcune priorit\u00e0 della pastorale giovanile e delle strategie per crescere nella comunione sinodale fra le diverse parrocchie. \u00c8 stato un momento di grazia, in cui si \u00e8 sentito forte il soffio dello Spirito Santo. I giovani hanno preso coscienza dell\u2019importanza di esprimersi e di essere protagonisti della vita della Chiesa. La presenza del Vescovo, al momento della condivisione finale, che ha raccolto e approvato le risoluzioni, \u00e8 stata come un riconoscimento ufficiale dell\u2019autenticit\u00e0 delle ispirazioni ricevute e un incoraggiamento concreto per l\u2019applicazione delle decisioni prese. Le Chiese dell\u2019Africa sono in continua crescita e mi viene da pensare che, nel futuro, l\u2019attenzione alla loro voce nelle assemblee sinodali sar\u00e0 una priorit\u00e0 importante da rispettare. Mi ritengo allora davvero molto fortunato di aver potuto gi\u00e0 pregustare un anticipo di questa voce profetica, senza dimenticare la responsabilit\u00e0 di vegliare perch\u00e9 essa non sia soffocata o disprezzata, prima di tutto nel mio cuore.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel mese di febbraio ho trascorso tre settimane a N\u2019Djamena per l\u2019insegnamento in Seminario. Avevo un corso di 50 ore sui profeti, da svolgere in tre settimane. I soggiorni nella capitale sono sempre delle belle occasioni per ritrovare i vecchi amici, soprattutto nel fine settimana. L\u2019Arcivescovo di N\u2019Djamena ha molto insistito sull\u2019importanza del ruolo delle Caritas parrocchiali, abituate finora a svolgere le loro attivit\u00e0 con dei finanziamenti provenienti dall\u2019estero. La priorit\u00e0 oggi \u00e8 di operare senza contare troppo sugli aiuti esterni, confidando che questa sfida possa diventare una grazia per non cadere nella trappola di perdere l\u2019identit\u00e0 evangelica, trasformandosi in ONG. Ho provato una grande gioia nel vedere un\u2019applicazione creativa di queste indicazioni pastorali da parte della Caritas di Santa Bakhita, che ha aperto una specie di ristorante all\u2019interno della corte della parrocchia, la domenica dopo la Messa. Questa iniziativa favorisce anche la crescita in quello spirito di condivisione e di comunione fra i fedeli, che amano molto trattennersi a parlare alla fine delle celebrazioni. Il primo Sinodo per l\u2019Africa del 1994 aveva parlato della Chiesa come famiglia di Dio, vedendo in tale immagine una rappresentazione fedele di un dono dello Spirito, concesso in particolare ai cristiani di questo continente. Questo carisma si manifesta nei momenti di gioia e anche nelle sofferenze. La solidariet\u00e0 nel dolore si \u00e8 fatta sentire particolarmente nella vicinanza dei parrocchiani alla famiglia di madame C\u00e9l\u00e9stine Mopi, violentata e assassinata brutalmente sulla strada che la conduceva alla sua parrocchia a N\u2019Djamena, per partecipare alla Messa del mattino a fine febbraio. \u00c8 vero che talvolta, a causa del peccato, questa solidariet\u00e0 si limita soltanto ai membri del gruppo specifico di appartenenza, tuttavia la fede ci spinge sempre a intravedere il vino in cui l\u2019acqua pu\u00f2 essere trasformata, e a scoprire il grano che cresce in mezzo alla zizzania (cf. EG 84). Sarebbe bello allora che imparassimo a combattere il pessimismo e a lasciarci contagiare da questo virus benefico della condivisione, presente nelle chiese africane, per poter crescere nella speranza. Dean Brackely, gesuita americano, parla di un\u2019esperienza tra i poveri in El Salvador in questi termini: \u201cSe noi permettiamo ai poveri di condividere le loro sofferenze con noi, essi ci comunicano anche alcune delle loro speranze: Il sorriso che pare non avere alcun fondamento nei fatti non \u00e8 fasullo o ipocrita; lo spirito della festa non \u00e8 una scappatoia, ma \u00e8 la convinzione che, accanto all\u2019ingiustizia e alla distruzione, anche qualcos\u2019altro sta avanzando nel mondo. I poveri sorridono perch\u00e9 credono che ci sia qualcosa di pi\u00f9 potente dell\u2019ingiustizia. Quando insistono per condividere la loro <em>tortilla <\/em>con uno straniero, ci rendiamo conto che nel mondo sta avvenendo qulacosa che \u00e8 molto pi\u00f9 bello di quanto noi non sappiamo immaginare\u201d. Si potrebbero dire le stesse identiche cose per i poveri del Ciad, sostituendo semplicemente la tortilla con la <em>boule<\/em>, il piatto tipico locale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Ci prepariamo alla festa di Pasqua, anche qui, quest\u2019anno, con mille inquietudini. Ci chiediamo soprattutto cosa succeder\u00e0 alla fine di questa pandemia. Nel vangelo di Matteo Ges\u00f9 annucia ai suoi discepoli, al tempo stesso, che sar\u00e0 per loro motivo di scandalo e che una volta risorto li preceder\u00e0 in Galilea (Mt 26,31-32). La risurrezione non \u00e8 solo una vittoria sulla morte subita da Ges\u00f9, ma anche sulla potenza del fallimento, che sempre minaccia la vita dei discepoli. La fede nella risurrezione va sempre insieme alla fede nel perdono dei nostri peccati. I momenti di crisi possono diventare occasioni preziose per (ri)scoprire tesori nascosti nel nostro cuore, segni della bont\u00e0 di Dio per noi. Solo nella luce di questo amore possiamo vedere la vera luce, discernere quei pesi e quei peccati che ci intralciano nel cammino della vita. P. Alberto Maggi propone di sostituire quella slogan pagano (\u201cSi vive una sola volta\u201d) che ci conduce a vivere in modo egoista, dicendo: \u201cNasciamo due volte e la seconda volta \u00e8 per non morire pi\u00f9!\u201d. Non temiamo! La morte ha gi\u00e0 perso un bel po\u2019 del suo pungiglione e allora, con coraggio, insieme agli auguri di Buona Pasqua, possiamo provare a dirci anche: Buona seconda nascita! Dio \u00e8 fedele, non permetter\u00e0 che siamo tentati oltre le nostre forze (cf. 1 Cor 10,13)<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Con affetto, d. Gherardo<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">P.S. Gioved\u00ec 19 marzo abbiamo inaugurato il nuovo edificio del Collegio comunitario cattolico di Mongo, realizzato con l\u2019aiuto del Progetto Agata Smeralda. Il Vescovo di Mongo, Monsignor Henri Coudray, ha scelto come patrono della scuola Sant Oscar Arnulfo Romero. La Provvidenza ha voluto che l\u2019inaugurazione coincidesse quasi perfettamente con il quarantesimo anniversario della sua morte a San Salvador, il 24 marzo 1980.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Un sentito ringraziamento anche ai parrocchiani di Bivigliano per il loro prezioso aiuto che ci ha permesso di offrire ai giovani della parrocchia delle Bibbie, all\u2019occasione della giornata della Parola nel mese di gennaio.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cCristo nostra Pasqua \u00e8 stato immolato. 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