Stavolta non è della Famiglia Ugolini, ma di Franco, un caro amico della Comunità del Mulino, a Vicchio, Comunità seguita da P. Paolo Bizzeti, da poco più di un anno nominato Vicario Apostolico del Vicariato di Anatolia (la più estesa delle tre Diocesi della Turchia). Franco è andato per poco più di un mese a Iskenderun per aiutare P. Paolo a preparare alcuni progetti di manutenzione e conservazione dell’Episcopio, ridotto maluccio negli ultimi tempi, soprattutto per la mancanza per oltre 6 anni del vescovo, dopo l’uccisione drammatica di Mons. Padovese.
La testimonianza di Franco è un altro tassello che si aggiunge alle testimonianze della famiglia Ugolini.
qui il contenuto di tutta la lettera
salve a tutti,
sono trascorse oltre due settimane dal mio arrivo in Turchia;
fino a qualche tempo fa, per me, la Turchia era quella nazione ai confini del nostro mondo che pensava di entrare in Europa nonostante fosse un paese islamico, nonostante il suo regime fosse poco democratico, nonostante il 90% del suo territorio ricadesse in Asia !
Inutile negare che il mio interessamento per questa parte di mondo distante due ore di aereo da casa nostra, si è concretizzato “per colpa” di Padre Paolo … prima con le sue proposte di pellegrinaggi, poi con il suo SI a diventare vescovo dell’Anatolia; quando si parlava di pellegrinaggi con Paolo, tanto mi affascinava la Terra Santa, quanto mi lasciava abbastanza indifferente la Turchia nonostante le sue insistenze e le sue ampie argomentazioni.
Anche la famiglia Ugolini ha “la sua parte di colpa” con la scelta di viverci ormai da tanti anni.
Ci si può giustamente chiedere come mai con tali premesse, adesso mi trovo per un mese quaggiù, nel profondo sud della Turchia, a pochi chilometri dal confine con la Siria ? il giorno della partenza me lo sono chiesto anch’io nonostante che la scelta sia maturata con convinzione; viaggiando in aereo una parte di me sussurrava: “ma dove stai andando ? con tutto il da fare che hai a casa … ma cosa credi di fare ??”; tornavano alla mente anche vari discorsi e commenti sulla “pericolosità”, specialmente per un cristiano, a recarsi in Turchia – paese islamico turbolento con terroristi pronti a farsi esplodere. Ebbene, è la storia che si ripete … le voci dentro di noi ci sono e sono spesso contrapposte fra di loro, ignazianamente credo che la cosa buona da fare sia non buttare via nulla ma imparare a riconoscerle e dargli il loro nome.
Appena arrivato ho potuto partecipare a Mersin (grande città a due passi da Tarso) alla festa della conversione di San Paolo che vissuta qui con il vescovo ed i fedeli locali ha avuto un sapore davvero molto speciale. Poi una visita a Tarso con le tre suore che perseverano in una silenziosa e preziosissima presenza.
Dal giorno successivo all’arrivo ho iniziato a lavorare sulla “progettazione” dei lavori di ristrutturazione di una parte dell’Episcopio un po’ malmessa, necessari per ricavare una zona dignitosa per le accoglienze e una zona per la vita quotidiana del vescovo e dei frati in servizio qui; chiamare progettazione i miei poveri schizzi realizzati “come una volta” con riga, squadra, pennarelli a china, lapis, gomma, fotocopie … è un po’ esagerato … comunque sembra che il sistema stia funzionando e sia sufficiente per le necessità; abbiamo predisposto gli schemi dell’intervento edilizio, quello degli impianti, dei nuovi infissi, i sanitari, i controsoffitti, i pavimenti ed i rivestimenti … insomma quello che serve in lavori di questo tipo … soltanto in maniera semplificata senza computer, programmi autocad, plotter, rendering, etc… un modo povero di affrontare la realtà così com’è, coscienti che dobbiamo farci i conti senza navigare di fantasia.
Il mio tempo per ora è stato investito in queste cose cercando insieme al vescovo e al fedele John (che parla bene il turco e l’italiano avendo studiato da noi), di risolvere i problemi quotidiani; è comprensibile una certa difficoltà ad intendersi con l’Impresa, con i lavoratori e con i fornitori soprattutto per la lingua, le abitudini, i modi di lavorare, le tecnologie … fra i lavoratori nel cantiere ci sono alcuni ragazzi che vengono dalla martoriata Siria.
Si notano qui tante presenze di profughi-rifugiati provenienti da Siria ed Iraq (la Turchia ne sta ospitando alcuni milioni …), fuggiti dalle loro case senza niente a causa dei bombardamenti e della guerra; i poveri più poveri che i potenti di turno decretano debbano essere cacciati indietro … mi chiedo: ma quali sono i veri poveri … gli uni o gli altri ?
Il vicariato di Anatolia cerca di fare quello che può per loro; sono stati predisposti vari progetti e si cerca di sostenerli con gli strumenti disponibili fra cui la Caritas locale; le emergenze riguardano il cibo e un tetto ma anche l’istruzione a bambini e ragazzi che da anni non vanno più a scuola ed una minima assistenza spirituale che in queste condizioni aiuti a mantenere una speranza di futuro.
Nel vivere in un contesto di povertà diffusa (non mancano neanche qui i riccastri che viaggiano con auto fuoriserie …), mi accorgo che si può fare anche con molto meno e che alla fine, questo può essere un vero aiuto anzichè una disgrazia.
Mi rendo conto che la povertà di cose aiuta a riconoscere l’essenziale e a gustarlo … in altre situazioni, sembra di averlo trovato ma spesso è una illusione; meno oggetti, meno abiti, meno cibo – può bastare un piatto unico a pranzo e uno a cena, meno scelta, il vino la domenica; di solito noi usiamo porre l’asticella del “basta” a nostro piacimento con una eccessiva libertà … ed è una fregatura.
In un contesto come questo emerge anche quanto siamo normalmente autocentrati; sento quanto sia decisivo nella nostra ricerca di felicità, guardare fuori, andare verso la dimensione dell’oltre noi stessi, le nostre cose, i nostri affetti …
Fin dai primi giorni, è successo che sono uscito per le strade di Iskenderun anche da solo; all’inizio è capitato di guardarmi dietro e di fermarmi ogni tanto ad osservare chi avevo intorno in queste strade trafficate e caotiche … poi però l’andare prende il sopravvento e quella soffice e discreta forma di paura/timore non mi impedisce di muovermi, di entrare nei negozi usando quel po’ di inglese che biascico e le tre parole di turco che ho imparato: ciao, buongiorno, grazie.
C’è stato anche modo di fare un breve giro con il vescovo Paolo sulle montagne qui intorno (che separano Turchia e Siria) e di apprezzarne la bellezza; emoziona sapere che siamo a poca distanza da Antiochia sull’Oronte (Antakya) che riveste un ruolo notevolissimo nella storia della salvezza; scuote un po’ anche sapere che la città-olocausto di Aleppo è ad una manciata di km.
Indubbiamente poter vivere un’esperienza come questa nella “Terra Santa della Chiesa” da cui tutto è partito per l’evangelizzazione di noi pagani, è una forte emozione; per tutto questo devo ringraziare chi me lo ha permesso: mia moglie, i miei figli, la mia comunità, il mio datore di lavoro.
Concludo mettendo in evidenza alcune motivazioni per cui oggi sono quà.
Sicuramente poter dare una mano al vescovo Paolo che con un coraggio leonino, ha accettato questa sfida dando a tutti noi una alta lezione di obbedienza, dedizione e soprattutto di fiducia nel Signore che guida le vite e la storia … tanto che al primo superficiale di turno, può apparire “banale incoscienza”. Dare una mano per i lavori dunque, ma anche condividere un tempo con lui e farlo sentire non-solo in modo concreto. Dare un piccolo contributo all’opera di “costruire ponti” che ritengo sia la geniale trovata ma anche l’unica strada per dare un futuro a tutti noi. Molto bello quanto raro per me poter godere dell’eucaristia giornaliera.
Altro motivo risiede in un mio bisogno di “staccare” rispetto alla vita ordinaria fatta di corse e di “responsabilità”; specialmente in questo ultimo anno e mezzo la progettazione e la realizzazione della CASA DELLA PAROLA al Mulino (aggiunta al resto della vita), mi ha molto coinvolto e mi ha segnato profondamente … come accade per le cose buone impegnative; decidere di andarmene per oltre un mese poco prima della inaugurazione della nuova struttura con tanto ancora da fare, non è stata una scelta da poco; superando tentazioni di essere indispensabile (anche se non dichiarate) e sottili sensi di colpa, ho pensato che i miei fratelli comunitari sarebbero stati benissimo in grado di fare quello che avrei potuto fare io … anzi certamente possono agire con maggiore libertà e minore coinvolgimento.
Un terzo aspetto sul senso della mia presenza qui l’ho soperto quando ero già in Turchia ! mi sono spesso venuti in mente Roberto e Gabriella Ugolini quando nelle loro testimonianze dicono che a Van dove risiedono, “non fanno niente” … semplicemente stanno accanto alle persone e vivono insieme a loro; scoprire questa dimensione dello STARE in questo luogo insieme a questa gente in semplicità al di là di quello che posso fare, la sento una benedizione; posso dire che questo è oggi uno dei preziosi frutti che sto raccogliendo dalla scelta di venire; è una sensazione bella di pace e di liberazione.
Un caro saluto a tutti,
un abbraccio e un invito a venire in questo bel posto.
Franco



