In Venezuela la gente si mangia pure gli animali dello zoo per la fame. L’inflazione oscilla tra il 700 e il 1100 per cento. Mancano medicine, benzina, tutto. Un paese allo sbando nel racconto di Rita, una donna venezuelana. Che dice: «Sembra Auschwitz: anziani pelle e ossa»

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Rita (il nome è di fantasia) ha 62 anni ed è arrivata da Caracas il giorno di Natale per venire a trovare sua figlia che vive in Italia. Seduta al tavolino del bar di fronte alla stazione di Bologna, sorride davanti a un cappuccino e una brioche alla crema: «Se mi vedevi qualche settimana fa ero più smunta, adesso ho ripreso peso. I venezuelani hanno perso in media dieci chili ognuno».

«Il Venezuela sembra Auschwitz: anziani pelle e ossa»

Rita prende 6 dollari al mese di pensione. Per sopravvivere è aiutata dai figli emigrati all’estero: «Senza di loro non ce la farei. Per comprare un litro di latte avrei bisogno di 5 pensioni, una confezione da 30 uova mi costa una pensione e mezzo.

«Sembra di essere ad Auschwitz. Gli anziani ormai sono pelle e ossa, mangiano solo vellutata di zucca allungata con l’acqua. Ogni settimana muoiono tre, quattro persone, a volte cinque. E non muoiono di malattia, muoiono di fame».

Crisi Venezuela: il presidente Maduro e la repressione

La crisi economica e sociale è legata a una crisi politica acuta.

Violentissime proteste hanno provocato più di cento morti e centinaia di feriti e arresti. «Non sono state morti accidentali, è stato un massacro selezionato: i cadaveri avevano un colpo di pistola in mezzo agli occhi».

Rita ha partecipato alle manifestazioni dello scorso anno ed è rimasta ferita lei stessa: «Ci hanno lanciato i lacrimogeni contro il petto, sui piedi, in faccia. Una volta sono caduta per terra e ho pensato: basta, più di così non ce la faccio. Per fortuna poi sono arrivati gli studenti di medicina dell’università che mi hanno soccorso, ma l’esercito ha lanciato lacrimogeni anche dentro le ambulanze».

Situazione a rischio anarchia in Paese «senza legge»

Nonostante tutto, a marzo Rita tornerà a Caracas. Sa che potrebbe chiedere asilo politico in Italia, ma non è quello che vuole. «Là c’è la mia casa. Non voglio fare l’eroe, il fatto è che qui morirei di ansia e di tristezza».

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