Il Vangelo sia unica base per colloqui Vaticano-Cina

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Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito missioitalia.it sul vangelo: unica base per colloqui Vaticano-Cina.

(di padre Ciro Biondi)
Cosa sta succedendo tra la Santa Sede e il governo della Repubblica Popolare Cinese?
E’ proprio vero che c’è la possibilità di un accordo tra le due parti? Perché allora i cattolici cinesi sono così preoccupati e i loro interventi sulla stampa internazionale così discordanti? Chi è veramente coinvolto in questa trattativa?
Queste sono domande che mi si presentano in questi giorni alla mente dopo ogni intervento di un “conoscitore” della Cina, di un vescovo o sacerdote di quella terra.
La mia preoccupazione maggiore in questo momento è la sofferenza che si sta causando a tante persone, fedeli a Cristo, in nome di trattati o accordi.

La storia ci insegna che ogni volta che dei governi hanno firmato dei patti chi ha sofferto nell’attuazione di essi sono stati i “buoni” che di quei trattati non avevano avuto neanche notizia. Si sono viste troppe persone trascinate al supplizio mentre si brindava al successo di un accordo.

L’ansia più grande, a questo punto dei colloqui tra le due parti, è l’interpretazione che ognuna di esse da’ alle parole scritte o pronunciate, al “genere letterario” da applicare per arrivare alla cognizione della verità, al rispetto che si deve avere per chi ha sofferto e pagato per la libertà di esprimere la propria fede.

Richard Madsen, profondo conoscitore della religiosità cinese ha dichiarato: «io sarei cauto ad affermare che sia stato raggiunto un accordo fino a che non vi è un annuncio ufficiale”».

Padre Wang ha dichiarato: «Non sono d’accordo sul fatto che la Chiesa debba anzitutto sacrificare la libertà completa per una libertà necessaria. Se la Chiesa non ha libertà assoluta, forse non potrà avere nemmeno quella necessaria».

Il p. Li seguita: “la “libertà necessaria” che il card. Tong cita è solo propaganda ingannevole a se stessi e agli altri. Anzi, questa idea nuoce all’idea di una Chiesa locale che aderisca alla verità, e nuoce pure a tutti i fedeli che hanno testimoniato subendo umiliazioni”.

Padre Cervellera di Asianews alcuni giorni fa ha scritto: «L’acrobazia delle parole è evidente anche sul tema dell’AP in cui si afferma che ad essa è tolto il potere di “elezione e ordinazione democratica” dei vescovi e per questo essa diventa “ciò che il suo nome letteralmente significa, cioè veramente un’Associazione patriottica: un’istituzione volontaria di massa, che unisce clero e fedeli che amano la patria e la Chiesa in servizi sociali».

Non è molto chiaro se queste parole sono un desiderio, un sogno, una realtà, o solo una finzione linguistica.

Fino ad ora l’AP è per statuto un’associazione ”volontaria”, ma tutti i vescovi ufficiali sono costretti a iscriversi.

Chi ha osato dimettersi – come mons. Taddeo Ma Daqin di Shanghai – è stato subito messo agli arresti domiciliari. E anche ora che è stato re-iscritto, rimane costretto all’isolamento nel seminario di Sheshan, strappato – almeno dal punto di vista dell’AP – del titolo di “vescovo”, dato che viene identificato solo come “padre Ma”.

Mi auguro che nessuno pieghi il Vangelo alle cose di questo mondo, perché esso è l’unica verità che porta alla piena libertà dei figli di Dio.

Copyright: missioitalia.it

Credits Foto: missioitalia.it

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