Sono Elisa, ho compiuto da poco 23 anni e sono appena tornata dal Brasile.

Ho vissuto un anno di Servizio civile Internazionale nelle periferie di Belo Horizonte con la Comunità Missionaria di Villaregia per lo Sviluppo (CO.MI.VI.S.).
Questa esperienza nasce dalla mia voglia di donarmi e aiutare, di vivere un anno della mia vita mettendo al centro il prossimo.
La mia esperienza nella missione di Belo Horizonte è stata molto, molto forte ed intensa.

Oltre a prestare servizio nel Centro de Acolhida Betânia, ho prestato servizio in un abrigo: una Casa di Accoglienza per senzatetto che si prefissa di offrire accoglienza giornaliera a circa 50 persone che, a causa di disoccupazione, sfratto o dipendenze varie, finiscono per essere private della propria casa, ritrovandosi a
vivere per strada senza cibo, soldi, vestiti e in mancanza del minimo necessario a vivere una vita dignitosa.
Due realtà molto diverse ma che, purtroppo, si intersecano nel territorio brasiliano mostrandoci una società
che ha molto bisogno di aiuto.

I bambini del centro di accoglienza sono, per la maggior parte, bambini che vivono in favela e con gravi disagi a livello familiare; vederli ridere, giocare e scherzare con gli altri bambini è un miracolo che si ripete giorno dopo giorno. Conoscendone alcune delle storie mi sono chiesta come possano essere così pieni d’amore, così vivaci e pieni d’energia; ogni giorno arrivavo al centro e tanti di loro mi regalavano un abbraccio, un sorriso o una parola di affetto.

Vivendo questo anno, mi sono accorta che spesso ci creiamo problemi molto grandi anche quando non ne abbiamo; ci stressiamo per futilità rischiando di vivere negativamente le nostre giornate e le nostre attività.
Ognuno di quei bambini porta gioia, allegria e si a volte ci fa anche arrabbiare, ma ha sempre un gesto dolce da donare al prossimo. Li ho guardati tutti con ammirazione, affrontano situazioni difficili, affrontano la vita con coraggio, donando amore, ma anche chiedendolo.

Oltre a loro, anche noi cerchiamo in qualche modo affetto e appoggio; vivere lontano dalla famiglia, dagli affetti e dalla propria quotidianità non è sempre facile ed è del tutto normale sentirne la mancanza. In questo il popolo brasiliano è stato accogliente, aperto e ospitale aiutandomi a sentirmi parte di una grande famiglia e ha colmato il vuoto creato da quella nostalgia che si prova ad essere lontani da casa.

Durante l’esperienza ho vissuto molti incontri e molto differenti, ognuno dei quali speciale nel suo essere: speciale in quanto unico. Ogni incontro ti porta a relazionarti con una storia diversa, un volto diverso, un volto fratello; ogni sguardo, ogni parola, ogni conoscenza mi ha dato qualcosa in più, mi ha fatta crescere e riflettere; mi ha insegnato a vedere con gli occhi dell’amore chiunque abbia bisogno di aiuto e sostegno.
Guardandomi indietro posso dire che è stato per me un anno pieno di emozioni, incontri, amicizie, gioie e anche difficoltà, prove e nuove avventure. Nelle ultime settimane che ho passato in Brasile, mi sono voltata indietro cercando di capire quest’esperienza, cercando di darle un significato; mi sono chiesta: “perché io? Qual è il significato di un anno donato al prossimo?“.

Le missioni della comunità sono gestite da persone che realmente credono nel cambiamento e che lottano per raggiungerlo. Da loro non possiamo che trarre un esempio di vita; anche grazie a loro ho imparato l’arte di amare, amare senza aspettarsi niente in cambio, amare semplicemente perché siamo fratelli; ho imparato che la gratuità arricchisce la vita di chi la pratica.

Un anno fa, prima di partire scrivevo: “spero che l’esperienza di servizio e carità mi riporti in Italia cambiata, cresciuta e magari con la voglia di partire ancora”.
Adesso guardo al futuro con coraggio e speranza, sognando di partire ancora e consapevole che quest’anno di servizio è stato un dono enorme che Dio mi ha fatto e che sicuramente darà i suoi frutti nel mio cammino personale.