In occasione della Giornata Mondiale per la Pace, vogliamo condividere l’incontro con il missionario comboniano padre Daniele Moschetti che è stato recentemente ospite della Diocesi di Arezzo – Cortona – San Sepolcro, per presentare il suo libro “Sud Sudan, il lungo e sofferto cammino verso pace, giustizia e dignità”.

Sono esperienze di vita, di fede ma soprattutto di impegno sociale

Toccato dal Signore durante un campo estivo con l’associazione Mani Tese e abbandonata la carriera e i progetti personali, negli anni ’90 padre Daniele è seminarista a Nairobi, in Kenya, dove nel 2001 affianca e poi sostituisce padre Alex Zanotelli. Qui vive a contatto proprio con i poveri, con gli ultimi: sono esperienze di vita, di fede ma soprattutto di impegno sociale.

L’aspetto più bello – dichiara padre Daniele – è stato quello di vivere a contatto con la gente, prendere coscienza di quelle che sono le loro potenzialità, i loro talenti, ma anche quanto possono, come uomini e donne, come cristiani, incidere nella realtà del loro Paese.

Papa Francesco, che ha scritto l’introduzione al libro di Moschetti, sente profondamente questo grido di speranza, questo grido di aiuto che proviene dal popolo del Sud Sudan da quasi quarant’anni. Si tratta di un territorio diviso tra diverse etnie, in cui quelle dominanti stanno combattendo contro il governo.

“La vera protagonista della storia resterà sempre la gente comune – afferma padre Daniele – i leader passeranno, non saranno eterni; la gente continuerà a credere profondamente nella pace. Questo è ciò che dà la speranza a noi missionari: ci aiuta, ci incoraggia nel nostro impegno quotidiano”.

Ambasciatore degli Ultimi all’ONU

Da poco, padre Daniele si trova negli Stati Uniti per un nuovo incarico: essere ambasciatore degli ultimi presso le Nazioni Unite affinché i potenti del mondo non si dimentichino dei più deboli, durante il corso di quest’anno in cui l’ONU dovrebbe definire due patti globali, uno per migrazioni e l’altro riguardo ai rifugiati. Si tratta di un’attività importante di giustizia e di pace in un contesto tutt’altro che facile, dove  è necessaria una buona dose di lungimiranza, fede e coraggio. Forse un’esperienza ancora più difficile di vent’anni di missione in frontiera. A padre Daniele la nostra riconoscenza e il nostro sostegno nella preghiera.