Vasti strati della popolazione sudafricana nutrono sentimenti xenofobi nei confronti di migranti provenienti da altre parti dell’Africa. La Chiesa cattolica che è molto impegnato nell’accoglienza di queste persone, ha promosso una campagna di preghiera e di riflessione su razzismo e xenofobia in occasione della Quaresima.

Questo articolo è stato pubblicato su: Omnis Terra On Line. Noi vi proponiamo alcuni estratti.

Xenofobia, è una parola che nessuno avrebbe mai pensato di associare al Sudafrica. Nel Paese che ha saputo combattere e vincere l’apartheid, che è stato in grado di avviare un lungo processo di riconciliazione tra la minoranza bianca e la maggioranza nera, non si riusciva a concepire potessero avere luogo feroci pogrom contro i migranti illegali e i richiedenti asilo. Eppure, come le notizia di cronaca, gli scontri tra la popolazione sudafricana (soprattutto le fasce più povere) e gli stranieri sono una realtà.

Alcuni politici alimentano il malcontento, soffiando sulla frustrazione accumulata in questi ultimi anni dalla popolazione povera del Sudafrica, che non ha visto, nonostante la fine dell’apartheid, migliorare le proprie condizioni di vita. I migranti diventano quindi un facile capro espiatorio sui quali riversare le accuse di portare delinquenza, povertà e di rubare il lavoro ai sudafricani.

In breve, direi che le cause dei focolai di violenza xenofoba su larga scala sono in gran parte legate alla leadership politica locale (o dalla sua mancanza), alla mancanza di processi per la risoluzione dei conflitti e ai pochissimi procedimenti giudiziari contro chi dà vita a scontri, pestaggi, danneggiamenti. Inoltre, la situazione economica generale è difficile per molte persone, cittadini e non cittadini, e i migranti sono spesso considerati come la causa di un impoverimento generale».

Queste contraddizioni non fermano i flussi, il Sudafrica appare ancora come un miraggio per popolazioni africane che devono fare i conti con guerre, carestie, tensioni etniche, ma anche povertà endemica e prospettive di crescita ridotte.

Molto impegnata sul fronte dei migranti è la Chiesa cattolica sudafricana, sebbene rappresenti una minoranza di fedeli (circa il 7% della popolazione). La SACBC (Southern African Catholic Bishops’ Conference) ha istituito un dipartimento specifico, guidato dal vescovo di Johannesburg che si occupa direttamente di mettere in campo attività che rispondano ai bisogni materiali e spirituali di migranti, rifugiati, ma anche dei lavoratori marittimi. «Va segnalato anche il CPLO (Parliamentary Liaison Office of the Southern African Catholic Bishops’ Conference, l’Ufficio di collegamento tra il Parlamento e la Conferenza episcopale cattolica dell’Africa australe) – ricorda Miranda Madikane -. Questa commissione si occupa spesso dei problemi dei migranti. Negli ultimi anni è stata molto attiva e il suo lavoro è stato prezioso nel definire politiche di integrazione rispettose dei diritti umani».

Sul campo poi operano le congregazioni religiose. Tra esse, soprattutto, i padri e le suore scalabriniani e i gesuiti che hanno propri programmi specifici che si fondano su un’esperienza maturata in decenni di attività (non solo in Sudafrica) nell’accompagnare i rifugiati e i immigrati in una vera integrazione con la popolazione locale.

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