Nella Giornata internazionale contro l’utilizzo dei bambini soldato, un rapporto descrive l’inferno sud sudanese, uno dei luoghi peggiori della terra per i minori, che continuano ad essere arruolati da tutte le parti in conflitto, protette da uno stato di totale impunità.

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E purtroppo in diversi paesi del mondo tanti bambini continuano ad imparare come si spara e si uccide, prima che apprendere a leggere e scrivere. Uno di questi luoghi maledetti è il Sud Sudan, come testimonia quanto documentato la settimana scorsa dall’organizzazione Human Rights Watch (HRW).

L’ong newyorchese ha pubblicato un report nel quale resoconta come le forze armate sud sudanesi e i gruppi armati ribelli stanno continuando a reclutare bambini soldato, nonostante i numerosi impegni presi per porre fine a questa gravissima violazione dei diritti umani.

 

Un’assoluta impunità che sottolinea il terribile prezzo che i bambini stanno pagando mentre continuano gli scontri tra le parti in conflitto, nonostante il cessate-il-fuoco, firmato lo scorso 22 dicembre ad Addis Abeba, per rilanciare l’Accordo sulla risoluzione del conflitto nel Sud Sudan (Arcss), siglato il 26 agosto 2015

 

Nell’attesa che l’organismo regionale vari le misure annunciate, la situazione è sempre più allarmante, come testimonia il rapporto di HRW, che riporta le interviste realizzate a 25 ex bambini soldato, rapiti nello Stato di Unity e dell’Equatoria occidentale. Dai colloqui con i minori, emerge che entrambe le fazioni in lotta hanno costretti ad arruolarsi perfino bambini di 13 anni.

 

Molti dei ragazzi intervistati hanno raccontato che i soldati li hanno rapiti dalle loro case o li hanno prelevati mentre erano in strada, trattenendoli per giorni o intere settimane in celle sovraffollate. Diversi bambini testimoniano di essere stati sottoposti a un duro addestramento e di aver subito brutali punizioni fisiche, che talvolta sono culminate in una prolungata detenzione in celle d’isolamento.

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