Ancora una domenica di sangue e morte nella Repubblica Democratica del Congo. Non si ferma la repressione, da parte di polizia e forze dell’ordine, dei tanti cattolici che manifestano pacificamente contro la Presidenza di Joseph Kabila, deciso a non mollare il potere.

Questo articolo è stato pubblicato su: Popoli e Missione On Line. Noi vi proponiamo alcuni estratti.

Dopo la carneficina del 31 dicembre scorso, ieri (domenica 21 gennaio 2018), di nuovo, sei persone sono state uccise e una cinquantina rimaste ferite, nel corso di varie manifestazioni all’uscita della messa domenicale sia a Kinshasa che a Goma, Bukavu e Kisangani.
Una ragazza di sedici anni è stata la prima vittima, colpita a morte mentre usciva da una chiesa nella capitale.

Eppure, la reazione delle cancellerie europee di fronte a questa vera e propria carneficina è praticamente inesistente o molto debole.

 

È evidente che, dietro le quinte, si celano interessi economici strategici. Stiamo parlando di un Paese che possiede il 34% delle riserve mondiali di cobalto, il 10% di quelle di oro, oltre il 50% di rutilio, per non parlare degli ingenti depositi di diamanti, uranio, cassiterite, petrolio e gas naturale.
Inoltre, sul territorio congolese si trova circa il 70% delle risorse idriche dell’Africa e dalla sua foresta pluviale si ricava legname d’ogni genere esportato in tutto il mondo.

 

«Non rimane che la voce della Chiesa, in particolare quella dell’arcivescovo di Kinshasa, il cardinal Laurent Monsengwo», ha commentato padre Eliseo Tacchella, missionario comboniano e profondo conoscitore della situazione congolese.

La nostra vuole essere solo una WEB Rassegna Missionaria e ci limitiamo alla pubblicazione di alcuni estratti. Il lavoro vero, fatto dagli autori dell’articolo, è giusto leggerlo nel sito su cui è stato scritto: Popoli e Missione On Line