Quattro anni di Francesco, un Papa che ama l’Africa

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Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito africarivista.it sull’amore di Papa Francesco verso l’Africa.

 

Quattro anni fa Jorge Bergoglio, arcivescovo di Buenos Aires, veniva eletto Papa. Un Papa «venuto «dalla fine del mondo» che, fin dalla sua elezione, ha saputo stravolgere il cerimoniale, ha saputo andare incontro ai fedeli e ai non fedeli, ha saputo fare aperture mai immaginate prima. Un Pontefice rivoluzionario nei fatti e nei modi di porsi.

Anche il suo rapporto con l’Africa è stato ed è del tutto particolare. Nel 2015 è in Africa che il Papa ha voluto aprire l’Anno santo della misericordia, appuntamento centrale del suo pontificato. E l’ha fatto non in una grande metropoli e neppure in un luogo storicamente simbolico, ma a Bangui, capitale del Centrafrica, un Paese distrutto dalla guerra civile. Un conflitto che riunisce in sé tutte le piaghe del continente: lotta per le risorse, conflitto tra fedi diverse, povertà estrema, ingerenza delle potenze occidentali.

«Violenza, conflitto e terrorismo – ha detto in quel viaggio che ha toccato anche Uganda e Kenya – si alimentano con la paura e la disperazione […] che nascono da povertà e frustrazione». «La lotta contro questi nemici della pace e della prosperità – ha proseguito – deve essere portata avanti da uomini e donne che, senza paura, credono nei grandi valori spirituali e politici che hanno ispirato la nascita […] Fintanto che le nostre società sperimenteranno le divisioni, siano esse etniche, religiose o economiche tutti gli uomini e le donne di buona volontà sono chiamati a operare per la riconciliazione e la pace, per il perdono e la guarigione dei cuori. Nell’opera di costruzione di un solido ordine democratico, di rafforzamento della coesione e dell’integrazione, della tolleranza e del rispetto per gli altri il perseguimento del bene comune deve essere un obiettivo primario».

Papa Bergoglio non ha trascurato i temi dell’ambiente, a lui particolarmente cari (sono l’asse portante dell’enciclica «Laudato Sii»). «I valori della protezione del creato – ha affermato – sono profondamente radicati nell’anima africana, in un mondo che continua a sfruttare piuttosto che proteggere la casa comune, devono ispirare gli sforzi dei governanti a promuovere modelli responsabili di sviluppo economico».

Ma non è rimasto insensibile di fronte alla tragedia dell’esclusione: «L’Africa è vittima, è sempre stata sfruttata dalle altre potenze, dall’Africa gli schiavi venduti in America, poi le potenze che cercano solo le sue grandi ricchezze, non pensano a dignità persone, a dare lavoro. L’Africa è martire dello sfruttamento e non capiscono che questa forma di sviluppo fa male all’umanità. Cosa ho provato a Kangemi (la grande baraccopoli di Nairobi)? Ho provato dolore. Ho toccato con mano l’esclusione. Su questo tema ho parlato almeno tre volte fortemente: ai movimenti popolari in Vaticano e in Bolivia, un po’ nella “Evangelii gaudium” e fortemente nella “Laudato Sii”. Cosa pensa di situazioni come Kangemi quella percentuale che ha in mano l’80% della ricchezza del mondo? Se umanità non cambia continueranno miserie, tragedie, bimbi che muoiono di fame».

Concluso il viaggio in Kenya, Uganda e Centrafrica, il rapporto con l’Africa non è concluso. Papa Bergoglio ha annunciato che tornerà nel continente. Recentemente ha annunciato che vorrà recarsi, insieme al primate anglicano Justin Welby, in Sud Sudan in una visita che sarà allo stesso tempo un gesto ecumenico e un momento di attenzione a una popolazione devastata dalla guerra civile. E poi in Egitto. Qui si confronterà con un Islam che sta cercando di fare i conti con le sfide della modernità.

Papa Francesco e il Presidente keniano Uhuru Kenyatta

Photo by africarivista.it

«Qui [in Africa] mi sento a casa… – ha detto Papa Francesco – Il cammino di Gesù è iniziato in periferia, va dai poveri e con i poveri verso tutti»

Copyright: africarivista.it

Credits Foto: africarivista.it

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