La testimonianza di p. Agostino Rota Martir, missionario nel Campo Rom di Coltano, nella diocesi di Pisa, che il 4 giugno è stato al Brennero con gli amici di Pax Christi per l’iniziativa “Anche in Europa ponti e non muri

La compresenza pluri-etnica sarà la norma più che l’eccezione. L’alternativa è tra esclusivismo etnico e convivenza. Abbiamo bisogno di costruttori di ponti, di saltatori di muri, di esploratori di frontiera

Alex Langer

Inizia con questo pensiero di Alex Langer il racconto di p. Agostino Rota Martir, missionario della diocesi di Pisa, che il 4 giugno è stato al Brennero con gli amici di Pax Christi per l’iniziativa “Anche in Europa ponti e non muri”, che continua:

abbiamo vissuto momenti densi di ascolto, di segni carichi di profezia, di preghiera capace di abbattere muri per costruire ponti e di ricordi di chi già decenni or sono intuì la bellezza e il coraggio di pensare oltre i muri.

Il tutto ha avuto luogo nella Chiesa dedicata a Maria, Madonna della strada… la Chiesa è a poche centinaia di metri dal confine con l’Austria, titolo appropriato e più che attuale.

Di certo avrei visto volentieri che questa iniziativa osasse anche uscire dalla Chiesa, per attraversare simbolicamente la frontiera, posta a poche centinaia di metri, anche in silenzio, alzando tra la mano quel passaporto realizzato appositamente per questa iniziativa di Pax Christi, dove è stata stampata la preghiera di papa Francesco: “Sogno l’Europa”.

Sogno una Europa famiglia di popoli.. io sogno un nuovo umanesimo europeo..sogno un’Europa giovane, capace di essere ancora madre..sogno un’Europa, in cui essere migrante non è delitto..

papa Francesco

In compenso i temi trattati sono stati puntuali, coraggiosi ed esposti con passione e competenza, ma anche i segni che accompagnavano la Liturgia erano tutti “parlanti”: una croce costruita con il legno di un barcone arrivato a Lampedusa, pietre utilizzate per costruire un ponte accerchiato dal filo spinato, un giubbotto salvagente usato dai migranti e da loro firmato, poi la lunga rete metallica posta davanti l’altare quasi ad impedire o isolare la Grazia dell’Eucarestia rappresentata da colombe intrappolate (mia interpretazione), ma che alla fine tre immigrati, un Siriano, un Afghano e un Africano le liberanno dalla rete nel piazzale.

Circa tre anni fa un amico di Pax Christi di Pisa mi manda da Betlemme l’immagine della “Madonna che abbatte i muri” così l’ha chiamata l’autore, dipinta sul muro che separa i due popoli: Israeliani e Palestinesi.

Santissima Madre di Dio,

Ti preghiamo, Madre della Chiesa, Madre dei Cristiani che soffrono, Madre dell’umanità divisa a causa delle separazioni.

Ti supplichiamo, con la tua ardente intercessione abbatti questo muro,

abbatti le pareti del nostro cuore e tutte le pareti che generano l’odio,

la violenza, la paura e l’indifferenza tra le persone e tra le nazioni.

Tu che hai schiacciato il serpente antico con il tuo “Fiat”,

Raccogli e unisci tutti noi sotto il tuo mantello verginale, preservaci da ogni male.

Apri per sempre nelle nostre vite la porta della speranza.

Fa nascere in noi e nel nostro mondo la civiltà dell’Amore che scaturisce dalla Crocee dalla Risurrezione del tuo figlio Divino Signore e Salvatore nostro Gesù Cristo, che vive e regna nei secoli dei secoli.

Amen

Monastero Suore Melkite dell’Emanuele

Betlemme

Che tristezza constatare che oggi la logica del muro si sta diramando, ha contagiato le cancellerie dell’Europa, si insinua abilmente anche dentro di noi, nelle nostre vite..quella stessa logica che fino a pochi anni fa condannavamo convinti e decisamente. Ma quella piccola Croce costruita con il legno dei barconi può sollevare in noi delle domande in grado di interrogare le nostre coscienze e la nostra fede, e forse l’unica capace di salvarci sempre: quella di non rinnegare mai la nostra umanità.