Si parla spesso di immigrazione, migranti, profughi, chiedendosi perché scappino dai loro paesi verso l’Italia, senza però interpellarli direttamente. Osservatorio Diritti ha deciso di farlo. Dedicando un intero articolo al racconto di un giovane maliano

Questo articolo è stato pubblicato su: Osservatorio Diritti On Line. Noi vi proponiamo alcuni estratti.

Il diciassettenne Ismail (trattandosi di minore, il nome non è il suo, ma la storia sì) parla felpato, come il suo passo nel raggiungere il salottino del centro rogazionisti di Cristo Re di Messina, un balcone sullo Stretto che sembra fatto apposta per tenere lontane le cose brutte.

Eravamo in 1.200 nel carcere, in mezzo alla Libia, a Sebha. Picchiavano e uccidevano ogni giorno. A dicembre 2015 già ne avevo visti morire sei o sette
Uno dei carcerieri, mentre ero in disparte, mi chiese se sapevo giocare a pallone. Mi disse che mi avrebbe portato con lui a partecipare a una gara e poi riportato in prigione. Capii che era l’unica occasione per uscire da lì.
«Ci fu una pausa e loro si allontanarono a fumare. Non erano distanti, però non avevano armi, quindi, scappando subito e correndo veloce forse avrei potuto farcela».

Il racconto va all’infanzia a Bamako, capitale del Mali, dove viveva con la madre separata, un’insegnante di francese. Sulla loro serena quotidianità piombò la guerra. Gli attentati che si fecero frequenti, poi quotidiani. Il governo chiuse le scuole. La mamma restò senza lavoro. La situazione si fece in poco tempo disperata. Era l’anticamera dell’inferno, quella. Ma lui non lo sapeva ancora.

Era l’inferno che si materializzava. «Sai, alcuni sono morti di sete. Potevamo aiutarli pensi? Il primo a morire però fu perché cadde dall’auto. Esortammo l’autista a fermarsi, ma quello non ci volle sentire. Io, veramente, da terra non lo vidi più muoversi, credo fosse morto appena caduto. Lo spero.

Ma Ismail, 16enne, si ritrovò ancora una volta solo, senza meta, nel cuore di una città pericolosa e ostile. «Si avvicinò uno con la lunga barba e mi disse che se volevo andare in Italia mi ci mandava ad agosto, ma prima avrei dovuto lavorare per lui. Acconsentì. Però dalla paga si tratteneva pure vitto e alloggio e così, invece di agosto, dovetti lavorare fino a dicembre».

«Quando mi lamentavo, mi minacciava con la pistola. Il 25 dicembre mi disse che due giorni dopo ci sarebbe stato un viaggio in barca per l’Italia. Si tenne i soldi del mio lavoro e io andai in spiaggia».

«Su una macchina portarono un gommone che iniziarono a gonfiare lì davanti a nostri occhi allibiti. Ebbi paura. Dissi che non sarei mai salito su quel piccolo gommone e che eravamo tanti, che ci volevano più barche e più grandi per portarci tutti. Uno di loro iniziò a schiaffeggiarmi. Mi puntò il fucile contro: “O sali, o ti sparo!”. “se è così, salgo!”.  Qualcuno di noi iniziò a guidare il barcone in qualche modo».

Sparirono così nel Mediterraneo. Senza vedere altro che acqua e cielo.
Notai i droni sulla nostra testa e poi la nave italiana. Fu il momento più bello della mia vita.

L’inferno è un ricordo, un brutto ricordo, ormai sgonfio come un pallone da calcio. Abbozza un sorriso. È orgoglio: «A giugno ho superato gli esami di terza media col voto più alto. Non male per uno che fino a sei mesi prima non aveva mai parlato italiano, non credi? E faccio pure teatro. Siamo stati pure a Roma a recitare un lavoro scritto da uno che qui dicono sia famoso, Pasolini». Un altro che di inferni se ne intendeva

Ora Ismail frequenta l’istituto tecnico per il turismo. Parla francese, inglese, italiano, arabo e mandinga («pure il messinese sto imparando, con la mia ragazza, già lo parlo meglio dell’inglese») e… sa giocare a pallone. Sorride. L’inferno non c’è più. Lo ha lasciato tra le sabbiose dune del deserto. «Non ci voglio più tornare a vivere in Africa, solo a trovare mia mamma».

La nostra vuole essere solo una WEB Rassegna Missionaria e ci limitiamo alla pubblicazione di alcuni estratti. Il lavoro vero, fatto dagli autori dell’articolo, è giusto leggerlo sul sito per il quale è stato scritto: Osservatorio Diritti On Line