Una nuova corsa all’oro sta avvenendo in fondo al mare. In Papua Nuova Guinea la Chiesa e gran parte della società civile si sono opposte alla prima miniera subacquea. L’arcivescovo di Rabaul Francesco Panfilo spiega perché.

Questo articolo è stato pubblicato su: Mondo e Missione On Line. Qui vi proponiamo solo alcuni estratti.

Innanzitutto cos’è il Seabed Mining?
Monsignor Francesco Panfilo: «È il tentativo di estrarre minerali (mining) dal profondo del mare (seabed). Si tratta di una sorta di nuova corsa all’oro. In senso letterale… è soprattutto l’oro che alcune compagnie minerarie vorrebbero portare a galla, oltre al rame, lo zinco, l’argento e altri minerali preziosi. Per l’estrazione servono grandi macchine con denti rotanti in grado di frantumare la roccia sul fondale. C’è però molta incertezza su ciò che potrebbe accadere all’ecosistema marino, che a quelle profondità è particolarmente delicato e che secondo molti scienziati risulterebbe gravemente danneggiato dalle trivellazioni e dalla frantumazione delle rocce. Associazioni ambientaliste come il WWF si sono rivolte alle Nazioni Unite facendo presenti i rischi di queste operazioni. E anche alcuni governi hanno dichiarato preoccupazione».

Qual è la posizione della Chiesa?
«È contraria per diversi motivi. Innanzitutto il governo non ha consultato la popolazione nelle otto province dove la Nautilus condurrà questi esperimenti. Come ho accennato, la gestione di altri grossi progetti – come la miniera di Ok Tedi oppure la coltivazione di olio di palma su larga scala – non ha portato i benefici che la gente si aspettava. Inoltre non ci sono affatto certezze sul fatto che queste operazioni in fondo al mare non danneggino la vita sotto gli oceani. E ad avere seri contraccolpi potrebbe essere anche il settore della pesca, della quale vivono molte famiglie qui in Papua Nuova Guinea. La Conferenza episcopale, in sinergia con la Caritas, si è apertamente opposta a “Solwara 1”, in rete con diversi gruppi e associazioni della società civile sia locali che internazionali».

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