Papa: il cristiano semina speranza. Appello a non dimenticare migranti

da

Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito News.va sulle Parole di Papa Francesco che ricorda che il Signore ci chiede di seminare speranza e consolare i fratelli.

Il Signore ci chiede di seminare speranza e consolare i fratelli. Lo ricorda il Papa nella catechesi all’udienza generale di stamani, in Piazza San Pietro. Proseguendo il ciclo sulla speranza cristiana, Francesco sottolinea oggi il suo legame con la perseveranza e la consolazione. E al termine chiede di non dimenticare il dramma dei migranti, che, ha detto, è la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra Mondiale.

La perseveranza è la capacità di rimanere fedeli anche quando si vive un peso che sembra insostenibile. La consolazione è quella di mostrare l’azione compassionevole di Dio anche nella sofferenza. Nel brano della Lettera ai Romani proclamato prima della catechesi, San Paolo per spiegare la speranza cristiana, la accosta a questi due atteggiamenti, che, ricorda il Papa, ci vengono trasmessi dalla Parola di Dio. La Parola di Dio alimenta una speranza che si traduce in servizio reciproco:

“La Parola ci rivela che il Signore è davvero ‘il Dio della perseveranza e della consolazione’, che rimane sempre fedele al suo amore per noi, cioè che è perseverante nell’amore con noi, non si stanca di amarci! E’ perseverante: sempre ci ama! E anche si prende cura di noi, ricoprendo le nostre ferite con la carezza della sua bontà e della sua misericordia, cioè ci consola. Non si stanca neanche di consolarci”.

Essere seminatori di speranza e di consolazione

“Noi, che siamo i forti, abbiamo il dovere di portare le infermità dei deboli”. Questa espressione di San Paolo, prosegue il Papa, “potrebbe sembrare presuntuosa”, ma nella logica del Vangelo è il contrario: la forza non viene da noi, ma dal Signore. E’ quindi chi sperimenta la consolazione di Dio, ad essere in grado e in dovere di farsi carico delle fragilità dei più deboli:

“Se noi stiamo vicini al Signore, avremo quella fortezza per essere vicini ai più deboli, ai più bisognosi e consolare loro e dare forza a loro. Questo è quello che significa. Questo noi possiamo farlo senza autocompiacimento, ma sentendoci semplicemente come un ‘canale’ che trasmette i doni del Signore; e così diventa concretamente un ‘seminatore’ di speranza. E’ questo che il Signore chiede a noi, con quella fortezza e quella capacità di consolare e essere seminatori di speranza. E oggi serve seminare speranza, ma non è facile”.

Nella comunità cristiana non ci sono persone di serie A e di serie B

E il frutto di questo stile è una comunità dove non ci sono persone “di serie A”, cioè i forti, e altre di “serie B”, i deboli, ma dove si hanno gli stessi sentimenti “gli uni verso gli altri”: anche chi è forte prima o poi ha bisogno del conforto degli altri, così come chi si trova nella debolezza può dare una mano al fratello in difficoltà:

“Ed è una comunità così che ‘con un solo animo e una voce sola rende gloria a Dio’. Ma tutto questo è possibile se si mette al centro Cristo, la sua Parola, perché Lui è il ‘forte’, Lui è quello che ci dà la fortezza, che ci dà la pazienza, che ci dà la speranza, che ci dà la consolazione. Lui è il ‘fratello forte’ che si prende cura di ognuno di noi: tutti infatti abbiamo bisogno di essere caricati sulle spalle dal Buon Pastore e di sentirci avvolti dal suo sguardo tenero e premuroso”.

Accogliere e integrare i migranti, tragedia più grande dopo Seconda Guerra mondiale

Al termine della catechesi, il Papa ribadisce la sua preoccupazione per il dramma dei migranti. Nel salutare i partecipanti all’incontro per Direttori di Migrantes, li incoraggia a proseguire l’accoglienza e a favorire l’integrazione, “tenendo conto dei diritti e dei doveri reciproci per chi accoglie e chi è accolto”:

“Non dimentichiamo che questo problema dei rifugiati e dei migranti, oggi è la tragedia più grande dopo quella della Seconda Guerra Mondiale”.

I bagnini italiani donano al Papa mille zainetti per persone bisognose

Francesco saluta anche i ragazzi con sindrome di Down della Diocesi di Ascoli Piceno e i lavoratori del Sindacato Italiano balneari, presenti in circa 1.500 in Piazza San Pietro assieme alle loro famiglie. Tramite l’Elemosineria Apostolica – fanno sapere – hanno consegnato al Papa oltre mille zainetti con prodotti per l’igiene personale da distribuire a persone bisognose e una classica maglietta rossa, simbolo distintivo dei bagnini italiani.

Le comunità partecipino a “24 ore per il Signore” per riscoprire il Sacramento della Riconciliazione

In conclusione il Papa rivolge, poi, un appello invitando tutte le comunità a vivere con fede l’appuntamento del 23 e 24 marzo per riscoprire il Sacramento della Riconciliazione, chiamato “24 ore per il Signore”: l’iniziativa prosegue anche dopo il Giubileo della Misericordia e prevede che molte chiese restino aperte ininterrottamente per consentire le confessioni. “Auspico – ha detto il Papa – che anche quest’anno tale momento privilegiato di grazia del cammino quaresimale sia vissuto in tante chiese del mondo per sperimentare l’incontro gioioso con la misericordia del Padre”.

Copyright: News.va

Credits Foto: News.va

Vuoi ricevere il Cammino Formativo?
Iscriviti alla nostra Newsletter.