Il contesto ecclesiale del prossimo sinodo sui giovani, l’urgenza sociale, culturale, politica di una presa di posizione serena nei confronti dei fenomeni dell’immigrazione, le difficoltà che talvolta si incontrano negli ambienti pastorali nel testimoniare la passione missionaria, hanno portato – gli operatori pastorali della Diocesi di Prato ad organizzare un incontro per riflettere sul tema dell’educazione come missione della Chiesa e in particolare dell’educazione alla mondialità come urgenza pastorale.

Missione educazione

La “missione educazione” riguarda la formazione delle nuove generazioni ad entrare in rapporto con il mondo, forti di una memoria significativa di ciò che il mondo è già stato (e quindi di ciò che già “ha fatto giusto” e già “ha sbagliato”), accresciuta dall’esperienza di Dio che orienta ogni scelta e ogni riflessione. Per questo anima dell’educazione, come dell’intera vita, può essere solo una speranza affidabile e una tensione verso il futuro che poggia su Cristo Risorto.
Di fronte all’attuale crisi di fiducia nella vita e quindi di speranza nella vita e nelle sue variegate possibilità, le sfide che l’educazione si trova ad affrontare sono perciò molteplici e impellenti.

Mondialità

Educare a rapportarsi con il mondo significa educare a rapportarsi con i popoli del mondo. La missione in fondo è questo: promuovere una visione della persona come parte di un tutto, della famiglia umana e di un cosmo, favorire scelte che aiutino a rompere gli steccati dell’individualismo, dell’autosufficienza del singolo e del localismo esasperato del gruppo per avviarsi verso una fraternità autenticamente vissuta.
Questo modo di essere e sentirsi – così radicalmente insito nella fede cattolica – assume oggi forme nuove a causa del particolare contesto di dinamiche migratorie in cui viviamo.

Etiche della mondialità

L’esperienza storica dimostra che non si può migliorare senza una trasformazione della coscienza condivisa. Non potremo quindi guardare con serenità il fenomeno dell’immigrazione e la convivenza di più popoli senza una vera e propria svolta etica interculturale!
Certo la nascita di una coscienza planetaria non si improvvisa, infatti nessun missionario e/o educatore che abbia il senso della vita e della storia potrà sottrarsi a questo compito essenziale e decisivo per il futuro.

Si tratta di comprendere in maniera etica, ma non moralistica, che l’altro ci cambia, ci educa, ci interpella, ci costringe a prendere una posizione, a uscire dall’indifferenza, e dunque a rispondere (respondere, da cui deriva il senso pieno e fondante di “responsabilità”).

E rispondere al segno dei tempi delle nuove forme di convivenza di popoli diversi è la grande sfida appassionate che ci interpella come uomini, come Chiesa e come missionari!