È Natale. Ancora una volta rimaniamo incantati e stupiti da questo Dio che diventa gente come noi. Il Padre che ha dato suo figlio, lo Spirito che ha fecondato Maria, il Figlio che è il volto divino dell’umanità e il volto umano di Dio. La grande luce ha raggiunto la nostra oscurità. Lui è il Consigliere Ammirabile, il Dio forte, il Padre dei tempi futuri, il Principe della pace. 
È Lui che sta in mezzo a noi. Viene, sì, ma già è in mezzo a noi, ora e per sempre. 
È difficile capire e assimilare questo fatto. È un mistero che supera la nostra comprensione. Forse è per questo che viene bambino; così possiamo prenderlo tra le braccia, cantare per lui, prenderci cura di lui. Ciò che non entra nella testa si intuisce attraverso il cuore.

L’umanità cammina perché “non c’è posto per loro”

Ma “… non c’era posto per loro nella locanda”. Questo ci ferisce. Perché non c’è posto?! Questo è impossibile! E poi, amici, guardiamo al nostro mondo, oggi, con migliaia di rifugiati per le guerre e i conflitti; con milioni di persone, intere famiglie, che vivono sulla strada, nelle piazze, senza riparo, senza una casa. Non c’è posto per loro. Il latifondo, i tagliatori di alberi, l’industria agro-industriale, l’industria mineraria, l’energia idroelettrica, le ferrovie, le strade, tutto sta spingendo le persone a lasciare la loro terra, la loro casa. Centinaia di famiglie sono state espulse, in questi giorni, dalla loro terra nel Pará con la violenza: violenza praticata una settimana prima di Natale. Da ottobre, 150 persone indigene in fuga dalla povertà, provenienti dal Venezuela, vagano per le strade di Belém e abbiamo notizie di altri 100 che arriveranno alla vigilia di Natale. E quanti altri ancora ad Haiti, in Siria, in Corea, in tutti i continenti: l’umanità cammina perché “non c’è posto per loro”.

E chi cammina, chi non ha posto, ha fame. Ha fame ogni giorno. La fame per il cibo sì, che ti rende debole e facilmente malato. La fame fa male, e a volte per dimenticare questo dolore si usa la droga. Il crack è più economico del pane. Chi cammina, chi non ha posto, cammina sporco, puzzolente, non ha né bagno né acqua. E quando trovi l’acqua non hai il sapone.

Piantiamo amore nel nostro mondo

Il nostro presepio è così bello e accogliente, ma ricordate che a Betlemme quella notte del primo Natale era freddo, la grotta maleodorante e priva di condizioni igieniche. Ciò che rendeva questo posto non solo sopportabile, ma un luogo di felicità, di tenerezza, luce e pace, era proprio l’amore. L’amore di Giuseppe, di Maria; i pastori, gli angeli, le stelle, il Padre e lo Spirito. L’amore ha reso quel posto il più bello del mondo, il più felice.
Quindi, piantiamo amore nel nostro mondo, amiamo i vagabondi e quelli che non hanno posto; amare con atti e abbracci, con parole di tenerezza e affetto, con vestiti e cibo. Se non abbiamo una casa per tutti, trasformiamo il loro pezzo di strada in un luogo pieno di amore, luce e pace.

Il Figlio di Dio è uscito dalla sua zona di conforto e Gesù è venuto sulla terra per noi. Usciamo dalla nostra zona di conforto e incontriamolo nei nostri fratelli sofferenti.

Lui è tra noi. Non ti lasceremo rimanere invisibile e sconosciuto.

Un Felice Natale di Pace e di Amore
p. Nello Ruffaldi