Il tema da sempre molto caldo delle donne – ammesso e non concesso che le donne siano effettivamente un tema – sembra trovare oggi molto spazio e attirare le luci della ribalta. Dal femminicidio alle teorie gender attorno all’universo femminista gravitano moltissimi pianeti: molestie, denunce, star system in rivolta, pari opportunità, baby gang al femminile, velo o non velo, donne chiesa mondo, suore arruolate da colf…

In questo contesto pseudo-militante e un po’ ingarbugliato il regista Garth Davis ci ha regalato una piccola perla: la storia di Maria Maddalena finalmente liberata (almeno cinematograficamente) dal ruolo di prostituta.

Senza entrare nella disanima biblico-teologica da una parte e pop-commerciale dall’altra, su quale sia effettivamente il senso della figura della Maddalena nei Vangeli, la perla consiste nel poter soffermarsi con semplicità a contemplare quell’amore pieno e libero – che è amore di donna – capace di lasciare tutto e tutti pur di seguire l’innamorato, pur di cercare Dio.

È bello che il seguito di Gesù sia immaginato e raccontato disseminato anche di ragazze innamorate… che poi si sa le ragazze innamorate fanno cose folli per i loro amati, arrivano dove altrimenti sarebbe impensabile arrivare.

È bello coinvolgersi e lasciarsi affascinare da queste donne colme di coraggio, donne che cercano Dio e basta. E lo cercano così: solo loro e Lui, senza filtri, senza veli…

Chissà perché poi ci resta ancora così difficile credere che una donna possa amare Gesù con amore di donna. E credere soprattutto che questo amore sia libertà piena senza alcun tipo di possessività e magari senza strutture.

E se la militanza femminile ha un senso – e ce l’ha – dentro e fuori la Chiesa, è solo perché è possibile questa rivoluzione portata avanti da donne libere e innamorate. Donne innamorate del Dio che si è fatto uomo e che nel farsi uomo ha portato una novità anche nell’essere donna.