Come mai coloro che migrano sono considerati un gruppo a rischio, quando nel “villaggio globale” esistono trasporti internazionali a basso costo e le barriere ideologiche che nel passato prevenivano la libera circolazione delle persone sono crollate? La ragione è da cercarsi in un’economia che considera “normale” lo sfruttamento

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Non è raro sentir parlare di tratta di persone e di traffico di migranti come se fossero sinonimi. In realtà la normativa internazionale ha fatto una netta distinzione fra questi due atti criminali, sempre più equiparati al commercio di schiavi del passato. Questi accostamenti, purtroppo, sono fuorvianti.

“Traffico” di migranti e “tratta” di persone

Il traffico di migranti implica accordi consensuali fra chi non possiede i requisiti per attraversare un confine internazionale e individui, noti come trafficanti o passeur, che offrono trasporto e altri servizi per attraversare quel confine in modo illegale.
La tratta di persone, invece, implica costrizione o inganno e mira allo sfruttamento della vittima: le persone vengono attirate e intrappolate in situazioni di violenza e abuso.

Politiche miopi

La globalizzazione ha favorito rotte migratorie progressivamente più diversificate. Oltre alle tradizionali destinazioni del “Nord Globale” nuovi Paesi sono diventati mete ambite dei flussi migratori, e dal 2000 la migrazione “Sud-Sud” ha superato in termini numerici quella “Sud-Nord”.

 

Mentre merci e capitali si muovono senza confini attraverso canali sicuri e a costi sempre più contenuti, chi desidera emigrare affronta crescenti difficoltà a lasciare il proprio Paese e raggiungere la destinazione desiderata. Mentre i flussi umani sono aumentati all’interno dei mercati regionali (Ue, Mercosur, Ecowas, Asean), la migrazione interregionale e transnazionale ha incontrato ostacoli crescenti.

Una domanda intercettata dal crimine

Le restrizioni imposte dagli Stati hanno fatto crescere la domanda di trasporto e impiego di manodopera, subito intercettata dalle organizzazioni criminali, che provvedono un servizio dove le leggi dello Stato sono inadeguate e sfruttano a proprio vantaggio il potenziale di questo “mercato umano”.

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