LA NONVIOLENZA FERMI LE FABBRICHE DI TORTURA

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Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito Nigrizia.it sulla Nonviolenza che deve fermare la “Fabbriche” di tortura.

«Maria ha fretta: accettò di essere madre in un tempo di imperio e di croci. Maria ha fretta: completa i giorni del parto nel tempo in cui i potenti instaurano leggi di morte, controllo e sfruttamento. Spinti dal censimento, lei e Giuseppe viaggiano fino a Betlemme per compiere le fantasie teologiche e letterarie dei messia attesi, ma lei sa che suo figlio è galileo. È povero, nero e periferico: bambino Gesù, il salvatore». Con queste parole la pastora metodista Nancy Cardoso ci ha preparato al Natale.

In questi mesi, l’immagine di Nossa Senhora Aparecida, cara a tutti i brasiliani come madre e protettrice, sta visitando tutte le parrocchie del paese in preparazione ai 300 anni dalla sua apparizione. La mãe negra del Brasile si sofferma soprattutto nelle carceri. La gente commenta: «È la visita di una madre ai suoi figli».

Nei primi giorni di gennaio, però, due massacri disumani hanno sconvolto la vita di centinaia di persone nelle carceri di Manaus e Boa Vista. Non ci soffermiamo sulle cause di questa violenza folle: sono descritte in dettaglio nell’articolo del comboniano Saverio Paolillo a pagina 31.

I figli che Maria ha visitato dietro le sbarre sono in grande maggioranza poveri, afro e periferici, come il suo Figlio. Insieme a tutte le madri violate da questa barbarie, grida alle porte delle prigioni, senza sapere cosa chiedere… per lo meno che il corpo del figlio sia ricomposto e le sia restituito…

In queste ore drammatiche cosa spetta ai cristiani? Il silenzio è molto più degno di tanti interventi razzisti e di qualsiasi apologia della violenza repressiva, che subito si sono levati in nome della “pubblica sicurezza”.

«Rispondere alla violenza con violenza porta a sofferenze atroci», ricorda papa Francesco nel suo Messaggio per la giornata della pace, e non garantisce nessuna sicurezza, specialmente per i più fragili. Per questo, a noi cristiani spetta anche contrapporre con forza cammini diversi, in un radicale appello alla nonviolenza. C’è una «dignità più profonda» in ogni persona, insiste Francesco.

La bomba della violenza scoppia per accumulo di disumanità, quando si permette che una qualsiasi istituzione neghi la dignità umana. La nonviolenza, quindi, è una risposta urgente in opposizione a tutti i tipi di guerra, specialmente a quella dichiarata contro i poveri nelle periferie urbane e nelle carceri.

È difficile resistere all’appello della vendetta, sia a livello individuale che politico. Le nostre prigioni sono una “vendetta istituzionalizzata”, in cui vige unicamente il principio della punizione e il metodo del degrado strutturale.

Eppure «l’amore al nemico costituisce il nucleo della rivoluzione cristiana» (Benedetto XVI). La sfida più complessa è come trasformare l’amore al nemico in una risposta “politica”, strutturale, nonviolenta, alla violenza urbana che sovraffolla le nostre carceri.

È su questa sfida che si gioca il futuro della nostra sicurezza. Se il Brasile continua semplicemente ad accumulare detenuti in queste «fabbriche di tortura che generano mostri» (come le ha definite il coordinatore nazionale della pastorale carceraria), a questo ritmo in poco più di cinquant’anni avremo un brasiliano su dieci in prigione.

In tanti stanno lavorando a proposte alternative: la pastorale carceraria propone da tempo, a livello politico, una strategia progressiva di scarcerazione, abbinata a misure di rieducazione effettivamente inserite nella società.

L’Associazione di protezione e assistenza ai condannati (Apac) pratica un modello di detenzione fondato sulla responsabilità del prigioniero, chiamato “recuperando”. Occorre avanzare con coraggio e creatività, per offrire parole nuove, capaci di riconciliare la società a partire da strutture più giuste e inclusive!

Copyright: Nigrizia.it

Credits Foto: Nigrizia.it

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