Varie forme della cooperazione missionaria ebbero un particolare sviluppo nel XIX secolo, quando nacquero le Opere Missionarie. Miravano a coinvolgere tutto il popolo di Dio nelle tre classiche vie della preghiera, del sacrificio e delle offerte per le missioni.

Sorte per iniziativa di laici (specialmente donne), di sacerdoti e di Vescovi, furono presto fatte proprie dai Papi e diventarono “Pontificie”, assumendo una dimensione sovradiocesana e sovranazionale, sotto l’egida di Propaganda Fide. Molte cose sono da allora cambiate nella coscienza e nell’organizzazione della missione: il Concilio Vaticano II dedica tutto il capitolo VI del decreto Ad Gentes alla cooperazione. Conviene qui riportare per intero il n. 37, che può essere considerato il più ispirato impulso alla cooperazione stessa: “Poiché il Popolo di Dio vive nelle comunità, specialmente diocesane e parrocchiali, e in esse in qualche modo appare visibile, tocca a queste comunità rendere testimonianza a Cristo di fronte alle genti. La grazia del rinnovamento non può avere sviluppo alcuno nelle comunità, se ciascuna di esse non allarga la vasta trama della sua carità fino ai confini della terra, dimostrando per quelli che sono lontani la stessa sollecitudine che ha per coloro che sono i suoi propri membri. È così che l’intera comunità prega, coopera, esercita un’attività tra le genti attraverso quei suoi figli, che Dio sceglie per questo nobilissimo compito. Sarà quindi utilissimo mantenere i contatti, senza tuttavia trascurare l’opera missionaria generale, con i missionari che in questa stessa comunità hanno avuto origine, o con una parrocchia o con una Diocesi di missione, perché divenga visibile la comunione tra le comunità con il vantaggio di una reciproca edificazione”.

Dal Vademecum del Centro Missionario Diocesano, Missio Italia

Scarica il Vademecum in formato pdf