Incontro Missio – Migrantes

Commissione Missionaria Toscana, Prato 11 dicembre 2015

Introduzione

L’11 dicembre 2015: a Prato, presso l’Oratorio Sant’Anna, si sono incontrate le Commissioni Regionali di Missio e Migrantes.

É il primo di una serie di incontri che la Commissione Missionaria Regionale ha chiesto di poter fare con Caritas e Migrantes e i rispettivi Vescovi delegati dalla CET, sull’Immigrazione.

Oltre ai 22 delegati delle rispettive Commissioni, erano presenti mons Agostinelli, vescovo di Prato, delegato CET per Migrantes, e Dom Diego Gualtiero Rosa, Abate di Monte Oliveto Maggiore, delegato CET per Missio.

Saluto di mons. Franco Agostinelli

L’incontro è stato aperto da un breve intervento del Vescovo ospitante.
in cui ha sottolineato l’importanza di questa prima riunione  in sinergia fra le due Commissioni, e la necessità di continuare questo “cammino sinodale” fra le 3 commissioni pastorali (Missio, Caritas e Migrantes), così come sottolineato anche dal Papa, a Firenze, durante l’incontro con i Delegati del Convegno Ecclesiale Nazionale.
“Bisogna unire le forze per ottimizzarle – ha ribadito il Vescovo – mettere insieme gli uffici pastorali che hanno delle affinità. É vero che a volte percorriamo lo stesso cammino. L’evangelizzazione riguarda tutti noi sia l’ufficio Migrantes che Missio. Allora, noi quello che facciamo stamani è un fatto molto importante perché è la prima volta che in Toscana viene fatto questo cammino di condivisione. Chiaro che sarà lungo, difficile, impegnativo, anche noi non abbiamo le soluzioni preformate, ma credo che stiamo facendo un fatto importante, una scelta di grande significato che sarà di tutta la chiesa Toscana. Consideriamoci i battistrada. Anche se non avremo grandi risultati, comunque da qui nasce una familiarità tra noi. Scegliere anche qualcosa di piccolo è già un fatto molto importante.

Sintesi dell’intervento di don Santino Brunetti

  • La realtà di Prato è molto complessa soprattuto a livello di immigrazione.
  • In questo campo diventa molto importante la collaborazione con la Caritas da dove passano tutti o per un motivo o per un altro. Altro settore di collaborazione è la Scuola perché è il luogo dove i bambini non fanno nessuna differenza, ed i genitori trovano le opportunità per interagire. Così come succede qui nel nostro oratorio, dove ci siamo riuniti oggi, che è frequentato ogni giorno da bambini di tutte le religioni.
  • Un’esperienza molto importante per la Diocesi di Prato,fortemente voluta dal nostro Vescovo, è che la Parrocchia della Cappellania cinese è diventata Parrocchia multietnica. I cinesi hanno lo stesso vizio degli italiani rincorrono il lavoro e il denaro. La Comunità Cinese è quella più importante a Prato e ci sono circa 150 cattolici praticanti cinesi. Un dato è che molte ragazze cinesi hanno sposato uomini italiani diventando loro stesse cristiane: il segno di un’integrazione di fatto. Ad agosto quando nessuno lavora abbiamo la chiesa piena.
  • Ci sono anche tante altre etnie, che spesso sfuggono come Ufficio Migrantes, ma non come Caritas. Nei Centri di Ascolto vanno tutti. Credo sia possibile creare un Centro di Ascolto, in cui si lavora insieme, Migrantes, Caritas e Missio, tenendo conto della complessità che la realtà potrebbe presentare. Non per dare quello che non abbiamo, ma per Ascoltare.
  • Un’altra collaborazione importante è quella con le Istituzioni civili. La collaborazione, in particolare con l’Assessorato alle Politiche per l’Immigrazione, del Comune di Prato, ci sta aiutando molto.
  • Prato è un grande laboratorio. La stessa Città nasce e si sviluppa, negli anni 50/60, con l’immigrazione proveniente dal Sud Italia.
  • Altro passaggio importante è quello di fare un lavoro educativo nei confronti delle nostre comunità parrocchiali e di tutte le realtà che esse accolgono. Sensibilizzarli ad accettare che non siamo chiamati a lavorare ognuno per conto suo, e che la Parrocchia non è la nostra azienda, ma dobbiamo collaborare. La Parrocchia dove si lavora insieme deve diventare Casa Comune.
  • Nella nostra Diocesi ci sono circa 11 comunità cristiane etniche. Credo che debbano essere assorbite naturalmente dalle Parrocchie. É inutile fare trincee o gruppi chiusi. In questo cammino si potrebbe coinvolgere anche l’Ufficio Catechistico.

Sintesi dell’intervento di padre Alessandro Bedin

Chiesa e Istituzioni per una città dell’integrazione, oltre l’emergenza

Contesto in cui si colloca il documento

La Carta di Siena è il frutto del convegno tenutosi il 21.11.2013 nell’Università per stranieri di Siena.

Il documento intende dare un contributo al cambiamento culturale ne confronti dell’immigrazione, e di avviare un dialogo più profondo e costruttivo tra le realtà Toscane, in particolare Chiesa e Istituzioni civili, le quali hanno contribuito a elaborare buone prassi nel settore dell’accoglienza e dell’integrazione sociale.

La Carta di Siena è il risultato di un lavoro di rete tra le commissioni regionali Migrantes, Famiglia, Missio, Giovani, Lavoro e Caritas, L’università per stranieri di Siena, il Centro La Pira.

Obiettivo

1.       Esci va a Ninive la grande città.

La Città è espressione di un progetto, pensato e attuato con altri. E’ la possibilità di incontro oppure di violenza, di fede o di idolatria. Luogo che vive di solidarietà fra le persone che pongono la fiducia le une nelle altre, o spazio dove dilagano corruzione e ingiustizia.

La Carta è uno strumento per camminare insieme nelle città, perché esclusione, discriminazione cedano il posto all’incontro e alla conoscenza, al rispetto della dignità di ogni persona. Per costruire un’Europa casa comune occorre partire da una città casa comune, dove la cultura del noi, il senso della comunità e del bene comune precedono la cultura dell’io, l’idea di proprietà (Cfr. Evangelii Gaudium e Laudato Sii).

2.      Abitare l’incontro con le persone e con l’altro il diverso da noi.

L’incontro aiuta a costruire relazioni che vincano la paura, aprono al confronto, invitano al dialogo. La città cresce nella misura in cui riconosce le persone che nascono, crescono e vivono in città. Allargare la cittadinanza è una scelta che indica allargare la partecipazione, la responsabilità sociale e la partecipazione dei cittadini immigrati alla causa del bene comune.

 Il cambiamento è un processo che sta avvenendo sotto i nostri occhi

Dobbiamo prendere atto della natura ormai strutturale del fenomeno migrazioni, che costituisce una condizione di possibilità per la ripresa economica e sociale dell’Italia, che ridisegna profondamente gli assetti culturali, linguistici, sociali e religiosi del nostro paese.

Le migrazioni fanno emergere in tutta la sua ampiezza il tratto di insicurezza che tocca gli individui e l’intera società italiana e il correlato sfruttamento politico e mediatico della paura dell’altro. Esiste la sfasatura fra la politica emanata dalle norme e la realtà vissuta da coloro che concretamente sono impegnati nel cercare gli strumenti dell’integrazione, del dialogo, della relazione sociale.

Le migrazioni vanno interpretate come una questione non emergenziale, ma strutturale della nostra società. Esse ci impongono di ridefinire l’intero assetto dei nostri sistemi politici, il modello sociale e la nostra pastorale parrocchiale.

Quali proposte-percorsi per una città dell’integrazione:

Come educarci a una Chiesa in permanente stato di Missione

La cooperazione delle chiese locali nel gestire la compresenza di persone di culture e religioni diverse. La parrocchia, in un contesto plurale e interculturale e nella prospettiva delle unità pastorali, è chiamata ad aprirsi, proprio a causa del Vangelo, ad una migliore accoglienza dei migranti, anche con iniziative pastorali di incontro e dialogo. Evidenziamo la responsabilità dei missionari e cappellani etnici: spesso i fedeli agiscono e reagiscono secondo l’esempio dei loro pastori.

Promuovere l’unità e l’armonia del presbiterio e dei laici con il Vescovo. Promuovere la collaborazione tra presenza missionarie (cappellani etnici) e parrocchie, la formazione di operatori pastorali laici etnici possono essere aspetti da valorizzare.

I campi di applicazione della pastorale d’insieme nel settore delle migrazioni

Sono quelli della vita quotidiana delle nostre comunità:

annuncio, catecumenato, catechesi, liturgia, carità, pastorale familiare, giovanile, scolastica, vocazionale, missionaria, ecumenica, del lavoro, del tempo libero, della salute, della comunicazione e della cultura. Ciascuno di questi ambiti fa riferimento a uno specifico ufficio o organismo diocesano, ma comporta inevitabili e provvidenziali punti di contatto con altri servizi, offrendo opportunità per programmi articolati e integrati in una pastorale d’insieme.

Dibattito ed Interventi in Assemblea

  • Operatori pastorali presenti non Italiani. In Toscana ci sono circa 300 preti non italiani. La domanda è: veramente questi Operatori Pastorali rientrano nel concetto di uno Scambio tra Chiese oppure funzionano da tappabuchi?
  • In teoria, é un’occasione di scambio fra Chiese molto importante, nella pratica sembra un’occasione persa.
  • L’aspetto cooperativo, di scambio  tra chiese, andrebbe sviluppato prima dell’arrivo in diocesi dell’Operatore pastorale; proprio come succede con i nostri missionari fidei donum prima della partenza.
  • Il fatto che manchi una formazione prima della partenza, ed un progetto chiaro fra le due Diocesi, quella che invia e quella che accoglie, sono fattori che vanno affrontati urgentemente.
  • Altro aspetto è quello personale e razionale con chi arriva qui da noi. Vanno accompagnati nell’inserimento e nello sviluppo delle relazioni.
  • Molti preti, forse la maggior parte, arrivano in Italia, nel nostro caso, in Toscana, non per una Missione pastorale, ma per motivi di studio o perché escono da una situazione difficile.
  • Spesso vengono mandati nelle Parrocchie senza nessun tipo di preparazione.
  • L’esperienza soprattutto pastorale, se ci fosse un vero scambio, potrebbe essere molto importante per le diocesi toscane, perché molto spesso, gli operatori pastorali che arrivano da fuori provengono da Chiese che hanno un’impostazione dove la mancanza del “Prete” non é mai stata un problema insuperabile. Ci sono esperienze di Chiese dove 1 prete è al sevizio di 50.000 cristiani. Confrontarsi, dialogare, capire, potrebbe servire a tutti.
  • Molti Preti stranieri sono già abituati ad una relazione di corresponsabilità con i laici nell’attività pastorale della Comunità parrocchiale. Questo potrebbe rappresentare un valore aggiunto.
  • L’Ecumenismo è un’altra azione utile nel campo dell’Immigrazione.
  • Quanti frequentano il CUM di Verona e quanto i Vescovi esigono che ci sia una frequenza del CUM?
  • Quale cambiamento ha prodotto l’accoglienza dei preti non italiani: spesso un addormentamento delle Coscienze.
  • Chiediamo ai Vescovi presenti, che si facciano portavoce presso la Conferenza Episcopale Toscana, su quanto emerge da questo percorso intrapreso dalle nostre Commissioni regionali. Un cammino sinodale in cui pian piano tutti ci sentiamo inseriti in un percorso di corresponsabilità: preti e vescovi insieme con i laici.
  • Un maggiore coinvolgimento dei laici, fatto anche di percorsi formativi ed informativi.
  • Un prete da solo non può fare tutto, ma dobbiamo formare delle Comunità che siano sensibili.

Proposte Concrete

  • Proponiamo ai nostri gruppi/associazioni missionarie presenti sul territorio e che sostengono un paese in particolare, di mettersi in contatto con le comunità etniche di quello stesso territorio, che ci sono qui nelle nostre diocesi.
  • Individuare, per diocesi, gruppo di diocesi, o Metropolie, una Comunità parrocchiale adatta e che faccia da luogo di inserimento/formazione, di 1 anno, per i Preti ed il personale Apostolico che viene in Toscana.
  • L’Impegno per i vari Direttori dei Centri Missionari Diocesano, di conoscere rispettivamente i responsabili di Migrantes/Caritas presenti nelle diocesi toscane.
  • Usare anche la Rete/Web come luogo di scambio di informazioni e conoscenza.
  • Un Convegno sull’argomento, insieme Missio, Migrantes e Caritas: un eventuale data potrebbe essere il 21 maggio, presso il “Regina Mundi”, a Calambrone.