Incontro Missio – Caritas

Commissione Missionaria Toscana, Arezzo 26 Gennaio 2016

Introduzione

Il 26 gennaio 2016, ad Arezzo, presso la Biblioteca del Seminario, si è svolto l’incontro fra la Commissione Missionaria Regionale e i rappresentanti di Caritas Toscana, nella persona del Vescovo delegato della CET, mons. RiccardoFontana, vescovo di Arezzo, e l’Incaricato regionale, prof. Alessandro Martini.

Oltre ai membri della Commissione Missionaria Regionale (Siena, Piombino, Livorno, Arezzo, Prato, Pitigliano, Firenze, Lucca, Montepulciano, Missionari Comboniani e i Minori Francescani) ed al loro Vescovo delegato della CET,  Dom Diego Gualtiero Rosa, era presente l’incaricato regionale di Migrantes, padre Alessandro Bedin, missionario comboniano.

In un breve momento di Preghiera, preparato da Bruno Pistocchi, del CMD di Piombino, abbiamo riflettuto sullo Straniero nella Parola di Dio.

Saluto di mons. Riccardo Fontana

L’incontro è stato aperto dalle parole di benvenuto del vescovo ospitante, mons. Riccardo Fontana, che ha anche lui sottolineato l’importanza della collaborazione fra le 3 pastorali (Caritas, Migrantes, Missio) come condivisione spirituale e culturale, nell’“aiuto vicendevole”.
Ha poi proseguito con alcune sue riflessioni sulla Missione in generale e sulle sue esperienze di Missione:
“L’animazione missionaria, nel tempo ha avuto delle grandi evoluzioni ed è forse la tematica pastorale che ha subito la maggiore trasformazione: dal Decreto Conciliare Ad Gentes alla situazione missionaria di oggi, c’è tutta una storia nel mezzo.”
“La distinzione fra terra di missione e no è del tutto sparita […] Oggi, molto spesso sono le c.d. Giovani Chiese che vengono a testimoniare il Vangelo qui da noi.”
“La seconda caratteristica che volevo sottolineare e più di natura teologica che non sociologica: Andate ed Evangelizzate l’ha detto a tutti e non solo ad alcuni. Non ci sono categorie esclusive. La missione è di tutti […]”
“Ridare  quindi attenzione all’Evangelizzazione come impegno prioritario”.

Sintesi dell’intervento di Maria Chiara Pallanti

  • Il nostro desiderio di incontrarci con Migrantes a dicembre e con Caritas oggi nasce dal cammino che abbiamo compiuto insieme come CMD della Toscana, iniziato alcuni anni fa. (con un percorso di incontri mensili di coordinamento e tre fine settimana ogni anno a livello formativo)
  • Nell’ultimo anno e mezzo ci sono stati due momenti importanti per i CMD.
  • Il primo è  stato il convegno missionario nazionale di Sacrofano che ha visto riuniti più di 800 delegati di tutti i CMD italiani, istituti religiosi missionari e aventi missioni, missionari sacerdoti, religiose, religiosi e laici, i vescovi della commissione episcopale per la cooperazione missionaria fra le chiese, organismi, associazioni.
  • Nei gruppi di lavoro i delegati si sono confrontati su varie tematiche dalla cooperazione missionaria fra le chiese alla formazione, dalla centralità della Parola all’essere chiesa in uscita, dalla comunicazione ai linguaggi.
  • Ma quello che è emerso in tutti i gruppi indipendentemente dal tema è stata la necessità di FARE RETE.
  • Come Chiesa missionaria non possiamo che scoprirci come una grande rete globale. Fare rete è l’azione-chiave, l’elemento costitutivo su cui progettare e concretizzare ogni nostro obiettivo e intento.
  • Viviamo nel tempo della società in rete, ma ci sentiamo incerti, fragili, incapaci di controllare la realtà. Invece noi siamo chiamati a camminare lungo tutte le strade del mondo e scoprire che abbiamo già una grande rete globale che possiamo utilizzare da un lato e servire dall’altro.
  • Dobbiamo aiutarci a sentirci Chiese locali “in rete”, che concretizzino questo dialogare attraverso la creazione di collaborazioni missionarie che travalichino i confini della diocesi stessa.
  • “Travalicare i confini” significa anche creare un lavoro di rete con tutti quegli ambiti che – pur non professando il nostro stesso Credo religioso, o comunque non nelle nostre modalità – condividono con noi la stessa speranza e la stessa carità: a partire dal dialogo ecumenico e interreligioso, fino allo scambio sui valori condivisi con gli uomini e le donne di ogni cultura, puntiamo sempre più (nello spirito del Concilio Vaticano II) alla ricerca della verità lavorando per la costruzione di un mondo più giusto e di una società più fraterna.
  • Il convegno missionario nazionale di Sacrofano è stato il momento per riflettere e a partire da questa riflessione sono state individuate le priorità che sono diventate oggetto dei laboratori del convegno nazionale dei CMD che si  svolto a Fiuggi nel settembre scorso tra cui appunto la necessità di fare rete.
  • chiamati dalla corresponsabilità al servizio della pastorale ordinaria

Quali atteggiamenti assumere

  • Ascoltare
  • Essere accoglienti
  • Dare fiducia: non avere chiusure che impediscono di entrare in relazione con gli altri

Quali scelte compiere

  • Definire e riconoscere  i ruoli e i compiti
  • Progettare ogni iniziativa in relazione con il territorio, tenendo conto del territorio in cui si vive
  • Entrare in contatto con uffici pastorali, organismi, gruppi e associazioni presenti sul territorio, ecclesiali e non, per un cammino di conoscenza reciproca

Convegno ecclesiale di Firenze

Nelle relazioni principali due parole chiave:  alleanza e concretezza

GIUSEPPE LORIZIO ordinario di teologia fondamentale presso la Pont. Un. Lateranense

La fede ci aiuta a cogliere in Cristo l’umano e il divino insieme. In Cristo si realizza l’alleanza fra Dio e l’uomo.

L’alleanza è il modo di relazionarsi delle tribù nomadi, siamo tutti in una condizione di nomadismo, perché abbiamo una condizione di nomadismo nella testa (internet).

E Dio si fa nomade per incontrare l’uomo nella sua povertà. È la condizione errante della famiglia di Nazareth, costretta a deporre il neonato in una mangiatoia «perché non c’era posto per loro nell’albergo»; è il nomadismo del Figlio dell’uomo, che, a differenza delle volpi e degli uccelli, «non ha dove posare il capo»

L’alleanza come modalità propria delle tribù nomadi di rapportarsi fra loro, che esprime il rapporto fra Dio e l’uomo, diventa un paradigma del “nuovo umanesimo”

L’attualizzazione di questa nuova alleanza nelle alleanze concrete dei nostri vissuti e delle nostre comunità ci chiede una conversione perché usciamo da una pastorale delle strutture per una pastorale delle persone, aiuta a rifuggire la tentazione del “si è fatto sempre così”, e il “faccendismo pastorale”

MAURO MAGATTI

Parla di un umanesimo della concretezza dove concretezza significa cum crescere, crescere insieme ed è il contrario di separazione, ossia di astrazione.

Astratta è un’economia puramente finanziaria,

astratta è la politica che riduce i cittadini a elettori

astratta è la città pensata per le automobili, i telefonini, gli uffici e non per le persone, gli anziani, i bambini, i poveri e dove non c’è spazio per la natura.

Umanesimo della concretezza perché non volge le spalle a nessuna sfida:

un’economia da rilanciare senza avvantaggiare solo i forti, i profughi da accogliere con intelligenza e creatività istituzionale…

L’umanesimo della concretezza non è perdersi nel particolare ma è trasfigurare, ascoltare, contemplare la Parola, annunciare. Non è dogmatismo ma Parola e misericordia. La Parola come racconto del testimone.

Dalla sintesi finale: uscire

La corresponsabilità è chiamata ad esprimersi anche attraverso la costruzione di una rete tra le comunità ecclesiali. Per favorire un interscambio di «modalità di uscita» nonché un dono reciproco tra le diocesi di operatori pastorali esperti in determinati ambiti.

Mettere in rete infatti significa anche mettere in comunione i percorsi della vita delle Chiese locali.

Sinodalità

A Firenze abbiamo sperimentato un metodo che è esso stesso contenuto e che non è solo un titolo ma un modo di essere Chiesa. Si è voluto mettere in atto l’invito del Concilio vivere e operare con uno stile di sinodalità.

Sinodalità è il camminare insieme

Significa una Chiesa che cammina insieme nelle sue diverse componenti nel discernimento, nella ricerca della volontà di Dio.

E’ una disposizione permanente a vivere e operare insieme in spirito di comunione, collaborazione e corresponsabilità.

Non è un aspetto organizzativo, ma riflette il dinamismo che lo Spirito Santo infonde alla Chiesa di Cristo

Una chiesa sinodale  una chiesa dell’ascolto nella consapevolezza che ascoltare  più che sentire (Bergoglio).

Popolo fedele, collegio episcopale, vescovo di Roma, l’uno in ascolto degli altri e tutti in ascolto dello Spirito.

Ciò che riguarda tutti da tutti deve essere discusso, non nel senso di esprimere ad alta voce qualsiasi cosa che passa per la testa. Si tratta di mettere in pratica un ascolto reciproco che aiuti a capire meglio le esigenze del Vangelo, un modo di esprimersi nella comunione come comunità nelle parrocchie, diocesi ecc.

Alcune caratteristiche base secondo Galantino sono promuovere idee, riflettere, dare a ciascuno la possibilità di parlare, darsi il tempo per l’ascolto e il confronto, mettere insieme le idee e le proposte. Non possiamo costruire sinodalità con riunioni affrettate o invitare le persone chiedendo loro soltanto di ascoltare una relazione.

C’è sempre un grande ostacolo il pretendere risultati immediati con poca fatica. La progettualità comporta invece la fatica di scegliere, di lasciare da parte alcune cose, di osare il nuovo.

Incamminarsi in un percorso sinodale è la strada maestra per crescere nell’identità di Chiesa in uscita, capace di mettersi in movimento creativo, dentro un orizzonte di comunione.

Vademecum

Attività missionarie di altri organismi pastorali (Caritas, Migrantes, Azione Cattolica, Commissione Giustizia e Pace).

La carità cristiana non ha confini e se si rivolge prima di tutto a colui che si incontra per la strada (cfr. Lc 10,29-37), non può non abbracciare il mondo intero.

Le analisi multidisciplinari sulla povertà, sulle relative cause e sulle politiche di contrasto mostrano come essa sia un fenomeno globale; se la persona singola deve essere aiutata per sé stessa, data la sua dignità e l’urgenza del bisogno, un impegno sincero per i poveri è un impegno unitario di solidarietà universale, come ricorda Benedetto XVI nella seconda parte dell’enciclica Deus Caritas Est.

La testimonianza della Caritas precede e in qualche modo include l’annuncio del Vangelo.

Il CMD può trovare in tutti questi ambiti occasioni di collaborazione e progettazione comune con la Caritas diocesana.

La realtà dell’immigrazione, che per la sua diffusione sul territorio riguarda ormai ogni comunità cristiana è una sfida per le istanze pastorali delle Diocesi. Non basta, infatti, affrontare l’immigrazione in termini di aiuti materiali e di sostegno sociale: al centro ci sono le persone con le loro storie e le loro culture, inclusa la dimensione religiosa.

Sotto questo aspetto Migrantes è più direttamente interpellata. Essa deve chiamare in causa tutte le parrocchie per l’inserimento attivo nella loro vita degli immigrati cristiani e per l’annuncio-testimonianza del Vangelo agli immigrati non cristiani; è già una missio ad gentes nel territorio e la collaborazione fra Migrantes e il CMD risulta quindi naturale.

L’interazione è necessaria con tutti gli Uffici diocesani e i rispettivi settori pastorali, ma è particolarmente stretta con Caritas e Migrantes, poiché in molti approcci e per molte iniziative i programmi dei tre ambiti risultano intrecciati.

È opportuno che i tre Uffici (CMD, Caritas e Migrantes) conservino la loro identità e distinzione, senza sovrapposizioni o unificazioni, mantenendo così obiettivi e compiti diversi, pur sapendo in alcune occasioni e per alcuni programmi progettare e operare insieme.

Sintesi dell’intervento di padre Carlo Uccelli

Padre Carlo ha rimandato alla relazione sull’incontro di Prato, con Migrantes, che è stata inviata anche agli Incaricati regionali Caritas e Migrantes, e ai rispettivi Vescovi delegati CET.

  • “L’importanza del Camminare insieme, sentendosi tutti parte di un unico corpo ed impegnati in un’unica missione”.
  • “Unire le forze” quindi, ma ha anche sottolineato “la difficoltà del camminare insieme perché molte volte siamo gelosi dei nostri cammini fino ad arrivare alla concorrenza. Dobbiamo cercare di capire che la Comunione e la Sinodalità sono la prima testimonianza del Cristiano”.
  • “Gli aspetti sui quali potremmo collaborare sono certamente la Migrazione che non è più un’emergenza, ma un fattore strutturale delle nostre società; i Nuovi Stili di Vita; l’Educazione alla Mondialità.”
  • L’impegno più importante sarà quello di aiutare l nostre parrocchie ad essere comunità aperte, accoglienti, pluriculturali, Case comuni, dove partendo dal Vangelo, si vince la paura del diverso e si costruisce fraternità.
  • Per questo si dovrà cercare di valorizzare i preti non italiani e gli immigrati stranieri.
  • Proposta di un Convegno comune alle 3 Commissioni.

Sintesi dell’intervento di Alessandro Martini

  • Questo incontro è un passaggio importante e condivido le motivazioni a cui ha accennato Chiara nel suo Intervento.
  • Il compito del livello regionale è il meno determinante perché Caritas si muove prevalentemente intorno al Vescovo, quindi a livello diocesano.  Il livello regionale ci serve solo per far fare il salto di qualità.  Il primo impegno è quello di sollecitare tutti a riallacciare la sinodalità a livello diocesano.
  • Progettazione condivisa ed iniziative comuni a livello diocesano, senza trascurare quelle a livello nazionale; la dimensione regionale è nel mezzo e deve stare attenta sui due livelli.
  • La grande difficoltà però resta quella di non essere presenti in modo adeguato sul territorio o meglio ancora nelle parrocchie.
  • É positivo cercare occasioni comuni, ma senza sovrapporsi. Non è moltiplicando le persone che si risolvono le cose, ma è concordando un modo condiviso di essere presenza; diversità di ruoli in un lavoro di integrazione.
  • L’esperienza Caritas è molto radicata nel territorio, però patiamo il fatto di essere sempre considerati quelli del fare e dell’assistenza. Quindi un cammino di condivisione potrebbe aiutarci a recuperare quella dimensione sinodale che in parte ci manca.
  • La questione dei migranti. La qualità degli operatori per accompagnare questi fratelli e sorelle è fondamentale. Ci vogliono professionalità appassionate. Se pastoralmente vogliamo fare un salto di qualità dobbiamo darci fiducia, tempo e competenze. Si è dato per scontato che i nostri uffici potessero camminare e andare avanti con la buona volontà di qualcuno. Invece su questo bisogna investirci e crederci.
  • Come rete regionale siamo organizzati in 3 gruppi di lavoro: welfare; promozione caritativa; mondialità. É possibile quindi un incontro specifico delle nostre 3 commissioni su una o due di queste tematiche;
  • Si potrebbe inoltre ipotizzare un percorso formativo in comune.
  • Giovedì [28 gennaio 2016] durante la riunione mensile dei delegati Caritas parleremo di questo nostro incontro. E proporrò anche il Convegno delle 3 commissioni, e della possibilità di confermare o meno la data del 19 maggio 2016, proposta a Prato, e dell’eventuale sede.

Dibattito ed Interventi in Assemblea

  • Importanza del livello locale e dialogo con il Vescovo, cercando di lavorare sempre in comunione.
  • I Migranti non sono un peso, ci educano alla mondialità.
  • La gente è tanto disorientata perché siamo abituati a ragionare per categorie. Non dobbiamo chiuderci nei nostri schemi dottrinali. Ma dobbiamo uscire e testimoniare.
  • Il tema dell’Accoglienza in Famiglia. Quanto le nostre famiglie sono preparate e pronte ad accogliere?
  • Usando il metodo del Vedere, Giudicare, Agire, potremmo dire: quanti parroci sono convinti che da soli non possono fare niente?; quindi dobbiamo parlarne con tutti e valutare insieme per poi cominciare da qualche gesto concreto.
  • Abbiamo una memoria molto corta. Tante volte ci ritroviamo a ricominciare daccapo. Mi piacerebbe che questi tentativi avessero un filo che li colleghi nel tempo. Cerchiamo di ricordarci del passato e magari di recuperare qualcosa. Non cominciamo un qualcosa di nuovo, ma di recuperare qualcosa di vecchio che non abbiamo saputo portare avanti.
  • Quali sono le cause che ci hanno diviso. Una questione di Comunione? I nostri predecessori lo hanno fatto. Ritrovare uno spirito di Comunione. Uno specifico che sia intercomunicante. Troviamo concretamente quei 2/3 punti dove possiamo collaborare.
  • Bussare alla porta: ci facciamo riconoscere e così possiamo cominciare un cammino di collaborazione.
  • Le comunità etniche sono già dentro le nostre parrocchie, ma non trovano un momento di integrazione.
  • Parliamo sempre degli immigrati come destinatari invece che come corresponsabili. Dobbiamo studiare delle forme di partecipazione vera negli organismi parrocchiali. Studiare come rendere queste persone protagonisti e corresponsabili della vita nelle nostre chiese.
  • Se vogliamo lavorare sinodalmente dobbiamo rinunziare a qualcosa di “nostro”.