L’anno scorso  ci concentrammo su Aleppo, in Siria, con un progetto di assistenza sanitaria, attraverso i Frati Minori presenti in quella zona. Quest’anno rimarremo ancora in Medio Oriente, in Anatolia, una regione che territorialmente abbraccia i due terzi della Turchia.

Ricomincia, con la prima domenica di Avvento, la preparazione  alle feste natalizie.

Come cristiani ci preoccupiamo sul come non lasciarci travolgere e disorientare da una cultura consumista che ormai ha trasformato queste feste in un turbinio di luci, di regali, di cenoni e di cose molto esteriori e passeggere, tanto da offuscare  e rendere quasi indecifrabile la loro storia e sacralità,  soprattutto per chi non è cristiano e proviene da altri paesi ma anche per tutti coloro che hanno ridotto ormai, se tutto va bene, i contatti con la Chiesa  ad una volta o due all’anno o se ne sono definitivamente allontanati.

C’è ancora, è evidente,  qualche piccolo segno come il presepio, sia nelle chiese che a livello familiare, (a Firenze ogni anno ne  viene preparato uno gigantesco tra la cattedrale  ed il battistero), momenti di preghiera come gli Esercizi spirituali nel quotidiano  o iniziative come l’Avvento di Fraternità promosso dal nostro Centro Missionario Diocesano.

Ci sembra importante quindi,  oltre ad una rievocazione storica della nascita di Gesù, partendo dalla Parola di Dio, dar  valore a gesti concreti che ci facciano riscoprire la Sua venuta  nella realtà del mondo presente, focalizzando la nostra attenzione su qualche situazione di particolare povertà, necessità ed emarginazione.

L’anno scorso  ci concentrammo su Aleppo, in Siria, con un progetto di assistenza sanitaria, attraverso i Frati Minori presenti in quella zona.

Quest’anno rimarremo ancora in Medio Oriente, in Anatolia, una regione che territorialmente abbraccia i due terzi della Turchia.  Da un punto di vista ecclesiale, è il Vicariato Apostolico dell’Anatolia, dove lavora il Vescovo Paolo Bizzeti, gesuita toscano eletto vescovo dopo cinque anni dalla morte di Mons. Luigi Padovese, suo predecessore, assassinato il 3 giugno 2010.

Il vescovo Paolo ci descrive, in una lettera che ci ha inviato e della quale pubblichiamo alcuni stralci, la situazione drammatica che ha trovato dopo il suo insediamento, aggravata dall’arrivo di profughi, cristiani e non, provenienti da zone confinanti, specialmente dall’Iraq.

Anche l’Arcivescovo Betori ci ha incoraggiati a proporre per tutta la diocesi questo progetto, che oltre ad essere un aiuto concreto per le necessità di tutto il Vicariato, servirà anche a tutti noi per una riscoperta del Signore che viene e ci visita costantemente lungo il cammino della storia. Gesù, che è stato migrante con la sua famiglia in Egitto, ci visiterà quest’anno nelle centinaia di migliaia di profughi e di migranti che camminano per le strade del mondo, che attraversano il mar Mediterraneo e sbarcano sulle nostre coste, ci visiterà soprattutto in una grande regione della Turchia , che si chiama Anatolia, dove piccole comunità cristiane, composte da poche migliaia di fedeli, continuano faticosamente, guidate dal vescovo Paolo, a testimoniare  Cristo ed il suo vangelo.

Don Sergio Merlini
Direttore Centro Missionario Diocesano di Firenze