La spiritualità missionaria è una dimensione essenziale della spiritualità cristiana, in quanto è la consapevole assunzione dell’amore di Dio per il mondo. Non si può essere cristiani, cioè figli di Dio, partecipi della sua vita, se non si ama il mondo come Lui lo ama: nella piena consapevolezza che è un mondo di peccato, contrario al Regno di Dio, ma anche redento in Cristo Gesù. Amare il mondo come Dio lo ama significa farsi testimoni di quel Regno che è venuto sulla terra nella persona di Gesù di Nazareth, da Lui annunciato in parole e segni e portato a compimento con la sua morte e risurrezione.

Testimoni del Regno di Dio, i cristiani lasciano le sicurezze mondane per cercare questa “nuova città”: “Abitano nella propria patria, ma come pellegrini, partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto sono staccati come stranieri; ogni nazione è la loro patria e ogni patria è per loro straniera” (cfr. Lettera a Diogneto). Questa, che potremmo chiamare l’attitudine di Abramo, padre di ogni credente, chiamato da Dio a lasciare il proprio paese e la casa di suo padre per andare verso una terra sconosciuta (cfr. Gen 12,1), è parte integrale della spiritualità missionaria. Il movimento missionario è stato spesso nella Chiesa motore di rinnovamento, ricerca di un Dio che viene, scoperta di ciò che è dato, ma non ancora piena- mente svelato. I cristiani non hanno spiritualità missionaria quando si attaccano a sicurezze umane, mondane ma anche religiose, quando pensano di avere già tutto e non cercano più, quando non sentono davanti a sé il futuro di Dio.

Il Centro Missionario Diocesano è luogo di spiritualità missionaria perché a monte di ogni sua attività c’è lo studio, la meditazione e la preghiera per la missione ricevuta dal Signore nel Battesimo e nelle successive chiamate; e perché studio, meditazione, preghiera devono accompagnare ogni suo momento ed evento. Non è necessario – anche se può essere auspicabile nelle Diocesi più grandi – che quanti si occupano della missione abbiano un proprio “cenacolo” dove attendere lo Spirito che li apre al mondo: si possono trasformare in “cenacoli” altri luoghi della Diocesi già deputati a studio, meditazione e preghiera, come monasteri, conventi, seminari, centri di spiritualità sacerdotale e laicale. Im- portante è che questi luoghi entrino “prima di ogni altra realtà” nella rete che il CMD tende a formare nella Chiesa locale. La comunione con gli oranti della comunità è una delle prime “preoccupazioni pacificatrici” del CMD. Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, come patrona di tutta l’attività missionaria della Chiesa, ce lo ricorda in modo efficace.

Scarica il Vademecum in formato pdf