Per la prima volta in Italia una tribù indigena porta a processo una multinazionale, l’ENI. L’azienda dovrà rispondere a Milano di uno sversamento di petrolio avvenuto nel 2010 in Nigeria.

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Il 9 gennaio a Milano ha avuto inizio un processo storico. Da una parte ci sono i legali della ong Friends of the earth, che rappresentano il re Francis Ododo e gli oltre 5 mila abitanti della comunità Ikebiri, un popolo che vive di pesca e agricoltura sul delta del Niger, in Nigeria. Dall’altro c’è il colosso dell’Oil&Gas Eni, insieme alla sua controllata Nigerian Agip Oil Company (Naoc).

La comunità nigeriana chiede a Eni 2 milioni di euro di risarcimento danni per un disastro ambientale avvenuto nel 2010 a Clough Creek, nello Stato meridionale del Beyalsa. A questo aggiungono la bonifica di 17,5 ettari di terreni contaminati da 150 barili di petrolio fuoriusciuti dalle tubature di un oleodotto[…]

Eni voleva bloccare il processo in Italia

e spostarlo – per motivi dei giurisdizione – in Nigeria. Il giudice Maura Barberis della decima sezione del Tribunale di Milano ha deciso però di non affrontare la questione e di convocare una prossima udienza il 18 aprile, in cui probabilmente si entrerà nel merito del processo.

L’affidavit di Jonathan Osain Bein consigliere del re degli Ikebiri:

Jonathan Osain Bein è un consigliere anziano del re degli Ikebiri. Il suo è uno degli affidavit più lunghi. Ha lavorato come manodopera locale nel settore petrolifero nel 1987: ha delle competenze in materia. Sostiene che in molti, dopo l’incidente, sono andati a farsi curare per delle complicanze legate all’inquinamento.

Ricorda diversi incidenti lungo l’oleodotto tra il 1992 e il 2000. È uno dei tanti che ritiene che Naoc ed Eni non siano intervenute per tempo per contenere i danni.

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