Rotte migratorie che si intrecciano, esodi interrotti, flussi dirottati, con centinaia di persone che tentano la strada inversa, per tornarsene da dove sono partite.  Destini spezzati proprio sulla via della possibile ‘liberazione’.

Questo articolo è stato pubblicato su: Popoli e Missione On Line. Noi vi proponiamo alcuni estratti.

Le politiche che danno priorità al controllo, a scapito della sicurezza e della dignità dei migranti- spiega Francesco Rocca, Presidente della Federazione Internazionale delle Società della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa – possono essere crudeli, controproducenti e contribuire ad aumentare la sofferenza delle persone che si dirigono verso la costa nordafricana».

Tradizionale via di transito per una migrazione interna all’Africa, il Niger è il paradigma della chiusura e dell’esternalizzazione delle frontiere europee.
Anche i nostri missionari italiani in Niger confermano il replicarsi di dinamiche già viste in Libia ma con qualche aggravante.

«Le frontiere dell’Europa sono qui  – ci dice al telefono da Niamey padre Mauro Armanino, missionario della Società Missioni Africane (SMA), da anni in Niger – basta fare un giro ad Agadez».

Della missione militare italiana di 500 soldati, in parte ingaggiate per addestrare truppe locali, ufficialmente a sostegno del G5 Sahel, non si sa ancora molto.

«Da un certo punto di vista – ci spiega ancora padre Armanino –  siamo in un polo d’osservazione privilegiato: per renderci conto delle aberrazioni della narrazione europea».

Noi missionari, la società civile con un’altra interpretazione dei fatti, ne usciamo sconfitti. Io ne sono consapevole – dice Armanino – Possiamo continuare a lanciare manciate di sabbia negli ingranaggi del sistema, prospettando la possibilità di una narrazione differente, ma i nostri margini di manovra sono davvero limitati».