Nel 2017 sono stati 312 i difensori dei diritti umani uccisi in 27 paesi diversi. Questi i dati preoccupanti messi in luce dal rapporto di Front Line Defenders, presentato il 3 gennaio a Dublino. A rendere ancora più cupo lo scenario la complicità diretta o indiretta degli Stati.

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È un anno nero quello che si è appena concluso per i difensori dei diritti umani. In tutto ne sono stati uccisi 312 in 27 paesi diversi. A dirlo è Front Line Defenders (Fld) nel report presentato il 3 gennaio a Dublino.

La complicità dello Stato contro chi lotta per i diritti

A rendere ancora più preoccupanti le cifre è, in molti casi, il coinvolgimento diretto o indiretto dello Stato. L’impunità dei responsabili e la mancata protezione dei soggetti a rischio rendono lo scenario più cupo.

Gli attivisti ambientali sono i più colpiti e tra questi le donne.

Dalla somma di questi numeri emerge un sistema ormai collaudato di repressione, all’interno del quale chi dovrebbe tutelare attacca e chi prova a difendere viene ucciso. La criminalizzazione rimane la strategia più comune messa in atto dai governi, per ostacolare e delegittimare il lavoro pacifico dei difensori […] si riscontra anche una forte discriminazione basata sul genere: le attiviste sono molto più prese di mira e colpite rispetto ai loro compagni di lotta.

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