La realtà della cristiani “perseguitati” provenienti da altri paesi che si trovano tra di noi ci tocca in modo particolare, perché sempre più ci troviamo a camminare insieme con persone provenienti da altre tradizioni culturali e religiose e, come ricordava il Papa “con il crollo dei regimi totalitari e delle varie dittature, in alcuni Paesi ha purtroppo creato condizioni favorevoli al dilagare del terrorismo internazionale, e i cristiani delle Chiese orientali stanno sperimentando il dramma delle persecuzioni e una diaspora sempre più preoccupante”. Questa realtà tocca anche il territorio di Grosseto perché numerosi sono i Cristiani provenienti dall’est che per molti motivi han dovuto emigrare in Italia e con l’intensificarsi delle guerre aumentano anche i cristiani provenienti dal Medio Oriente, che oltre a portare con se le ferite interiori della guerra portano con se anche la tradizione del cristianesimo dell’origini.

Per questo motivo l’Ufficio Missionario-Migrantes di Grosseto ha pensato di offrire alcuni momenti di riflessione per aiutarci a comprendere la loro storia e i problemi delle loro nazioni di provenienza. La prima occasione per riflettere insieme sulle problematiche dei cristiani perseguitati è stata il 19 e il 20 Gennaio con la comunità del Pontificio Collegio Armeno di Roma . La storia del popolo Armeno è stata segnata ripetutamente dalle sofferenze e dalla persecuzione, una vera Via Crucis che han percorso epoca dopo epoca e che continua anche oggi in paesi come la Siria dove si stima che, degli oltre 100mila Armeni presenti prima dell’inizio del conflitto, solo 10mila si trovino ancora nel paese. La loro sofferenza però è sempre stata vissuta senza rifiutare la loro fede cristiana e fedeli sono rimasti sotto la croce, una croce che gli armeni han abbracciato con speranza e con una incrollabile fiducia che la storia di ognuno di noi non si ferma “al Golgota” e consapevoli che già nel buio del sepolcro spunta la luce della resurrezione e di questa Croce ne han fatto il loro segno distintivo, rielaborandola artisticamente in diversi modi . “L’icona del popolo armeno –ricordava il Papa durante il viaggio di ritorno dal suo viaggio in Armenia– è una vita di pietra e una tenerezza di madre. Ha portato croci, ma croci di pietra –si vedono anche [le caratteristiche croci di pietra dette khachkar] –; ma non ha perso la tenerezza… Un popolo che ha sofferto tanto nella sua storia, e soltanto la fede, la fede lo ha mantenuto in piedi. Perché il fatto che sia stata la prima nazione cristiana, questo non è sufficiente; è stata la prima nazione cristiana perché il Signore l’ha benedetta, perché ha avuto i santi, ha avuto vescovi santi, martiri… E per questo si è formato nella sua resistenza quella “pelle di pietra”, ma non ha perso la tenerezza di un cuore materno; e l’Armenia è anche madre” una madre che, a causa delle persecuzioni oggi ha molti dei suoi figli presenti in molte parti del mondo e cercano di conservare e trasmettere alle giovani generazioni “della diaspora” quella fedeltà e tenerezza di cui il Papa ha parlato, nonostante essi vivano in contesti molto diversi dal loro luogo di origine. La presenza di questi ragazzi ci ha aiutato a fare nostro l’invito del Papa che ha ricordato che “i fratelli e le nostre sorelle del Medio Oriente danno testimonianza di speranza e anche offrono la vita per questa testimonianza, questi sono veri cristiani, questi portano il cielo nel cuore, guardano oltre, sempre oltre”.

I seminaristi han partecipato la sera del 19 ad una veglia ecumenica per la pace, e nella mattina del 20 han potuto incontrare gli studenti dei Licei delle Scuole Chelli mentre nel pomeriggio han portato la loro testimonianza ai ragazzi che si preparano alla Prima Comunione. A conclusione della giornata è stata celebrata nella Cattedrale di Grosseto la Santa Messa in Rito Armeno presieduta da P. Nareg Naamo, rettore del Collegio Armeno. Sabato 27 la Diocesi di Grosseto ha ospitato il Pontificio Collegio Ucraino di Roma. L’Europa vive alle sue porte una guerra di cui non sappiamo abbastanza e come ha dichiarato S.E. Mons. Shevchuk, Arcivescovo maggiore di Kyiv-Halyč “Dovremmo pregare Dio per la pace, e costruire la pace. Dobbiamo guarire le ferite causate da questa guerra; aiutare coloro che sono diventati le sue vittime. Dobbiamo sopportare ogni tipo di odio e non dobbiamo rovinarci dall’interno. Inoltre , si deve anche dire la verità su questa guerra in Ucraina a livello internazionale. Perché oggi vediamo che in Europa, i giornali non scrivono di questa guerra, – la ignorano artificialmente. Tutti noi, dobbiamo dire la verità sugli eventi in Ucraina poiché si tratta di una guerra ibrida, guidata non solo per mezzo di armi ma anche per mezzo di menzogne”. L’incontro con il Collegio Ucraino è stata un occasione per pregare con loro per la pace nel loro paese e per parlare della difficile situazione del popolo ucraino perchè ricorda sempre Mons. Shevchuk “dobbiamo tutti utilizzare tutti gli strumenti disponibili per interrompere questa guerra. Possediamo tutti gli strumenti necessari? Non lo so. Ma sono convinto che dipenda da ognuno di noi se finirà presto o no”. La mattina del 27 è stata celebrata una Santa Messa in rito Bizantino nella Chiesa della Misericordia e nel pomeriggio i seminaristi hanno animato con i loro canti la Messa in Cattedrale trasmessa da TV9. La Santa Messa è stata preceduta da un incontro sulle situazione dell’Ucraina con P. Teodosio , vicerettore e P. Roberto, padre spirituale del Collegio.

Il prossimo incontro si terrà il 7 Febbraio,alle 21 presso la SALA FRIULI della Parrocchia S. Francesco con la presenza di Mons. Manuel Nin vescovo per i cattolici di rito bizantino in Grecia che ci parlerà della storia e della spiritualità delle antiche chiese siriache. S. E. Mons. Nin, già rettore del Pontificio Collegio Greco è consultore dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice , membro della Commissione Liturgica della Congregazione per le Chiese Orientali ed è autore di numerose pubblicazioni. S. E Mons. Nin sarà ospite della Diocesi anche nella mattina di Giovedì 8 per offrire una riflessione al clero diocesano a partire dal sussidio dal titolo «Lievito di fraternità», curato dalla Segreteria generale della Cei.

Emiliano Eusepi
per Missio Grosseto