CMR del 19.04.2016

Commissione Missionaria Toscana, Lucca – 19 Aprile 2016

Presenze e OdG

Il giorno 19 aprile 2016 si è riunita, ad  Ariano (Lucca), presso la Casa Diocesana “Mons. Enrico Bartoletti, la Commissione Missionaria Regionale della Toscana.

Alla presenza del nuovo Vescovo incaricato dalla Commissione Episcopale Toscana per le Missioni, Mons. Italo Castellani, e del Direttore di Missio Italia, don Michele Autuoro, erano presenti 33 rappresenti di 9 diocesi (Lucca, Prato, Volterra, Livorno, Pitigliano, Piombino, San Miniato, Firenze, Montepulciano), 2 istituti religiosi (Minori Francescani, Comboniani) e 1 Associazione (Centro Mondialità Sviluppo Reciproco).

Ordine del Giorno:

  1. Presentazione del Nuovo Vescovo Delegato e dei CMD della Toscana.
  2. In vista dell’incontro con Caritas e Migrantes chiariamo bene l’identità del CMD. Introduce don Michele Autuoro, direttore di Missio Italia
  3. Preparazione dell’Incontro con Caritas e Migrantes.
  4. Il Portale MissioToscana.it: stato di fatto e sviluppi.

Saluto del Vescovo mons. Italo Castellani

Sono contento di camminare con voi, nella mia esperienza passata ho lavorato sempre con la Pastorale Vocazionale.
Ci siamo suddivisi i compiti che secondo lo Statuto della CEI all’Art. 45, i Vescovi vengono nominati ai loro incarichi per 5 anni.
Il compito della Commissione che mi sembra importante è quello di favorire la conoscenza e lo scambio di esperienze tra le diocesi dell Toscana, facendo emergere i problemi o le aspettative pastorali del proprio ambito.
Stimolare i Vescovi alle riflessioni.
C’è già un’esperienza di anni e mi devo inserire.

2° Punto. In vista dell’incontro con Caritas e Migrantes chiariamo bene l’identità del CMD. Introduce don Michele Autuoro, direttore di Missio Italia

Sintesi dell’intervento di don Michele Autuoro

  • Ancora una volta riflettiamo sulla nostra identità: chi siamo; come e con chi riflettiamo e quali sono gli ambiti di collaborazione con gli altri. Riflettere in vista di collaborare con gli altri. Non solo con Caritas e Migrantes, ma con tutti.
  • Vorrei prendere spunto da un testo degli Atti: Cap 1, versetto 8: …ma riceverete la forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi, e di me sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino ai confini della terra“..
  • Interagire con gli altri organismi: fare riferimento alla ricchezza sull’argomento contenuta nel Vademecum del Centro Missionario Diocesano
  • Altro spunto: “Spero che tutte le comunità facciano in modo di porre in atto i mezzi necessari per avanzare nel cammino di una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno. Ora non ci serve una «semplice amministrazione». Costituiamoci in tutte le regioni della terra in un «stato permanente di missione»” (Evangelii Gaudium n. 25).
  • La missione della Chiesa è una e questa missione è quella di portare a tutti la Gioia del Vangelo. Dobbiamo andare oltre l’idea di Missione ad intra e ad extra, ma è una missione unica che deve raggiungere tutti. Una Missione senza confini con un unico scopo comunicare la bellezza del Vangelo.
  • Comunicare il Vangelo in un Mondo che Cambia, n. 32, “Comunicare il Vangelo è il compito fondamentale della Chiesa.
    Questo si attua, in primo luogo, facendo il possibile perché attraverso la preghiera liturgica la parola del Signore contenuta nelle Scritture si faccia evento, risuoni nella storia, susciti la trasformazione del cuore dei credenti. Ma ciò non basta. Il Vangelo è il più grande dono di cui dispongano i cristiani. Perciò essi devono condividerlo con tutti gli uomini e le donne che sono alla ricerca di ragioni per vivere, di una pienezza della vita.
    L’Eucaristia, fonte e culmine della vita di fede, ci ricorda come la Nuova Alleanza che in essa si celebra è principio di novità e di comunione per il mondo intero: Dio continua a radunare intorno a sé un popolo da un confine all’altro della terra. La missione ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza. Proprio la dedizione a questo compito ci chiede di essere disposti anche a operare cambiamenti, qualora siano necessari, nella pastorale e nelle forme di evangelizzazione, ad assumere nuove iniziative, “fiduciosi nella parola di Cristo: Duc in altum!”. Anche qui risuonano le parole dell’Evangelica Gaudium.
  • Una pastorale tesa non alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana, ma una pastorale missionaria che annunci nuovamente il Vangelo.
  • Altro documento che vi suggerisco è il Volto Missionario delle Parrocchie, in un Mondo che Cambia, n. 1: “«Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5). Stare nella barca insieme a Gesù, condividere la sua vita nella comunità dei discepoli, non ci rende estranei agli altri, non ci dispensa dal proporre a tutti di essere suoi amici. Egli stesso esorta i discepoli a prendere il largo: «Duc in altum» (Lc 5,4). Giovanni Paolo II, all’inizio del terzo millennio, rinnova l’invito di Gesù a tutta la Chiesa perché assuma con coraggio, con «un dinamismo nuovo», la propria responsabilità verso il Vangelo e verso l’umanità. Ci viene chiesto di disporci all’evangelizzazione, di non restare inerti nel guscio di una comunità ripiegata su se stessa e di alzare lo sguardo verso il largo, sul mare vasto del mondo, di gettare le reti affinché ogni uomo incontri la persona di Gesù, che tutto rinnova.
    L’appello all’evangelizzazione ci tocca da vicino. Comunicare il Vangelo in un mondo che cambia è, infatti, la questione cruciale della Chiesa in Italia oggi. L’impegno che nasce dal comando del Signore: «Andate e rendete discepoli tutti i popoli» (Mt 28,19), è quello di sempre. Ma in un’epoca di cambiamento come la nostra diventa nuovo. Da esso dipendono il volto del cristianesimo nel futuro, come pure il futuro della nostra società. Abbiamo scritto negli orientamenti pastorali per questo decennio che «la missione ad gentes non è soltanto il punto conclusivo dell’impegno pastorale, ma il suo costante orizzonte e il suo paradigma per eccellenza». Nella vita delle nostre comunità deve esserci un solo desiderio: che tutti conoscano Cristo, che lo scoprano per la prima volta o lo riscoprano se ne hanno perduto memoria; per fare esperienza del suo amore nella fraternità dei suoi discepoli.
    Una pastorale tesa unicamente alla conservazione della fede e alla cura della comunità cristiana non basta più. È necessaria una pastorale missionaria, che annunci nuovamente il Vangelo, ne sostenga la trasmissione di generazione in generazione, vada incontro agli uomini e alle donne del nostro tempo testimoniando che anche oggi è possibile, bello, buono e giusto vivere l’esistenza umana conformemente al Vangelo e, nel nome del Vangelo, contribuire a rendere nuova l’intera società.
    Per il fatto che è rivolta a tutti, uomini e donne nelle più varie situazioni di vita, la proposta missionaria non è per questo meno esigente, né sminuisce la radicalità del Vangelo. La forza del Vangelo è chiamare tutti a vivere in Cristo la pienezza di un rapporto filiale con Dio, che trasformi alla radice e in ogni suo aspetto la vita dell’uomo, facendone un’esperienza di santità. La pastorale missionaria è anche pastorale della santità, da proporre a tutti come ordinaria e alta missione della vita.
    È questa oggi la “nuova frontiera” della pastorale per la Chiesa in Italia. C’è bisogno di una vera e propria “conversione”, che riguarda l’insieme della pastorale. La missionarietà, infatti, deriva dallo sguardo rivolto al centro della fede, cioè all’evento di Gesù Cristo, il Salvatore di tutti, e abbraccia l’intera esistenza cristiana. Dalla liturgia alla carità, dalla catechesi alla testimonianza della vita, tutto nella Chiesa deve rendere visibile e riconoscibile Cristo Signore. Riguarda anche, e per certi aspetti soprattutto, il volto della parrocchia, forma storica concreta della visibilità della Chiesa come comunità di credenti in un territorio, «ultima localizzazione della Chiesa»
    .
  • Alla luce di questi documenti un CMD si pone nell’orizzonte dell’Evangelizzazione. Capite che non è un ufficio che fa solo una raccolta fondi in occasione della GMM o per le missioni, ma si pone innanzitutto nell’orizzonte dell’Evangelizzazione.
  • Il CMD ricorda che la missione della Chiesa è una e quindi non ha confini.
  • Il CMD spinge la propria Chiesa a mettersi in uscita, a cerca l’unica pecora perduta, ad essere un ospedale da campo, ad andare per altri villaggi, perché ovunque sia annunziato il Vangelo.
  • Perché la Missione Ad Gentes sia paradigmatica, perché anche la pastorale ordinaria abbia una chiara connotazione missionaria. Il CMD non è un semplice ufficio. E’ un luogo di spiritualità missionaria dove la Parola riscalda il cuore e ci mette in cammino con altri fratelli e sorelle che hanno bisogno i sentirsi scaldare il cuore con la Parola. Perché gli occhi di tutti si aprano per riconoscere Gesù il Risorto.
  • Luogo di Animazione, Formazione, Cooperazione.
  • Fortemente impegnato nella formazione e nella riflessione dove ci si interroga e si sperimentano nuove strade e nuove piste nell’ottica dell’Ad Gentes.
  • E’ un luogo di comunione con tutti coloro che sono nel territorio e vivono l’Ad Gentes, ma anche con coloro che non hanno ispirazione cristiana, ma sono al servizio dei Popoli.
  • Questo nostro incontro è anche un modo per ripensarsi. Chi siamo, cosa facciamo e con hi lo facciamo.
  • E’ necessario che in ogni CMD ci sia un’Equipe fraterna e itinerante che insieme al Direttore può realizzare tutto questo.
  • Un’Equipe appassionata di una Chiesa che si fa compagna di Viaggio di Tutti, fino agli estremi confini della terra.
  • Questa missione della Chiesa è una e non ha confini. La Missio Ad Gentes diventa il paradigma per questa missione senza confini.
  • Sottolineo l’importanza di questa Equipe.
  • Missio ad gentes è anche chiamata: quindi anche impegno vocazionale..
  • Se volessimo anche mettere insieme il pensiero con la Caritas; pensare anche al Documento Evangelizzazione e Testimonianza della Carità.
  • Pensando a Migrantes e alle sue cappellanie etniche penso anche che sia necessario a come queste comunità si possono integrare queste esperienze delle nelle nostre comunità e come è possibile valorizzarle. Non la semplice Accoglienza.

Sintesi del Dibattito in Assemblea

  • Come CMR Toscana abbiamo fatto un lavoro (10 anni fa): “Un CMD all’altezza del suo compito”. In Toscana i CMD purtroppo sono marginali e la colpa un po’ è anche nostra e di alcuni fattori esterni. Una delle cose che chiedevamo di poter fare è proprio quello di partire da una Visione di Chiesa: Comunione e Missione; e mettere al Centro la Parola di Dio. Risottolinenando che tutti i battezzati siamo Missionari per natura. Da anni cerchiamo di approfondire questo cammino di formazione; la tragedia è che si ritorna sempre daccapo senza fare passi in avanti. Dobbiamo riuscire a dare una spinta e a riprendere vigore per trasformare questa nostra pastorale in senso missionario.
  • Un invito perché ci siano degli stimoli e delle indicazioni da Missio (Nazionale)  e dai nostri Vescovi su come dobbiamo affrontare l’evangelizzazione dei non cristiani che arrivano qui.
  • Il CMD che diventa laboratorio nel senso della Missio ad Gentes anche in casa, riferito a Jean
  • La Missione non ha confini, e se è vero bisogna considerarlo nell’aspetto del vivere i CMD. questo spesso avviene in modo molto selettivo, con il rischio di fare sempre un settore a parte. La domanda che mi faccio a volte è se la collaborazione non può nascere dai CMD partendo proprio dalle piccole cose. Valorizzando la formazione e non soltanto l’aspetto amministrativo. Sentirsi parte di una pastorale d’evangelizzazione e non crearne un’altra. La missione parte dalle nostre Parrocchie.
  • Un aspetto che ci proponiamo di affrontare è la presenza nella nostra diocesi di preti non italiani (Africa, Asia America Latina). A Firenze siamo sui 70/80. Anche perché molti sono Studenti. Ci stiamo ponendo l’interrogativo di come valorizzare di più queste presenze.
  • Un modo di stare insieme attraverso l’arricchimento reciproco.
  • La marginalità certamente è un problema, ma non deve condizionare il nostro impegno e il nostro sognare. Credo che il Progetto Pastorale Missionario Diocesano debba essere uno dei nostri sogni e delle nostre prospettive. Perché i Progetti Pastorali delle nostre diocesi si aprano in chiave missionaria.
  • Il CMD è un luogo, una casa, dove ci si incontra. Quindi sarebbe importante avere il luogo fisico nelle strutture territoriali della Diocesi che dica la missione e dove si progetta. Soprattuto in sintonia ed in comunione con la Chiesa diocesana e con il progetto diocesano; chiamando il CMD a dare il suo contributo. L’aspetto dell’Equipe è proprio quello della Corresponsabilità. Uno degli aspetti della Cooperazione è proprio quello dello scambio apostolico. Conosciamo poco dell’Esperienza pastorale del Personale Apostolico che viene qua in Italia; quindi dovremmo valorizzarlo. Poter visitare anche le diocesi da cui provengono anche questi sacerdoti.
  • La presenza dei preti studenti stranieri è un servizio di cooperazione che noi offriamo gratuitamente e non perché vengano qui a fare servizio nelle nostre parrocchie.
  • L’importanza di fare rete. Questa è una difficolta concreta; che manca nel progetto pastorale e per poter fare rete dovremmo avere per lo meno qualche riferimento. Non bastano gli incontri che facciamo con i referenti , ma ci siamo resi conto che dobbiamo andare nel territorio altrimenti incontriamo sempre le stesse persone che fanno tutto. Questa è una grande sfida che richiede di incontrare i parroci o i referenti ed iniziare con loro.
  • Come commissione regionale ci incontriamo per aiutarci ma poi il lavoro vero va fatto nelle diocesi e se siamo soli è molto difficile e dobbiamo avere un’equipe alle spalle che ci aiuti. Coinvolgere i laici come succede in Missione. Il CMD non è un lavoro a tempo perso. Abbiamo la fortuna di avere papa Francesco che sta aiutando noi e i Vescovi a convertirsi verso l’aspetto pastorale come prioritario nella nostra attività.
  • Chiediamo al Vescovo di farsi portavoce presso la Conferenza Episcopale Regionale affinché la scelta dei Direttori ricada realmente su chi ha il tempo e la voglia di impegnarsi nel Centro Missionario Diocesano.

Sintesi delle Conclusioni del Vescovo

  • Io faccio l’esame di coscienza come Vescovo e devo dire che ho una grande gratitudine verso il Centro per la Cooperazione Missionaria.
  • Il CMD come Casa è un aspetto importante.
  • L’Evangelii Gaudium come la Magna Charta.
  • E gli altri documenti fondamentali come Comunicare il Vangelo in un Mondo che Cambia e  il Volto Missionario delle Parrocchie, in un Mondo che Cambia.
  • Evangelizzazione e Carità.
  • I documenti non sono pezzi di carta, ma esprimono un vissuto e vanno accolti e valorizzati.
  • La finalità è quella di portare a tutti la Gioia del Vangelo.
  • Il CMD riassunto in 3/4 parole: Animazione, Formazione, Cooperazione (e quindi impegno Vocazionale).
  • 2 orientamenti concreti: valorizzazione della corresponsabilità dei laici nel CMD;  non solo a livello di struttura diocesana, ma anche sul territorio della Diocesi; e qui arriva l’altro orientamento: “bisogna andare nelle parrocchie”. Con questo atteggiamento: “di cosa avete bisogno?”. Il territorio è una grossa sfida. E quando dico territorio non penso solo alle parrocchie, ma ai suoi luoghi ai luoghi vitali. Sfruttando anche i progetti unitari.