COLONNE DELLE NOSTRE CASE, OGGI E DOMANI

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Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito combonifem.it. sulle “Colonne” delle nostre case.

di Gloria Albertini

Chi si prende cura delle nostre case? E non solo dei muri e delle suppellettili, ma ancor più delle persone, trascorrendovi lunghe ore, spesso senza poter uscire?
Sono soprattutto le lavoratrici straniere.

Nel 2015, secondo l’Istat, il 52,6% della popolazione straniera residente in Italia era costituito da donne, e il 46,8% di tutte le occupate straniere erano “domestiche”.

In termini di reddito, il lavoro delle donne immigrate è diventato particolarmente rilevante nel bilancio economico delle loro famiglie: la crisi economica, infatti, ha messo a repentaglio più spesso il lavoro maschile di quello femminile.

Si pensi che tra il 2004 e il 2015 le famiglie straniere in cui la donna era l’unica occupata sono passate dal 6,4 al 15,1%, un aumento più marcato di quello registrato nelle famiglie italiane.
Le lavoratrici immigrate, però, in un caso su due svolgono una mansione per la quale sono sovraistruite, cioè hanno un titolo di studio superiore a quello necessario, mentre ciò avviene a una lavoratrice italiana su quattro.

Sempre più donne…

Secondo una recente ricerca della Fondazione Leone Moressa, i lavoratori domestici in Italia sono 886.125, aumentati del 42% tra il 2007 e il 2015. Questo numero indica esclusivamente chi lavora in regola, poiché questa tipologia di impiego si presta, più di altre, a forme di irregolarità. Pertanto il numero di lavoratori sarebbe più alto, e si dovrebbe parlare più correttamente di lavoratrici, visto che in questo settore la stragrande maggioranza degli occupati sono donne.

Da notare che l’aumento relativo agli ultimi otto anni ha visto due picchi, nel 2009 e nel 2012, in corrispondenza di due regolarizzazioni di immigrati. Ciò evidenzia che migrazioni e lavoro domestico sono fenomeni strettamente connessi.

L’aumento di impiego nel settore domestico è da collegarsi a specifici ed emergenti bisogni di cura all’interno delle famiglie italiane, ascrivibili ad almeno tre fattori:
• il maggior impiego di tempo delle donne nel lavoro fuori casa;
• la scarsità di misure di welfare in termini di assistenza alle persone anziane non autosufficienti;
• l’invecchiamento della popolazione.

Il primo fattore, quello del lavoro fuori casa delle donne, ha creato un “vuoto” all’interno delle case, colmato appunto da altre donne che si sono prese cura della casa, dei bambini e degli anziani. Il lavoro di cura è stato delegato da alcune donne ad altre donne, e l’emancipazione di una parte del mondo femminile è passata attraverso l’impiego di altre donne in un ambito ritenuto poco qualificato.****

Eppure per chi lavora nel settore ciò non costituisce necessariamente una scelta di ripiego. Si pensi ad esempio a coloro che migrano in Italia proprio al fine di lavorare in ambito domestico, per poter generare rimesse da inviare alle famiglie nei Paesi di origine.
Le donne straniere che lavorano nelle nostre case provengono principalmente da Romania (20,5%), Ucraina (9,1%), Filippine (6,6%) e Moldova (6,2%). Non è un caso che, a inizio 2016, per tutti i Paesi di provenienza appena citati siano presenti in Italia più donne che uomini.

L’Ucraina in particolare vede il 79% di presenza femminile: quasi quattro ucraini su cinque residenti in Italia sono donne. Presentano una prevalenza femminile anche Romania (57,2%), Filippine (56,9%) e Moldova (66,5%). Queste migrazioni femminili sono strettamente connesse a un altro “vuoto”, il secondo fattore citato all’inizio: la scarsità di misure di assistenza alle persone anziane non autosufficienti.

Le famiglie devono trovare nel settore privato l’assistenza di cui gli anziani non autosufficienti hanno bisogno.
Questa domanda di lavoro domestico, non soddisfatta dalla manodopera locale e dall’offerta dei servizi pubblici, ha innescato l’arrivo crescente di lavoratrici e lavoratori migranti.

Richieste in crescita

L’impatto economico del lavoro domestico, secondo la ricerca, è di 7 miliardi di euro, considerando la spesa annuale delle famiglie, comprensiva di retribuzioni, contributi e Tfr.
Nel lavoro domestico si distingue tra colf (510.000, il 58% del totale) e badanti, che si occupano di persone non autosufficienti (375.000, il 42%). Queste ultime sono particolarmente rilevanti rispetto al terzo fattore citato: l’invecchiamento della popolazione.

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Credits Foto: combonifem.it

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