Il 10 aprile si è svolto presso il salone parrocchiale della Resurrezione il secondo incontro di formazione missionaria organizzato dal CMD di Prato, tenuto da Emma Gremmo, missionaria laica del Centro Fraternità Missionaria di Piombino. Il tema della relazione è stato “Quale Chiesa siamo chiamati a vivere” ed era il secondo di un ciclo di tre incontri riguardanti i fondamenti della missione.

Li chiamò perché stessero con lui e per mandarli

Dal giorno del nostro battesimo dovremmo sapere a memoria il brano di Mc 3,13-15 nel quale è descritto il sogno di Gesù sulla Chiesa: chiamò a se quelli che egli volle, ne costituì dodici, perché stessero con lui e per mandarli.
Gesù costituisce l’intero “popolo nuovo” (i dodici, come dodici erano le tribù di Israele), proponendo a ciascuno di vivere insieme a Lui da amico-protagonista-responsabile il Suo progetto di salvezza. Il brano non parla di una chiamata vocazionale particolare, ma dice il modo di agire costante di Dio: egli chiama ognuno di noi in funzione del Suo progetto di vita e di bene per tutti. Chiama a vivere con Lui e con gli altri la comunione in funzione del bene dei fratelli (la missione).

Il Dio famiglia

Gesù per primo ha vissuto Comunione e Missione e chiede la stessa cosa a noi suoi discepoli. La famiglia da cui proviene, la Trinità, vive in se stessa una fortissima comunione di amore, di accoglienza, di dono, di scambio reciproco, di unità. Il nostro dunque è un Dio famiglia che non si barrica in un nido protetto e fortificato, ma si apre rischiando, e ben due su tre sono inviati in missione tra noi… rischiando grosso!

L’unica dignità battesimale

Gesù dunque vive e testimonia Comunione e Missione, di conseguenza è questo che chiede di vivere ai suoi discepoli. Ecco perché i due poli costitutivi della vita cristiana sono Comunione e Missione, ed ecco perché noi nasciamo dal battesimo discepoli permanentemente missionari.

In una Chiesa che sia realmente convinta di ciò spariscono binomi ancora oggi in uso e si fanno strada consapevolezze diverse.

Al binomio “clero-laici” si sostituisce quello “Mondo-Comunità cristiana”. Esiste un modo amato follemente da Dio in mezzo al quale vive la Chiesa dove, tutti insieme (secondo la propria vocazione), pari nell’unica dignità battesimale, siamo chiamati a testimoniare Comunione e Missione perché tutti abbiano vita, sostenendoci e completandoci a vicenda.

L’altro binomio che si reinterpreta è quello “sacro-profano”. Sacri non sono i riti o gli atti di religione che siamo abituati a compiere, ma sacra è tutta la vita orientata al Vangelo. Sacralità e profanità non sono concetti rigidi o statici, ma dipendono dal nostro modo di agire. Sacro è insomma tutto quello che ci fa accogliere l’Amore del Signore per riversarlo su tutti; profano è ciò che rema contro il dono di sé, l’accoglienza, la misericordia…

Le due gambe della missione

La missione a cui siamo chiamati come Chiesa e sogno di Dio nella storia corre su due gambe: l’Annuncio e la Solidarietà liberante.

L’Annuncio è il Regno di Dio che si fa conoscere. Una conoscenza diversa da una predica o da una morale preconfezionata, ma fatta di parole e gesti che indichino l’amore, la gioia, la liberazione, il perdono, la speranza, la possibilità che sempre Dio ci dà di ricominciare.
La Solidarietà liberante è la solidarietà che rende tutti protagonisti nel condividere. Essa si esprime in un vasto panorama di esperienze, nella risposta ai bisogni concreti, nella liberazione dal male interiore, nell’apertura ai grandi problemi locali e mondiali, nella scelta di stili di vita consapevoli, nella ricerca di capacità di ragionare per saper discernere menzogna e verità.

L’articolo originale lo trovi qui, Missio Prato.