Dopo l’ennesima tragedia in Centrafrica, dove il bilancio dei morti a Bangui è salito a 26, il cardinal Dieudonné Nzapalainga torna a far sentire la sua voce, sempre molto potente.

Questo articolo è stato pubblicato su: Popoli e Missione On Line. Qui vi proponiamo solo alcuni estratti.

«La priorità – ha detto Nzapalainga – è quella di lanciare un forte appello alla calma. Non rendiamoci schiavi dell’odio e della vendetta. Ma allo stesso tempo dovrà esser fatta giustizia ed avviata un’inchiesta per individuare i responsabili».

E ha aggiunto: «oggi, molti dei nostri concittadini sono in ospedale e soffrono. Il risultato è sotto i nostri occhi: morti, saccheggi e distruzioni», affliggono la Repubblica Centrafricana ancora scossa da un conflitto interno che non accenna a placarsi.

Il tentativo di disarmare i gruppi di opposizione ha anzi scatenato l’ennesima rappresaglia contro le chiese  e i missionari, che nonostante tutto rimangono nella zona di enclave come testimoni di un conflitto sanguinario.

Anche i missionari confermano che la religione nella guerra del Centrafrica non c’entra: «io non penso che si possa parlare di uno scontro religioso- ha detto padre Federico Trinchero, carmelitano, a diversi organi di stampa cattolici – ed è voluto da un gruppo determinato, con un disegno chiaro e stabilito, però non si può negare che ci siano spesso episodi da una parte e dell’altra».

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