Se il nostro interrogativo é ancora quello se la Missio ad gentes sia necessaria o meno, abbiamo sbagliato completamente strada, perché papa Francesco non smette di ricordarcelo: “la missione non è lo strumento, ma il punto di partenza e il fine“.

Ha detto proprio così ai rappresentanti della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, riuniti per interrogarsi e riflettere sul futuro della Missione, in un momento particolare come questo, dove molti hanno fatto propri “i valori evangelici dell’amore, della giustizia, della pace e della sobrietà” senza però riconoscerli nel massaggio di Gesù.

Diventare Missionari

Se vai in Africa non puoi fare a meno di parlare di Missione e dei Missionari con il cuore che ti si riempie di gioia, e anche Papa Francesco non è stato immune da questo sentimento. Non a caso, ritornato dal suo primo viaggio apostolico nel Continente, non ha fatto altro che ricordarci dell’importanza della Missione, in particolare della Missione ad gentes; lo ha fatto durante la consueta udienza del mercoledì, chiedendo appassionatamente ai giovani di non escludere “la possibilità di diventare missionari per portare l’amore, l’umanità, la fede in altri Paesi. Non per fare proselitismo: no. Quello lo fanno quanti cercano un’altra cosa. La fede si predica prima con la testimonianza e poi con la parola”. E lo ha fatto anche due giorni fa proprio con chi la Missione la fa di “mestiere”.

Missione andata e ritorno

La Missione è andata e ritorno e ce lo dicono non soltanto tutti i nostri missionari rientrati che, lì dove sono accolti, portano una nuova luce alla vita pastorale della diocesi, ma anche gli stessi Paesi c.d. di Missione che tanto stanno donando in termini di suore, preti, e anche qualche laico e laica, alle Chiese “bisognose” dei paesi di antica tradizione cristiana. “La cooperazione – continua il Papa – non è più soltanto lungo l’asse nord-sud. C’è anche un movimento inverso di restituzione del bene ricevuto dai primi missionari”. Tutto questo non può non interrogarci e la stessa Chiesa missionaria Toscana ci sta provando anche in collaborazione con le altre realtà pastorali coinvolte come Caritas e Migrantes. Il prossimo venerdì, 11 dicembre, la Commissione Missionaria Regionale si ritroverà a Prato, insieme al Vescovo delegato della CET e all’incaricato regionale di Migrantes, per confrontarsi su qual è il nostro ruolo nell’accoglienza e nel cammino di questi nuovi “missionari” che ormai popolano sempre di più le nostre Parrocchie.

La Missione trasforma

Il rischio è che le necessità del nostro territorio ci inducano a rinchiuderci “nei nostri recinti” dimenticandoci del fatto che la “missione è una forza capace di trasformare la Chiesa al proprio interno prima ancora che la vita dei popoli e delle culture” e che ogni Parrocchia deve fare proprio lo stile della missio ad gentes. Quindi qual è la risposta a questo rischio? Un piccolo suggerimento c’è lo ha dato il Papa, è proprio qualche giorno fa, qui nella nostra Regione: “in ogni comunità, in ogni parrocchia e istituzione, in ogni Diocesi e circoscrizione, in ogni regione, cercate di avviare, in modo sinodale, un approfondimento della Evangelii gaudium, per trarre da essa criteri pratici” (Discorso ai partecipanti al Convegno di Firenze). In quell’Esortazione Apostolica c’è scritto quanto é vitale “la Chiesa esca ad annunciare il Vangelo a tutti, in tutti i luoghi, in tutte le occasioni, senza indugio, senza repulsioni e senza paura”.