Di campagne elettorali nella mia vita ne ho vissute tante, ma quella per le elezioni del 4 marzo mi è sembrata orribile per i toni, per le offese, per le “fake news”, false notizie su cui è stata intessuta. Certe forze politiche hanno cercato di creare e alimentare la paura verso gli immigrati, i “negri” in particolare, sostenuti da certa stampa e da una parte della comunicazione informatica. Gli immigrati sono alle origini di tutti i nostri problemi, rimandiamoli via e aiutiamoli a casa loro: è la proposta avanzata ripetutamente da alcune forze politiche.

Certo che non possiamo risolvere l’epocale fenomeno dell’emigrazione dai paesi poveri ed in guerra accogliendo tutti gli abitanti nei nostri ricchi paesi. Ma quanti emigrati, anche irregolari, ci fanno comodo per lavori spesso al nero, in particolare nelle aziende agricole o nell’edilizia. Quanti immigrati ci fanno comodo come badanti per i nostri anziani disabili: nell’Occidente la vita aumenta sempre più come durata, spesso per l’accanimento terapeutico, e peggiora come salute e qualità. E nascono sempre meno bambini con un preoccupante invecchiamento della popolazione.

Lo sfondo su cui si svolge il dramma dell’emigrazione dai paesi poveri è estremamente complesso ma le cause sono quasi sempre state create, in tempi più o meno vicini, dai paesi dell’Occidente ricco e cristiano: pensiamo al colonialismo iniziato, in versione nuova, dal 1492 con la scoperta delle Americhe, continuato con la conquista di gran parte dell’Asia e dell’Africa da parte delle potenze Occidentali, Inghilterra, Francia, Spagna, Portogallo… alle quali, buon ultima, si è aggiunta l’Italia. Un atto di colonialismo scellerato è stata la divisione dello sconfitto impero Ottomano, alleato dell’impero austriaco e della Germania, con la Prima guerra mondiale, che ha creato stati artificiali alle origini di gran parte dell’attuale crisi nell’Africa mediterranea e nel Vicino e Medio Oriente. Il colonialismo continua in forme nuove ancora oggi: non più occupazione politica e militare, ogni tanto ritorna anche questa, ma attraverso la gestione delle risorse dei paesi poveri, petrolio, gas, diamanti, uranio, nichel…, e il sostegno a governi fantocci. Se ci pensiamo bene anche la ripresa del fondamentalismo islamico è stato alimentato dalle invasioni dell’Afganistan e dell’Iraq volute, per motivi strategici, dagli Stati Uniti: in Gran Bretagna l’ex primo ministro Tony Blair è stato anche condannato per aver partecipato all’invasione dell’Iraq, il cui dittatore Saddam Hussein era accusato di essersi dotato di armi di distruzione di massa, fake news inventata apposta per giustificare questa assurda guerra che ha creato enormi problemi. Precisi interessi occidentali non sono anche dietro le disastrose rivoluzioni della cosiddetta “Primavera araba” che hanno fatto cadere regimi dittatoriali di paesi dell’Africa mediterranea e che hanno prodotto, quasi sempre, guerre, spargimenti di sangue, nuovi regimi dittatoriali e gravi infiltrazioni dell’Isis? La gravissima guerra nella Siria è più complessa: ci sono anche gli interessi della Russia, della Turchia, dell’Iran, dell’Arabia Saudita…, gli storici scontri fra gli sciiti e i sunniti, però si inserisce nello stesso panorama.

Guerre, regimi dittatoriali, terrorismo sono alle origini del grave fenomeno dell’ondata migratoria, unita alla crescente desertificazione dell’Africa, e di tutte le fasce del pianeta sopra l’Equatore, creata dalla crisi ambientale causata dallo sviluppo economico dell’Occidente, pedissequamente seguito dalle nuove potenze emergenti come la Cina, l’India e il Brasile, che mette in pericolo la stessa sopravvivenza della Terra, casa comune di tutta l’umanità, come ripete papa Francesco nella sua enciclica “Laudato sii”.

Aiutiamoli a casa loro! Certo, prima di tutto non rovinandoli. Poi creiamo piani di nuovo futuro finanziando attività non inquinanti, legate alle ricchezze umane e naturali dei paesi poveri e stimolando la partecipazione e la crescita degli abitanti, come propone, non solo a parole, anche la Chiesa italiana. L’Italia finanzi queste iniziative, senza buttare soldi nella costruzione di nuovi campi di concentramento il Libia. Ma il nostro paese è uno degli ultimi nel finanziare questi piani di nuovo sviluppo.

Carlo Prezzolini
per Missio Pitigliano