«DIRITTI UMANI SGRETOLATI DA POPULISMI E ODIO»

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Nell’ambito della nostra rassegna sulle principali notizie delle Testate Missionarie, riprendiamo il testo dal sito nigrizia.it sui Diritti Umani, Sgretolati da Populismo e Odio.

Dopo aver monitorato 159 nazioni, Amnesty International denuncia i guasti della «politica dell’uomo forte» che produce chiusure verso i rifugiati e repressione. Non pochi stati africani, tra cui Sudan, Etiopia ed Egitto, si segnalano per il pugno di ferro contro ogni opposizione.

«Le odierne politiche di demonizzazione spacciano vergognosamente la pericolosa idea che alcune persone siano meno umane di altre, privando in questo modo interi gruppi di persone della loro umanità. Così si rischia di dare via libera ai lati più oscuri della natura umana». A lanciare l’allarme è Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International in occasione della presentazione del nuovo Rapporto dell’organizzazione sullo stato dei diritti umani nel mondo.

Il documento contiene una dettagliata analisi della situazione in 159 paesi e segnala che gli effetti della retorica del “noi contro loro” – che domina il discorso politico dall’Europa agli Stati Uniti e ad altre latitudini – stanno favorendo «un passo indietro nei confronti dei diritti umani» e rendendo «pericolosamente debole la risposta globale alle atrocità di massa».

Shetty ha sottolineato che «da Trump a Orbán, da Erdogan a Duterte, sempre più politici che si definiscono anti-sistema stanno brandendo un’agenda deleteria che perseguita, usa come capri espiatori e disumanizza interi gruppi di persone. Il linguaggio basato su demonizzazione, odio e paura, ha raggiunto livelli che non si vedevano dagli anni Trenta dello scorso secolo».

Il risultato, tradotto in politiche repressive, è sotto gli occhi di tutti: nel 2016 i governi hanno chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, approvato leggi che violano la libertà di espressione, incitato a uccidere persone per il solo fatto di essere accusate di usare droga, giustificato la tortura e la sorveglianza di massa ed esteso già massicci poteri di polizia.

Trump first

Cina, Egitto, Etiopia, India, Iran, Thailandia e Turchia hanno attuato repressioni di massa. Altri paesi hanno introdotto «invadenti misure di sicurezza, come il prolungato stato d’emergenza in Francia e la legge catastrofica e senza precedenti sulla sorveglianza di massa nel Regno Unito». Un altro aspetto di quella che Amnesty definisce la «politica dell’uomo forte» è stato l’aumento della retorica contro le donne, contrastata in Polonia da enormi proteste di piazza, e contro le persone Lgbti.

Se nel 2016 ben 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo, dall’inizio del nuovo anno negli Stati Uniti il presidente Trump ha «firmato decreti per impedire ai rifugiati di ottenere il reinsediamento negli Usa e per vietare l’ingresso nel paese a persone in fuga dalla persecuzione e dalla guerra, come nel caso della Siria». Oltreoceano, l’Australia «ha inflitto di proposito sofferenze inaudite ai rifugiati intrappolati a Nauru e sull’isola di Manus», mentre l’Unione europea ha firmato «un accordo illegale e irresponsabile con la Turchia per rimandare indietro i rifugiati» in un contesto insicuro.

«Anche gli Stati che un tempo sostenevano di difendere i diritti umani nel mondo, adesso sono troppo occupati a violarli al loro interno per pensare a chiamare gli altri a risponderne. Più paesi faranno un passo indietro rispetto agli impegni assunti sui diritti umani fondamentali, più ci sarà un effetto-domino che vedrà altri leader indebolire protezioni consolidate in materia di diritti umani».

Crimini di guerra

In conseguenza di questa deriva generale, e della mancanza di una volontà politica ad impegnarsi per affrontarla, il mondo assiste impotente ad una spirale di crisi e conflitti brutali: Siria, Yemen, Libia, Afghanistan, America centrale, Repubblica Centrafricana, Burundi, Iraq, Sud Sudan e Sudan. Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International documenta crimini di guerra in almeno 23 paesi.

«Un nuovo ordine mondiale in cui i diritti umani sono dipinti come un ostacolo agli interessi nazionali rende pericolosamente bassa la capacità di reagire ad atrocità di massa e lascia aperta la porta a violenze che ricordano i periodi più oscuri della storia umana», si legge ancora nel rapporto.

«La comunità internazionale ha già risposto con un assordante silenzio alle innumerevoli atrocità del 2016: dall’orrore di Aleppo in Siria alle migliaia di persone uccise dalla polizia delle Filippine in nome della “guerra alla droga” fino all’uso delle armi chimiche e all’incendio di centinaia di villaggi nel Darfur, in Sudan. La grande domanda del 2017 è: quanto dovranno proseguire queste atrocità prima che il mondo faccia qualcosa?», ha chiesto Shetty.

Darfur

In Africa, il 2016 è stato contrassegnato dalla contestazione delle elezioni in vari Stati e da un aumento della repressione. In molti paesi, come Burundi, Ciad, Congo, Costa d’Avorio, Rd Congo, Gabon, Gambia, Somalia e Uganda, leader d’opposizione e voci critiche sono stati duramente attaccati. Nonostante sancisse l’Anno dei diritti umani dell’Unione Africana, tre dei suoi Stati membri (Burundi, Sudafrica, Gambia) hanno annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Corte penale internazionale, minacciando la possibilità di garantire l’accertamento delle responsabilità per i crimini di diritto internazionale. In seguito il Gambia ha fatto retromarcia e il Sudafrica è stato fermato dalla magistratura. Nel frattempo, il presidente del Sudan, Omar el-Bashir, si spostava liberamente e impunemente nel continente, mentre il suo governo utilizzava armi chimiche contro la sua stessa popolazione nel Darfur.

Intanto, in Etiopia, in risposta alle proteste per lo più pacifiche contro l’ingiusta espropriazione della terra nella regione di Oromia, le forze di sicurezza hanno ucciso diverse centinaia di manifestanti e le autorità hanno arrestato arbitrariamente migliaia di persone. Il governo etiope ha usato il suo proclama antiterrorismo per portare avanti l’ampio giro di vite sugli attivisti per i diritti umani, i giornalisti e i membri dell’opposizione politica. In tutto il Medio Oriente e l’Africa del Nord, la repressione del dissenso è stata endemica. In Egitto, le forze di sicurezza hanno arrestato arbitrariamente e torturato presunti sostenitori dell’organizzazione, messa al bando, dei Fratelli Musulmani, così come persone critiche od oppositori del governo.

Amnesty International Italia ha anche reso noto il testo di una lettera indirizzata al ministro della Giustizia Andrea Orlando, a proposito della perdurante inesistenza del reato di tortura nel codice penale. Il governo italiano – si legge nella missiva – «deve assumere un’iniziativa forte, finalizzata a introdurre davvero il reato di tortura con una definizione accettabile, e presentare a tal fine un emendamento al testo in discussione, e poi seguirne l’iter, promuovendo una rapida approvazione nell’attuale legislatura».

 

Copyright: nigrizia.it

Credits Foto: nigrizia.it

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