Siamo nel pieno della Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani. Abbiamo chiesto alle Sorelle della Fraternità Marana-thà, di Piombino, di commentare per noi il senso di questa settimana. 

Dal 18 al 25 gennaio i cristiani di tutto il mondo celebrano la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Il testo di riferimento quest’anno è 1Pietro 2,9 che invita tutti i cristiani a sentirsi «chiamati a proclamare le grandi opere del Signore»: una chiamata, dunque, ad unire le voci di tradizioni, abitudini e lingue diverse, per formare un unico “coro” e un unico ritmo di preghiera, al fine di chiedere “il dono di Dio”. Questo dono è la volontà e la grazia di continuare a camminare verso la pienezza dell’unità, ripartendo dal Battesimo e dalla Parola di Dio.

Perché cercare l’unità tra cristiani di chiese diverse?

Perché vogliamo ascoltare e mettere in pratica la parola di Gesù: «Tutti siano una sola cosa; come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi, perché il mondo creda che tu mi hai mandato» (Gv 17,21). Il cristiano che non cerca di vivere e accrescere la comunione con le altre chiese nel rispetto delle diversità, non è credibile nel suo aprirsi ad altre religioni e all’umanità intera.

Come può una chiesa divisa in se stessa aprire un dialogo credibile?

Il nostro essere cristiani si fonda sulla nostra capacità, sull’esempio di Gesù, di cercare giorno dopo giorno la comunione e di aprirci alla missione, testimoniando l’amore di Gesù per tutti gli uomini e le donne di ogni etnia, lingua, popolo e nazione. Questo deve fare di noi delle persone capaci di vivere una comunione articolata e non delle piccole unità granitiche che forzatamente finiscono per contrapporsi le une alle altre, alimentando pretese verità che non appartengono all’evangelo. Non è un caso che i primi passi verso l’ecumenismo siano stati posti in terra di missione. Cercare infatti la comunione più profonda non restringe l’universalità, ma la allarga. E cercare l’universalità non indebolisce la profondità e la chiarezza della comunione, ma ne mostra la forza di attrazione. Per questo la nostra preghiera comune in questa settimana intende essere memoria di un impegno che vogliamo portare avanti tutto l’anno, perché i nostri pensieri, gesti e decisioni siano orientati ad infrangere ogni indifferenza, ogni diffidenza, ogni arroganza, resistenza o negazione per uscire verso le altre chiese con interesse, fiducia, umiltà, mitezza e riconoscenza del dono che l’altro è per noi e per l’umanità intera. Dalla nostra capacità di comunione ogni “altro” che incontriamo riconoscerà di chi siamo veramente discepoli e discepole!